"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

venerdì 29 ottobre 2010

Dio: una grande domanda e una ancor più grande presenza

Inizio con una domanda: la gente oggi crede ancora o non crede più in Dio? La risposta prevalente tra i sociologi della religione qualche decennio fa era che molta gente ci crede ancora ma la fede in Dio sta diminuendo ed è difficilmente compatibile con lo sviluppo moderno della cultura e della società, almeno in Occidente. Perciò la fede in Dio sarebbe destinata praticamente a scomparire, o a sopravvivere in qualche gruppo che si isoli in se stesso e rifiuti la modernità. Grosso modo, era questa la tesi della «secolarizzazione» come esito fatale della modernità.

Oggi questa tesi è molto contestata e per lo più abbandonata, di fronte al fatto evidente della ripresa delle grandi religioni – in particolare della loro nuova rilevanza sulla scena pubblica – e anche del rinnovato vigore del senso e della ricerca religiosa tra la gente in Occidente. Ma come stanno realmente le cose? Per rispondere faccio riferimento soprattutto all’opera imponente del filosofo, storico e sociologo canadese Charles Taylor L’età secolare. Egli nega che esista un rapporto automatico tra modernità e perdita o diminuzione della fede in Dio. Ciò può essere vero per alcuni Paesi, come ad esempio quelli del Nord-Europa, ma non per tutti: ad esempio non è vero per gli Stati Uniti. La netta distinzione tra politica e religione, come anche tra la religione e le altre dimensioni dell’esistenza (economiche, scientifiche, artistiche, ricreative…), è ormai una caratteristica comune delle attuali società democratiche, che può restringere la presenza di Dio nella nostra esperienza di vita ma non contrasta necessariamente con la fede in lui. Il cambiamento decisivo avvenuto in questo campo può invece riassumersi così: dalla metà dell’800, quindi ormai da più di 150 anni, siamo passati da una società nella quale era «virtualmente impossibile non credere in Dio, ad una in cui, anche per il credente più devoto, credere in Dio è solo una possibilità umana tra le altre». Il vero nucleo della secolarizzazione, secondo Taylor, sta proprio qui: nel considerare la fede in Dio come un’opzione tra le altre.

Personalmente mi ritrovo in questa analisi e anche nelle indicazioni di massima che Taylor ricava da essa. Secondo lui si è affermata in Occidente, non solo tra le persone di cultura ma ormai anche tra la gente comune, la convinzione di un «fiorire dell’uomo», cioè di un ideale di pienezza della vita, che sarebbe possibile senza Dio. È questa oggi per la fede la sfida decisiva, una sfida chiaramente non solo intellettuale ma spirituale, morale, esistenziale, alla quale non si può rispondere limitandosi a criticare la sensibilità attuale e a mettere in evidenza i suoi indubbi limiti, ma piuttosto attingendo alla ricchezza della proposta cristiana su Dio e sull’uomo per offrire a questa sensibilità una possibilità di realizzazione ben più piena e ben più grande. Alla base sta la certezza, confermata anche dagli sviluppi attuali della storia, che il rapporto dell’uomo con la religione e con Dio è tanto profondo che, quando cambiano anche radicalmente i contesti sociali e culturali, la domanda religiosa non si estingue, ma si ricompone in forme più adatte alla nuova situazione.

All’interno di questo quadro vorrei precisare, in modo un po’ più organico, l’atteggiamento con il quale va posta la questione di Dio. Anzitutto dobbiamo rinunciare alla pretesa di un approccio "neutrale", puramente oggettivo o scientifico. La questione di Dio, infatti, coinvolge inevitabilmente la persona, il soggetto che la pone, poiché ha a che fare con il senso e la direzione della nostra vita e con il modo in cui interpretiamo noi stessi e tutta la realtà. Non è esagerato, dunque, affermare che «con Dio o senza Dio cambia tutto». Inoltre, la stessa impossibilità di un approccio neutrale alla questione di Dio non costituisce soltanto un nostro limite. Al contrario, racchiude un significato fortemente positivo, che consiste proprio nel totale coinvolgimento di noi stessi, della nostra esperienza di vita, della libertà e degli affetti, insieme all’intelligenza e alle sue capacità critiche. È vera specialmente a questo riguardo la parola di sant’Agostino: «Si conosce veramente solo ciò che si ama veramente». Specialmente quando si tratta di Dio è sbagliato unque rinchiudersi in una prospettiva razionalistica. (...)

Termino riprendendo il suggerimento di Charles Taylor che ci invita a mettere l’apertura a Dio in collegamento con il «fiorire dell’uomo». Esiste un profondo parallelismo tra l’approccio a Dio e l’approccio a noi stessi, in quanto soggetti intelligenti e liberi. In entrambi i casi siamo sottoposti, nel nostro tempo, alla pressione di un forte e pervasivo scientismo e naturalismo materialistico, che vorrebbero dichiarare Dio inesistente, o quanto meno razionalmente non conoscibile, e ridurre l’uomo a un oggetto della natura tra gli altri. Oggi, come forse mai in precedenza, appare chiaro dunque che l’affermazione dell’uomo come soggetto e l’affermazione di Dio stanno in piedi insieme o cadono insieme. Ciò del resto è profondamente logico: da una parte infatti è ben difficile fondare un vero e irriducibile emergere dell’uomo rispetto al resto della natura se la natura stessa è l’unica realtà; dall’altra parte è ugualmente difficile lasciare aperta una via che conduca razionalmente al Dio personale, intelligente e libero – in modo vero anche se superiore ad ogni concetto della nostra mente – se non si riconosce anzitutto al soggetto umano questo irriducibile carattere personale.

Poniamoci ora da un punto di vista più storico ed esistenziale. La "svolta antropologica" attraverso la quale, nell’epoca moderna, l’uomo, il soggetto umano, si è posto al centro della realtà, si è sviluppata storicamente come "emancipazione", anzitutto nei confronti di Dio. Attualmente però, al fine di potersi reggere e proseguire nella storia, la svolta verso il soggetto ha bisogno di Dio. Questo emerge proprio dalla critica che la "postmodernità" ha condotto nei confronti della modernità e della sua pretesa di autosufficienza del soggetto umano. Emblematica è, a questo riguardo, l’affermazione con cui Jean-Paul Sartre conclude il suo libro L’essere e il nulla: «L’uomo è una passione inutile». In effetti, se Dio non esiste e quindi l’uomo – ogni singola persona e l’intero genere umano – è solo nell’universo, viene semplicemente dalla natura e alla natura ritorna (una natura che non sa niente di lui e non si cura di lui), è difficile pensare che sia possibile per noi soddisfare in qualche modo quell’«anelito di pienezza» che è inserito nel nostro essere ed è quindi presente in ciascuno di noi.
 
Camillo Ruini

giovedì 28 ottobre 2010

Ecco la sfida educativa! La Chiesa italiana si mette in marcia

L’educazione è “un’arte delicata e sublime” e oggi rappresenta “una sfida culturale e un segno dei tempi”: lo scrive il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella presentazione del testo degli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 reso noto oggi, che ha per titolo “Educare alla vita buona del Vangelo".

 Nell’educazione – prosegue il cardinale – “noi Vescovi riconosciamo una sfida culturale e un segno dei tempi, ma prima ancora una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, scoprendo la forza trasformante del suo amore e della sua verità”. Il documento propone “una approfondita verifica dell’azione educativa della Chiesa in Italia”, in vista di “promuovere con rinnovato slancio questo servizio al bene della società”. 
La Chiesa si dedica alla “cura del bene delle persone nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente” – prosegue l’introduzione - per “educare al gusto dell’autentica bellezza della vita”, formando ad un tempo “intelligenza, volontà e capacità di amare”. Le comunità cristiane sul territorio nazionale si dovranno interrogare sul loro “agire” in quanto Chiesa che educa, confidenti “nel tesoro che il Signore ha posto nelle nostre mani”. 

Il momento attuale è segnato da “profonde trasformazioni”, dice il primo capitolo degli Orientamenti dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020. Si avverte l’esigenza di “riferimenti affidabili”, mentre la cultura contemporanea sembra favorire “il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo”. 
In quella che ormai è definita “emergenza educativa” – come ha affermato a più riprese il Papa – la “formazione dell’identità personale” è sempre più difficile. “In un contesto plurale”, segnato da culture ed esperienze religiose diverse, si diffonde la pretesa di una educazione che vorrebbe essere “neutrale”, unita ad un diffuso “scetticismo e relativismo”. 
Gli Orientamenti denunciano così che la trasmissione dei grandi valori educativi da una generazione all’altra appare sempre più difficile. “A soffrirne di più è la famiglia”, dice il testo, mentre come conseguenza si registra la “separazione tra le dimensioni costitutive della persona” (razionalità, affettività, corporeità e spiritualità)”. 
Ecco quindi che “armonizzare queste componenti”, favorire uno “sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo” diviene un compito educativo molto difficile, più che in passato. 

Il testo degli Orientamenti pastorali sottolinea che, nell’attuale contesto pluralistico, la Chiesa avverte l’urgenza di interrogarsi sul “come” attua la propria vocazione educativa. Viene quindi proposta una verifica delle varie “dimensioni” dell’agire ecclesiale: quelle missionaria, ecumenica e dialogica, caritativa e sociale, fino a quella escatologica. La risposta a tutte le domande dell’uomo contemporaneo – prosegue il testo - viene da “Gesù, maestro di verità e di vita”. Tra i diversi protagonisti dell’educazione, anzitutto è la famiglia che deve educare a questo incontro col Cristo, oltre che con tutti gli uomini: in questo consiste soprattutto “la crescita piena del figlio”, perché sia “orientato nel mondo” e dotato di “un orizzonte di senso”. 
 Gli adulti, quindi, e i genitori tra di loro, sono i primi “educatori”, ai quali è chiesta “autorevolezza”, “credibilità”, coerenza di vita. Gli Orientamenti riconoscono poi che gruppi parrocchiali, associazioni, movimenti, volontariato, esperienze di servizio in ambito sociale e in missione possono parimenti svolgere un importante ruolo formativo dei giovani, verso i quali occorre sempre “guardare con speranza”. 
Così hanno fatto, del resto, i “grandi santi educatori” di cui è piena la storia della Chiesa e che nel documento sono ricordati in diverse pagine. 

Il capitolo quarto degli Orientamenti pastorali è dedicato alla “Chiesa, comunità educante”, con i suoi strumenti: catechesi, sacramenti, liturgia, impegno di carità, qualificati come elementi di “un poteziale educativo straordinario”. 
Grazie a questi strumenti si va formando la “coscienza credente”, che verrà corroborata – col crescere dell’età – da cammini specifici quali la scelta vocazionale, il matrimonio, la vita consacrata, il presbiterato, l’adesione ad associazioni e movimenti. Scuola e università – prosegue il documento - giocano un loro ruolo altrettanto rilevante nell’educazione: offrono gli strumenti per una “coscienza critica” che è alla base di una partecipazione convinta alla vita sociale. 
Tra i fattori educativi odierni gli Orientamenti citano poi “la cultura digitale”, vale a dire la rete internet, che “moltiplica a dismisura la rete dei contatti”. E’ un campo, quest’ultimo, che esige un particolare impegno della comunità cristiana, si sottolinea nel documento. L’ultimo capitolo offre “indicazioni per la progettazione pastorale” , indicando anche “percorsi di vita buona” per la “costruzione dell’identità personale” a partire dai più piccoli. 
Il documento esorta infine a “promuovere nuove figure educative”, specie di fronte alle novità costituite da immigrazione, devianza, rotture familiari, carcere, nuove povertà.

Il testo completo del documento

mercoledì 27 ottobre 2010

A Reggio dieci anni di marce per la Pace. Appuntamento per il I novembre

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento del Primo Novembre con la Marcia della Pace Armo – Aretina, iniziativa organizzata dalla Parrocchia Maria SS. Assunta di Armo, dalla Cooperativa Agricola Comunità Sant’Arsenio e dall’associazione Attendiamoci Onlus di Reggio Calabria.

“Giovani in cammino per una santità possibile”: è questo il tema ribadito ormai da dieci anni dagli organizzatori che attraversano strade macchiate in passato dal sangue di tante vittime di mafia, un percorso che oggi viene calcato da giovani che, con la propria passione e la propria attività sociale, vogliono creare occasioni di riscatto per il territorio reggino.

E proprio nel decennale dell’istituzione della Marcia della Pace, il tema che accompagnerà i giovani pellegrini durante il prossimo Primo Novembre sarà “Lavoro e Festa: siate uomini responsabili!”.

L’appuntamento sarà alle ore 08:30 presso la Cooperativa Comunità Sant’Arsenio, nei pressi della grotta di Sifurio di Armo, dove si svolgeranno le lodi. Successivamente si partirà in direzione di Aretina, con breve sosta per un momento di riflessione al Giardino degli Ulivi in località Sant’Andrea.

Alle ore 11:30 ad Aretina sarà celebrata la Messa della Solennità di Tutti i Santi e a seguire ci sarà il pranzo a sacco.
Alle ore 15 si terrà il convegno dal titolo “Lavoro e Festa” in cui sarà analizzata la situazione del mercato del lavoro nella provincia di Reggio Calabria e saranno presentate due testimonianze, una da parte di imprenditori che, a fronte della grave crisi economica e della carenza di lavoro, sono stati capaci di “inventare” lavoro nel territorio reggino e addirittura di esportarlo all’estero, e l’altra testimonianza riguarderà un professore precario della scuola che, nonostante il sentirsi sospeso di anno in anno in attesa della fatidica chiamata di settembre, ha deciso di costruire una famiglia, consapevole di convivere con la precarietà professionale ma allo stesso tempo appassionato e innamorato del lavoro di alto profilo educativo che quotidianamente svolge.

In occasione del decennale della Marcia della Pace sarà proiettato un video che in breve racconterà dieci anni di condivisione, di cammino insieme, di crescita di questa iniziativa, in linea con lo sviluppo degli enti che lo organizzano.

Al termine della conferenza, i pellegrini ripartiranno verso Armo, attraverso un percorso illuminato dalle torce, che si concluderà presso la Chiesa parrocchiale della piccola frazione di Reggio Calabria

lunedì 25 ottobre 2010

A Catania la "Locanda del Samaritano", un tetto per chi ha perso tutto

Da ieri a Catania esiste un luogo dove approdare se la vita ti ha tolto tutto, anche un tetto sotto cui vivere, anche un lavoro per mantenere te stesso e i tuoi cari.

È la "Locanda del Samaritano" approntata e gestita dalla Caritas con il sostegno di tutte le persone di buona volontà.

Quaranta posti per accogliere, per non più di tre mesi, donne, uomini e interi nuclei familiari insieme a volontari e sacerdoti. Un luogo da cui ripartire.

Sono tante i volti e le storie che approdano alla Caritas, uomini e donne che chiedono aiuto in momenti di particolare disagio. Storie che spesso si assomigliano e che parlano della difficoltà di vivere, degli effetti della crisi economica che attraversiamo, dell'incapacità e della non volontà della politica di rimuovere le cause che creano bisogno e dipendenza, della mancanza di servizi e di una gestione della cosa pubblica orientata soprattutto ai bisogni degli utenti piuttosto che a distribuire prebende e opportunità clientelari agli «amici».

Storie che si somigliano, che raccontano di uno sfratto, della perdita del posto di lavoro, della famiglia che si spacca e che costringe i più deboli a vivere in strada. Storie che hanno bisogno e diritto di essere ascoltate, così come le donne e gli uomini che le incarnano hanno bisogno e urgenza di trovare una via di uscita, di essere aiutati a farlo.

Tra i primi ospiti, e sono storie come tante altre, una famiglia catanese: il padre con un lavoro precario di venditore ambulante, la madre casalinga e tre figli una dei quali affetta da una grave malattia invalidante. Tante le spese e tanti i debiti, tanti da non riuscire più a farvi fronte con una sola entrata e per giunta saltuaria.
Così, a un certo punto, prevedibile e temuto, arriva lo sfratto, ed anche quel barlume di normalità scompare. Una famiglia sul lastrico, nel senso letterale del termine. Una famiglia in preda alla disperazione.

Per loro si aprono le porte della «Locanda del Samaritano», qui troveranno il calore di una famiglia diversa, più grande, per il tempo che sarà necessario per ritrovare la serenità indispensabile per ripartire.

Altra storia, altra faccia, quella di Mario, un uomo solo, di circa 60 anni. Mario ha sempre lavorato come manovale, ma a causa di vari problemi anche familiari, ha perso il lavoro ed è finito al dormitorio della Caritas, dove vive da circa due anni. Alla sua età è troppo giovane per la pensione sociale, ma è considerato troppo vecchio per rientrare mercato del lavoro. Quale destino per Mario e per tanti che, come lui, si trovano senza il sostegno della famiglia, senza reddito e senza la possibilità di mantenersi lavorando?

La «Locanda del Samaritano» è anche per loro. Un luogo che accoglie chi viene dimenticato da tutti, chi non ce la fa a reggere i modi e i criteri imposti da un sistema sociale che non mette al primo posto l'obiettivo di dare risposte adeguate alle reali esigenze umane.
La «locanda» ricorda, con le parole dell'arcivescovo Gristina, che «è essenziale che al centro di qualsiasi azione, anche delle azioni di governo locali e nazionali ci sia sempre la persona umana».

venerdì 22 ottobre 2010

"Non diventerà mai niente di buono". Oggi è la Susan Boyle che canta per Benedetto XVI

Se sua mamma non avesse giudicato «impensabile» il mettere fine alla sua nona gravidanza, oggi non avremmo il piacere di ascoltare una delle voci più splendide del panorama musicale internazionale. I Dreamed I Dream, il brano tratto dal musical Les Misérables ispirato al romanzo di Victor Hugo, non l’avrebbe resa celebre, nell’aprile 2009, se l’opinione dei dottori che avevano in carico sua madre avesse surclassato il desiderio materno di mettere al mondo un’altra figlia. 

Susan Boyle, la 49enne inglese, nuova star della musica pop internazionale, ha rivelato in una recente biografia che il personale medico aveva suggerito a sua madre di non farla nascere e di ricorrere all’aborto. Motivo: la gravidanza era a rischio.

Ma Bridget Boyle, immigrata irlandese a Blackburn, paesino nel West Lothi, a quel tempo già mamma di 8 figli, rifiutò categoricamente tale possibilità «perché era una cattolica devota». E così diede alla luce Susan la quale, al momento del parto, soffrì di asfissia perinatale, malanno che causò alla bambina un leggero danno celebrale.  Ma ciononostante, dopo una vita passata a subire scherni e derisioni (non ultima, quella dello show della presentatrice Usa Oprah Winfrey), la bimba che non doveva nascere è diventata una delle più grandi cantanti di oggi: perfino l’attrice Demi Moore è una sua fan sfegatata ed è entrata nel Guinnes dei primati per la sua rapidissima celebrità. 
 
SuBo, come l’hanno ribattezza i media inglesi, ha rivelato tutto questo nella sua autobiografia The Woman I Was Born To Be, appena pubblicata in Inghilterra (Bantam, 328 pp, £ 18.99), pochi giorni dopo la performance dell’artista davanti a Benedetto XVI a Londra.

Nel libro la cantante rivela che, al momento della sua nascita, i medici non salutarono la nuova arrivata con il tradizionale «Congratulazioni, una bellissima bambina!» rivolto alla madre, bensì in tutt’altra maniera: «I dottori mi guardarono in modo sprezzante, dal momento che sospettavano avessi avuto danni celebrali a causa di una mancata ossigenazione del cervello. Così dissero a mia madre: “Doveva darci ascolto. Adesso dovrà acccettare il fatto che Susan non diventerà mai niente di buono”».

Mai profezia fu meno azzeccata visto che Susan è una star da 9 milioni di dischi venduti in sole 6 settimane. Ma lei non porta rancore. «Sono sicura che i dottori avessero le loro migliori intenzioni ma penso che non dovessero dire quelle cose dal momento che nessuno può prevedere il futuro. Quello che i medici non sapevano è che io sono una sorta di combattente e che durante tutta la mia vita ho cercato di dimostrare loro che avevano torto».

E alla Bbc, qualche mese fa, Susan Boyle, di cui è conosciuta la profonda fede cattolica, spiegava: «La mia storia dimostra che non si deve guardare all’apparenza, ma bisogna considerare la persona nella sua interezza emotiva, fisica, mentale e spirituale. Spero che dicendo questo io riesca a dimostrare che i sogni non sono impossibili». 
 
Proprio nei mesi scorsi un altro cantante molto noto, Andrea Bocelli, aveva raccontato che a sua madre i medici avevano suggerito di abortire perché il bambino che portava in grembo avrebbe subito delle menomazioni a causa di un attacco di appendicite da lei subito. Sebbene completamente cieco, Bocelli è diventata una star della canzone pop e della lirica.
 
Lorenzo Fazzini

giovedì 21 ottobre 2010

Un preghiera comune all'unisono... per stupire il Padre

Cari fratelli e sorelle,
mi chiamo Anna e appartengo All’Ordine Francescano Secolare. Come voi sono in apprensione per le vicende che riguardano la nostra Madre Chiesa e a tal proposito ho deciso di aderire all’invito del Santo Padre a fare penitenza e a tornare alla preghiera strumento da sempre efficace per coinvolgere misericordiosamente le “Sfere Celesti” in nostro favore.
 
Non so voi, ma quando sono in preghiera oltre al cuore, la mia immaginazione mi porta a pensare al Padre che ascolta il bisbiglio delle nostre invocazioni. E’ allora che mi è venuto alla mente il proverbio “l’unione fa la forza”. Mi sono ricordata che Dio nell’Antico Testamento parlava all’uomo attraverso il vento, a volte come brezza leggera o come vento impetuoso. Mi sono detta: “perché non stupirlo!” Anche noi, suoi  figli, possiamo comunicare allo stesso modo, è certo che le nostre debolezze non cesseranno ma potremmo farlo ricredere sul nostro amore. 

Bene, ho pensato ad una preghiera comune che arrivi ai suoi orecchi pronunciata all’unisono dai suoi figli come un vento impetuoso in uno spazio tempo per tutti uguale. Immaginate se riuscissimo a farlo,se tutto il suo popolo in ogni latitudine e longitudine gridasse il Credo, e questo vortice d’amore arrivasse al cielo. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe, se questo tuono di voci stupisse Angeli Arcangeli Troni e Dominazioni Santi e Beati anime benedette ed anche gli inferi . Il Padre sarà costretto a spiegare che in quel fragore ci sono i suoi figli terreni che finalmente si sono abbandonati al suo amore e  sorridendo ci concederà un pò di pace.

Tutte le domeniche a mezzogiorno uniti al Santo Padre nella preghiera dell’Angelus, proclamiamo la nostra fede recitando il Credo che di lato vi riporto.

Credo in Dio Padre onnipotente
Creatore del cielo e della terra,
e in Gesù Cristo, suo unico figlio, nostro Signore,
il quale fu’concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì’ sotto Ponzio Pilato
fu’ crocifisso, mori e fu’ sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente,
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la Santa Chiesa cattolica , la comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne ,la vita eterna, Amen.

Cari fratelli e sorelle, questo scritto lo manderò a tutto l’Ordine Francescano del mondo, alle diocesi dei continenti,  a tutti gli uomini di buona volontà.

Se questa iniziativa vi piace, fatela conoscere anche voi.
Questa dovrà essere la voce della Chiesa al suo Signore. Pace e bene a tutti.

mercoledì 20 ottobre 2010

Un nuovo sito dedicato ai giovani... dai Vescovi dell'India

Un portale multimediale interamente dedicato ai giovani. Si tratta del nuovo sito www.youthactiv8.org lanciato domenica scorsa dalla Conferenza episcopale indiana (Cbci). 

Il portale è stato inaugurato dal nunzio apostolico in India mons. Salvatore Pennacchio durante la cerimonia conclusiva dell’VIII Convegno nazionale della gioventù indiana che si è chiusa il 17 ottobre a Shillong, nello Stato di Meghalaya, dopo sette giorni di lavori. 

Oltre a notizie sulla Chiesa, youthactive8 offre diversi link, tra cui quelli a social network come Facebook, ed è dotato di applicazioni per dispositivi mobili dotati di connessione ad Internet. Il progetto è stato realizzato dal Movimento dei giovani cattolici indiani coordinato dall’Ufficio per la pastorale giovanile della Cbci in collaborazione con l’agenzia cattolica asiatica Ucanews. 

“Il sito è per voi ed è il vostro sito” ha detto ai 60mila giovani presenti alla cerimonia inaugurale il direttore dell’agenzia padre Micheal Kelly. 
“La tecnologia è stata messa al servizio degli obiettivi della Chiesa: quello di comunicare un messaggio e quello di arricchire i rapporti umani”, perché “la Chiesa è una comunità e la condivisione è alla base di ogni comunità”, ha aggiunto il sacerdote gesuita evidenziando il carattere innovativo dell’iniziativa non solo per la Chiesa indiana. 

Un aspetto sottolineato anche dal coordinatore del progetto Rakesh Singh del Movimento dei giovani cattolici indiani, che ha parlato di un “grande passo avanti” per la Chiesa in India, uno dei Paesi più avanzati nel campo informatico. 

La realizzazione del portale youthactive8 si inserisce nell’ambito delle priorità pastorali fissate dai vescovi indiani che proprio ai giovani come speranza per l’India avevano dedicato la loro ultima riunione biennale lo scorso febbraio .

martedì 19 ottobre 2010

La crescita costante di tutte le realtà cattoliche del mondo


Popolazione mondiale 
Al 31 dicembre 2008 la popolazione mondiale era pari a 6.698.353.000 persone, con un aumento di 81.256.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda anche quest’anno tutti i continenti: Africa (+ 29.674.000); America (+ 5.687.000); Asia (+ 42.914.000); Oceania (+ 670.000); Europa (+ 2.311.000).

Cattolici
Alla stessa data il numero dei cattolici era pari a 1.165.714.000 unità con un aumento complessivo di 19.058.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento interessa tutti i continenti: Africa (+ 8.025.000); America (+ 7.579.000); Asia (+ 3.152.000); Europa (+ 193.000); Oceania (+ 109.000).
La percentuale dei cattolici è cresciuta globalmente dello 0,07%, attestandosi al 17,40%. Riguardo ai continenti, si sono registrati aumenti in Africa (+ 0,29); America (+ 0,44); Asia (+ 0,05), mentre in diminuzione sono Europa (- 0,1) e Oceania (- 0,2).

Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie
Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 9 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a 2.945, con nuove circoscrizioni create in Africa (+ 2), America (+ 4), Asia (+ 1), Europa (+ 2). Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 1.665 (649 in più rispetto all’anno precedente) e registrano aumenti in tutti i continenti ad eccezione dell’Oceania (- 1). Le stazioni missionarie senza sacerdote residente sono aumentate complessivamente di 847 unità, raggiungendo così il numero di 125.489. Gli aumenti  interessano Africa (+ 747), Asia (+ 539), Europa (+ 45), mentre diminuiscono in America (- 463) ed Oceania (- 21).

VescoviIl numero dei Vescovi nel mondo è aumentato di 56 unità, raggiungendo il numero di 5.002. L’incremento interessa tutti i continenti ad eccezione dell’Oceania (- 4). Complessivamente aumentano anche quest’anno i Vescovi diocesani mentre una lievissima flessione segnano i religiosi.
I Vescovi diocesani sono 3.786 (57 in più rispetto all’anno precedente) mentre i Vescovi religiosi sono 1.216 (1 in meno). L’aumento dei Vescovi diocesani interessa Africa (+ 14), America (+ 32), Asia (+ 8), Europa (+ 7), mentre l’unica diminuzione è in Oceania (- 4). Per i Vescovi religiosi l’unico aumento si registra in Europa (+ 4), mentre in flessione sono Africa (- 2) e America (- 3), senza variazioni Asia ed Oceania.

Sacerdoti
Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 1.142 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 409.166. A segnare una diminuzione è ancora l’Europa (- 1.664), mentre gli aumenti sono in Africa (+ 953), America (+ 659), Asia (+ 1.120) e Oceania (+ 74).
I sacerdoti diocesani nel mondo sono aumentati globalmente di 1.576 unità, raggiungendo il numero di 274.007, con aumenti in Africa (+ 821), America (+ 811), Asia (+ 746) e Oceania (+ 67) e ancora una diminuzione in Europa (- 869).
I sacerdoti religiosi sono diminuiti di 434 unità e complessivamente sono 135.159. A segnalare un aumento, seguendo la tendenza degli ultimi anni, sono l’Africa (+ 132) e l’Asia (+ 374), cui si unisce l’Oceania (+ 7), mentre le diminuzioni interessano America (- 152) ed Europa (- 795).

Diaconi permanenti
I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 1.261 unità, raggiungendo il numero di 37.203. L’aumento più consistente si conferma ancora una volta in America (+ 774) e in Europa (+ 481), seguite da Africa (+ 9) ed Oceania (+ 17), unica diminuzione in Asia (- 20). I diaconi permanenti diocesani sono nel mondo 36.539, con un aumento complessivo di 1.242 unità. Crescono in tutti i continenti ad eccezione dell’Asia (- 3): Africa (+ 5), America (+ 749), Europa (+ 474) e Oceania (+ 17). I diaconi permanenti religiosi sono 664, aumentati di 19 unità rispetto all’anno precedente, con aumenti in Africa (+ 4), America (+ 25) ed Europa (+ 7), diminuzioni in Asia (- 17) e nessuna variazione in Oceania.

Religiosi e religiose
I religiosi non sacerdoti sono diminuiti globalmente di 315 unità arrivando al numero di 54.641. Aumenti si registrano in Africa (+ 95), America (+ 232) ed Asia (+ 69), mentre diminuiscono Oceania (- 115) ed Europa (- 596). La diminuzione globale delle religiose (– 7.746) che sono complessivamente 739.068 è così ripartita: si confermano anche quest’anno gli aumenti in Africa (+ 1.845) e Asia (+ 2.170), diminuzioni in America (– 3.452), Europa (- 8.167) e Oceania (– 142).

Istituti secolari
I membri degli Istituti secolari maschili sono complessivamente 743 con un aumento globale di 78 unità. A livello continentale si registra una situazione opposta a quella dell’anno precedente, quando solo l’Europa era in crescita, mentre ora diminuisce (- 33), l’Oceania è stabile, con 1 solo membro, e aumentano Africa (+ 35), America (+ 57), Asia (+ 19).
I membri degli Istituti secolari femminili sono invece diminuiti anche quest’anno, complessivamente di 132 unità, per un totale di 26.646 membri. L’unico aumento è in Africa (+ 194), mentre tutti gli altri continenti sono in diminuzione: America (- 158), Asia (- 57), Europa (- 426) ed Oceania (- 1). 

Missionari laici e Catechisti
Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 316.836 unità, con un aumento globale di 66.372 unità ed aumenti in tutti i continenti ad eccezione dell’Oceania (- 50): Africa (+ 911), America (+ 57.955), Asia (+ 7.315) ed Europa (+ 241).
I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 89.208 unità raggiungendo quota 3.082.562. Gli aumenti si registrano in Africa (+ 7.318), America (+ 82.846) ed Europa (+ 10.617), mentre registrano diminuzioni l’Asia (- 11.011) e l’Oceania (- 562).

Seminaristi maggiori
Il numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno è aumentato: globalmente sono 1.105 in più i candidati al sacerdozio, che hanno così raggiunto il numero di 117.024. Gli aumenti, come già avvenuto l’anno precedente, si registrano in Africa (+ 878), Asia (+ 1.380) e Oceania (+ 64), mentre diminuiscono anche quest’anno America (- 267) ed Europa (- 950).
I seminaristi maggiori diocesani sono 71.176 (- 49 rispetto all’anno precedente) e quelli religiosi 45.848 (+ 1.154). Per i seminaristi diocesani gli aumenti interessano Africa (+ 470), Asia (+ 412) ed Oceania (+ 75), le diminuzioni sono in America (- 278) ed Europa (- 728). I seminaristi religiosi aumentano in Africa (+ 408), America (+ 11) ed Asia (+ 968), diminuiscono in Europa (- 222) e Oceania (- 11). 

Seminaristi minori
Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, è aumentato di 382 unità, raggiungendo il numero di 102.360. Sono aumentati complessivamente in Africa (+ 1.350) ed in Asia (+ 281), mentre sono diminuiti in America (- 591), Europa (- 578) ed Oceania (- 80).
I seminaristi minori diocesani sono 77.987 (+ 842) e quelli religiosi 24.373 (- 460). Per i seminaristi diocesani la diminuzione si registra in America (- 136), Europa (- 357) e Oceania (- 92), mentre crescono Africa (+ 1.102) ed Asia (+ 325). I seminaristi religiosi invece sono in diminuzione in America (- 455), Asia (- 44) ed Europa (- 221), sono in crescita in Africa (+ 248) ed Oceania (+ 12).

- Annuario Statistico della Chiesa -

lunedì 18 ottobre 2010

2 milioni di fedeli alla processione della Vergine di Zapopan

Quasi due milioni di fedeli, secondo le stime della protezione civile dello stato di Jalisco si sono raccolti fin dal primo mattino per le vie principali di Guadalajara per partecipare alla Processione della Vergine di Zapopan, la seconda processione religiosa più grande del Messico. 

Per quattro mesi l'immagine religiosa della Madonna ha visitato le principali chiese della zona metropolitana di Guadalajara ed è tornata il 12 ottobre nella sua basilica accompagnata da un grandioso corteo che ogni anno richiama i cattolici di questo stato e di tutto il paese, coincidendo con la commemorazione della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo.

Per gli otto chilometri del suo percorso, "la Generale" come è chiamata la Madonna di Zapopan, è stata accompagnata da 23 mila danzatori con vestiti preispanici (vestito tradizionale indigeno con copricapo di piume indiane), che hanno evocato, al ritmo di danze indigene e canti, le prime processioni del secolo XVIII. 

Migliaia di fedeli di tutte le età hanno fatto il percorso a piedi nudi, per riaffermare il loro fervore religioso e per ringraziare la Vergine di Zapopan per i miracoli ricevuti.

La celebrazione, che ha circa 250 anni di storia, ha avuto inizio lunedì pomeriggio, 11 ottobre, con la Santa Messa e una festa pubblica nella Cattedrale di Guadalajara, situata nel centro storico, e si è conclusa nel cortile della Basilica di Zapopan con la Santa Messa celebrata dal Cardinale Juan Sandoval Iñiguez, Arcivescovo di Guadalajara. 

Nell'omelia il Cardinale ha insistito sul tema della famiglia e sulla necessità di mantenere insieme il concetto di famiglia contro qualsiasi idea strana. "La Chiesa lo ha ripetuto durante duemila anni di storia, uomo, donna e matrimonio, così dovrebbe essere. Che rimanga chiaro per i credenti, in modo che le voci che circolano (il 'matrimonio' tra omosessuali, n.d.r.) non possano penetrare nel nostro cuore" ha detto il Cardinale.

Come ogni anno, migliaia di persone hanno trascorso la notte nelle strade intorno alla Cattedrale Metropolitana e nei parchi pubblici e nelle piazze percorse dalla processione, per avere il posto migliore ed essere più vicine al passaggio della venerata immagine.

-Fides-

venerdì 15 ottobre 2010

Medio Oriente e quelle missionarie a difesa della dignità umana

Non si può negare che siano una comunità che soffre, ma sarebbe un grave errore pensare ai cristiani in Medio Oriente come a una realtà "chiusa in difesa". 
Perché comunque, attraverso le loro scuole, i loro ospedali e tante altre attività caritative al servizio di tutti sono una presenza vitale per le società di questa area del mondo. 
Un’opportunità per gettare uno sguardo su alcune storie significative è stata la tavola rotonda Il dialogo della vita, tenutasi l’altra sera a Roma alla Sala Pio X di via della Conciliazione nell’ambito di Sguardi sul Sinodo, la rassegna di appuntamenti promossa da Azione cattolica ed Edizioni Terra Santa che offrono ogni sera un’opportunità preziosa per incontrare volti e temi dell’appuntamento in corso in Vaticano. 


Storie straordinarie come quella delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, conosciute come le suore "francescane d’Egitto", fondate nel 1859 dalla beata Caterina Troiani e da un secolo e mezzo in prima linea su tante frontiere della carità in Medio Oriente. 


Nate al Cairo, oggi – oltre che in Egitto – sono presenti anche in Israele, in Palestina, Giordania, in Libano, in Siria, in Iraq. Le loro scuole sono frequentate da 26 mila alunni; ma guidano anche dispensari, ospedali, case di accoglienza. 


"Il nostro è un servizio concreto per la difesa della dignità della vita umana in ogni situazione – racconta la superiora provinciale suor Telesfora Pavlou, che partecipa ai lavori del Sinodo come uditrice –. Accogliamo indistintamente tutti. E facendo così lanciamo dei messaggi chiari, come ad esempio quello della promozione della donna". 


Tra le opere più significative delle Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria c’è anche l’Ospedale italiano di Haifa, in Israele: quando nacque nel 1907 era l’unico nella sua zona. Oggi si è specializzato su una frontiera delicata come la cura dei tumori. 
"È un luogo – spiega la direttrice, suor Emanuela Verdecchia – dove ebrei, cristiani e musulmani si ritrovano uniti da un’esperienza come la malattia. Ed è una testimonianza che noi viviamo con lo sguardo della fede, ai piedi del monte Carmelo". 


Sul fronte dell’educazione ha una lunga esperienza anche il gesuita padre Samir Khalil Samir. "Già alla fine degli anni Sessanta in Egitto organizzavamo corsi per gli analfabeti, nel quartiere dove vivevo", racconta. Ma è soprattutto al futuro che guarda padre Samir: "Tuttora in Libano il 50 per cento dei bambini delle scuole elementari vanno a scuola dalle suore. E ci sono nuove realtà importanti che stanno nascendo, come l’Università cattolica a Madaba in Giordania. Si tratta di frontiere importanti, perché educazione significa aiutare a guardare dentro al mondo in cui si vive. E tutti sappiamo quanto questo sia decisivo per il Medio Oriente di domani". 

-Avvenire-

giovedì 14 ottobre 2010

Il Cile e quella giornata di Pasqua: salvi i 33 minatori devoti

“Il Cile sta vivendo una giornata di Pasqua”: così i vescovi cileni hanno commentato, in una breve nota, il felice esito dell’operazione di salvataggio dei 33 minatori intrappolati per 70 giorni nella miniera di San José, nella zona di Copiapò. 

Una operazione intitolata a San Lorenzo, patrono dei minatori. I vescovi – che hanno chiesto a tutte le parrocchie e comunità cattoliche cilene di organizzare veglie, celebrazioni e preghiere “fino a che l’ultimo minatore non sarà tratto in salvo” – hanno invitato tutti i fedeli a “ringraziare il Dio della vita per questo momento pasquale a cui assistiamo”. 

“La gratitudine a Dio – osservano i vescovi – è resa evidente dalle parole dei familiari, delle autorità, e degli stessi minatori appena usciti in superficie”. 

Ieri il vescovo di Copiapò mons. Gaspar Quintana ha visitato nuovamente il campo “Esperanza” durante le operazioni di salvataggio, felicitandosi con i minatori e le famiglie. 

Intanto l’immagine di Nuestra Señora de la Candelaria, che era stata trasferita alla miniera di San José, sarà riportata al suo posto nel santuario. Durante la processione fino al santuario l’immagine sacra farà due fermate: davanti alla chiesa parrocchiale di San Francesco e in cattedrale, dove alle 19 verrà celebrata una messa di ringraziamento. 

Colpisce la frase di uno dei minatori, Mario Sepulveda, pronunciata subito dopo la "liberazione": "Stavo con Dio e con il diavolo. Hanno lottato per avermi ed ha vinto Dio, mi ha afferrato, in nessun momento ho dubitato che Dio mi avrebbe tirato fuori di là".

mercoledì 13 ottobre 2010

Benedetto XVI: quel dovere di annunciare "sempre e dovunque" il Vangelo

"La Chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo”.
Comincia con questo imperativo la Lettera apostolica in forma di Motu Proprio, “Ubicumque et semper”, con la quale Benedetto XVI istituisce il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione.
 

“Fedele” al “comando” dato da Gesù, “il primo e supremo evangelizzatore”, agli apostoli (“Andate e fate discepoli tutti i popoli”), la Chiesa – prosegue il Papa - dal giorno di Pentecoste in cui ha ricevuto in dono lo Spirito Santo, non si è mai stancata di far conoscere al mondo intero la bellezza del Vangelo”.

La “missione evangelizzatrice” è, dunque, “per la Chiesa necessaria ed insostituibile, espressione della sua stessa natura”, ed “ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici”. “Nel nostro tempo”, per il Santo Padre, “uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo”.

Nella lettera, il Papa cita “le trasformazioni sociali” degli ultimi decenni, che “hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo”, l’analisi del Papa: “Si pensi ai giganteschi progressi della scienza e della tecnica, all'ampliarsi delle possibilità di vita e degli spazi di libertà individuale, ai profondi cambiamenti in campo economico, al processo di mescolamento di etnie e culture causato da massicci fenomeni migratori, alla crescente interdipendenza tra i popoli”. 

Se, da un lato, “l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta”, dall’altro “si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale”. 

“Se tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione – scrive il Pontefice - ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l'uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose”. 

“Offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”. Con queste parole il Papa riassume il compito del neonato dicastero pontificio, che “fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione, che pure vivono in realtà assai differenziate, a cui corrispondono bisogni diversi, che attendono impulsi di evangelizzazioni diversi”. 

Da territori, pur secolarizzati, in cui “la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità”, ad altri in cui “si nota una più chiara presa di distanza della società dalla fede”, fino alle “zone scristianizzate”, che “avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo” in quanto “particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano”: tutte situazioni, queste, che per Benedetto XVI richiedono “un attento discernimento”, perché “parlare di nuova evangelizzazione non significa dover elaborare un’unica formula uguale per tutte le circostanze”. 

“Ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani”, secondo il Papa, è “un rinnovato slancio missionario”, partendo dalla consapevolezza che “alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l’inestimabile dono che Dio ha voluto farci”. 

Già il Concilio, ricorda il Papa nel motu proprio, “assunse tra le tematiche centrali la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo”, e sulla scia del Vaticano II “i miei predecessori hanno poi ulteriormente riflettuto sulla necessità di trovare adeguate forme per consentire ai nostri contemporanei di udire ancora la Parola del Signore”. 

Benedetto XVI ha citato in particolare la “lungimiranza” di Paolo VI nel denunciare le “situazioni di scristianizzazione” e di Giovanni Paolo II, che coniò il termine di “nuova evangelizzazione” e ne fece “uno dei cardini del suo vasto magistero”, tanto da farne “il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione”. 

Per l’intera comunità cristiana, precisa Benedetto XVI, il compito della nuova evangelizzazione “riguarda il suo modo di relazionarsi verso l’esterno” ma “presuppone, prima di tutto, un costante rinnovamento al suo interno, un continuo passare, per così dire, da evangelizzata ad evangelizzatrice”. 
 
“Indifferentismo, secolarismo e ateismo”, già individuati nella “Christifideles laici” come tipici delle nazioni “del cosiddetto Primo Mondo”, portano ad uno scenario, sempre attuale, in cui “il benessere economico e il consumismo ispirano e sostengono una vita vissuta ‘come se Dio non esistesse’”, e nel quale “l’indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto all’ateismo dichiarato”. 

Di qui la necessità di “rifare il tessuto cristiano della società umana”, anche attraverso strumenti come il neonato dicastero della Santa Sede, che tra i suoi compiti specifici – si legge nel motu proprio – ha quello di “far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove” e di “studiare e favorire l’utilizzo delle moderne forme di comunicazione, come strumenti per la nuova evangelizzazione”. 

Altro impegno, quello di “promuovere l’uso del Catechismo della Chiesa cattolica, quale formula essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo”, anche in vista del 2012, ventesimo anniversario della sua pubblicazione.

martedì 12 ottobre 2010

In Oceania le Figlie di Maria Ausiliatrice si prendono cura delle ragazze

Prestare una speciale attenzione alle ragazze e alla condizione femminile nelle Isole Salomone: con questo spirito le Figlie di Maria Ausiliatrice, religiose del carisma salesiano, hanno aperto una nuova casa di accoglienza per ragazze a Henderson, località non distante dalla capitale Honiara.

La struttura accoglie 21 ragazze che studiano al Don Bosco Technical Institute, centro di formazione professionale gestito dai Salesiani, che accompagna i giovani in un cammino di formazione propedeutico all’inserimento nel mondo del lavoro.

Le suore, presenti nelle Isole Salomone dal 2007, si dedicano in special modo dall’educazione delle giovani: “Aiutiamo le ragazze nel cammino di sviluppo umano, proponendo un percorso di arricchimento spirituale, alla scoperta dei doni di Dio nella loro vita”, spiega suor Anna Maria Gervasoni, una delle tre religiose impegnate nella casa.

Le ragazze condividono la vita delle suore per cinque giorni alle settimana e nel week-end tornano nelle loro famiglie, che hanno espresso tutta la loro gratitudine alle religiose per l’opera di accompagnamento delle ragazze.

Fides

lunedì 11 ottobre 2010

In Cina i festeggiamenti per la Madonna del Rosario

La comunità cattolica continentale sta vivendo il mese di ottobre, mese del Rosario e mese missionario, con diverse iniziative che esprimono la vita di fede e la spiritalità dei singoli fedeli e delle comunità. 

Il 7 ottobre, ad esempio, è stata celebrata in tutte le comunità la grande festa della Madonna del Rosario. Soprattutto nella parrocchia di Che Fu Bin della città di Hai Ning, nella diocesi di Hang Zhou, provincia di Zhe Jiang, che è dedicata alla Madonna di Rosario, circa 400 fedeli hanno partecipato alla solenne Santa Messa presieduta dal Parroco.
I festeggiamenti si sono conclusi con uno spettacolo di fuochi artifici.

La parrocchia di Che Fu Bin gode di una lunga e gloriosa storia missionaria che risale al 1800. Costruita nel 1850, è stata amplificata negli anni seguenti con la residenza dei sacerdoti, il convento delle suore, l'alloggio dei laici, una biblioteca, l'ospedale intitolato alla Madonna del Rosario. Quindi è stata indicata come "il cuore" della Chiesa di Jia Xing, la zona settentrionale della provincia di Zhe Jiang.

La diocesi di Hang Zhou conta oltre 207.000 fedeli, con una ventina di sacerdoti, 30 religiose, 20 seminaristi, 10 parrocchie, e la congregazione diocesana del Sacro Cuore di Gesù. La sua storia risale al 1600, con i missionari gesuiti. domenicani e poi lazzaristi. Qui si trova anche la tomba del famoso missionario gesuita p. Martino Martini.

venerdì 8 ottobre 2010

Un movimento mariano e francescano sui passi di Padre Kolbe


Missione dell’Immacolata Mediatrice, è l’associazione pubblica di fedeli appartenente agli istituti religiosi di Diritto Pontificio dei Frati Francescani dell’Immacolata e delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Il suo scopo è la realizzazione del piano salvifico di Dio mediante la conversione e santificazione di tutte le anime per la “Mediazione materna” dell’Immacolata, a gloria suprema della SS. Trinità.

Si tratta, in sostanza, della stessa “Missione universale dell’Immacolata mediatrice”. 
Ogni “missionario dell’Immacolata” s’impegna a:

a) Incrementare il culto e la devozione verso l’Immacolata Mediatrice attraverso tutti i mezzi leciti e possibili, inclusi i mass-media: stampa, radio, televisione, internet, etc. ,

b) Sostenere e incrementare le missioni ad gentes, soprattutto dove più ferve la lotta per la salvezza delle anime e per l’edificazione del Corpo di Cristo;

c) Interessarsi e anche promuovere, ad ogni livello, gli studi sul Mistero di Maria.
 Gli elementi caratteristici della spiritualità della MIM sono: la marianità  e la missionarietà.

La marianità si esprime attraverso la totale consacrazione all’Immacolata divenendo sua “cosa e proprietà” secondo il pensiero di S. Massimiliano Maria Kolbe.

Ogni missionario dell’Immacolata coltiva il suo impegno quotidiano di conoscenza e d’amore, d’imitazione e di culto all’Immacolata Mediatrice, attraverso ala preghiera e la meditazione, lo studio e l’approfondimento del Mistero di Maria, affinché tutto l’essere e l’agire del consacrato all’Immacolata, rifletta di maniera viva l’Immacolata nel suo essere, come “piena di grazia” e nel suo agire come “Mediatrice Universale di grazia” per la salvezza dell’umanità;

Tutto questo si realizza attraverso:
la testimonianza di una vita esemplare;
la preghiera intensa e fervorosa;
la parola che illumina ed edifica;
l’azione apostolica alimentata da spirito di sacrificio.

La missionarietà si esprime attraverso lo zelo apostolico spinto fino al sacrificio eroico per la salvezza dei fratelli, all’esempio di S. Massimiliano M. Kolbe.
Si è ancora chiamati a sviluppare e sostenere l’azione di sostegno materiale e aiuto spirituale alle missioni “ad gentes” dei Francescani dell’Immacolata, sparse nei cinque continenti. 
Con assiduità si offrirà la preghiera fervorosa per le missioni e i missionari e ci si adopererà per azioni di promozione e sensibilizzazione delle anime, alla realtà preziosissima delle missioni.

La missionarietà, infine, implica ancora l’evangelizzazione delle differenti sfere della vita sociale: famiglia, scuola, lettere, arte, sport, spettacolo, politica, scienza, turismo, etc.

Per approfondire questo giovane carisma nella Chiesa

giovedì 7 ottobre 2010

Una festa per dire "grazie alle famiglie", promossa dai cattolici francesi

C'è la festa della mamma, del papà, dei nonni. Perché allora non festeggiare tutti quanti insieme, celebrando quel legame privilegiato che è la famiglia, capace di riunire nei momenti felici come nella cattiva sorte? 
È lo spirito che anima la sesta edizione della "Festa delle famiglie", organizzata in Francia dalla confederazione nazionale delle Associazioni familiari cattoliche (Afc).

L'appuntamento è per domenica 10 ottobre in ventidue città, tra le quali Strasburgo, Mâcon, Reims, Brest, Clermont-Ferrand, Grenoble, Antibes, Metz, Bourges, Arras, Bordeaux, Chambéry.

"Venite a dire grazie alla vostra famiglia per tutto quello che vi dà", c'è scritto nel manifesto dell'Afc che invita a partecipare all'evento. L'obiettivo è testimoniare un messaggio positivo, di speranza, è prendere coscienza del valore del dono, libero e gratuito, fondamento della famiglia, di tutte le famiglie. La festa si rivolge proprio per questo a tutti, senza vincoli sociali, religiosi, geografici o culturali.

Istituita nel 2005, la "Festa delle famiglie" è divenuta un appuntamento sempre più importante e seguito nel panorama cattolico francese. Del resto all'Afc aderiscono trentacinquemila famiglie distribuite nel Paese e nei dipartimenti e territori d'oltremare (domenica prossima l'evento sarà celebrato ad esempio anche a Saint-Denis de La Réunion e nella Polinesia francese).

L'organizzazione è aperta a tutti coloro che vogliono agire nella società al servizio della famiglia, alla luce dell'insegnamento della Chiesa cattolica.
L'Afc è nata ufficialmente nel 1955 ma le sue origini risalgono a cinquant'anni prima, alla creazione cioè dell'Associazione cattolica dei capifamiglia che nel 1914 contava già trentadue federazioni dipartimentali.

Duplice la missione che il movimento si è posta fin dalle sue prime assemblee generali:  difendere gli interessi spirituali, morali e materiali delle famiglie, anche attraverso interventi diretti presso le istituzioni pubbliche, per mettere in pratica la dottrina della Chiesa; offrire alle famiglie il sostegno spirituale e l'aiuto formativo necessario per assolvere la missione di coniugi, genitori ed educatori.

La festa comincia sempre con la celebrazione di una messa, seguita dalle iniziative più diverse. A Bordeaux si svolgeranno un torneo di calcio, che coinvolgerà genitori e figli, e una grande cena all'aperto, a Strasburgo un picnic e giochi per bambini, a Montrouge verrà proiettato il film Des hommes et des dieux, a Grenoble parlerà il presidente Renard sul tema "Voler cambiare il mondo, è possibile?", a Saint-Denis de La Réunion ci saranno tavole rotonde e dibattiti sui bisogni degli adolescenti.

-OR-

mercoledì 6 ottobre 2010

Una nuova casa per disabili adulti ad Adidome, nel Ghana

Sono appena iniziati i lavori per una nuova casa famiglia per disabili ad Adidome, Ghana, nella regione del Volta. 7 gli adulti tra i 18 e i 32 anni che verranno accolti nella struttura, con programmi pensati ad hoc per migliorarne qualità ed integrazione. 

Il centro al momento è costituito da una piccola casa, camere esterne per i ragazzi ed uno stabile non finito con la falegnameria. Il progetto di ampliamento prevede la costruzione di una casa per accogliere gli operatori, i ragazzi, le attività, i magazzini, il completamento dei lavori della falegnameria, la costruzione del pozzo per l'acqua comprensivo di serbatoio alto 10 metri, la creazione di una struttura per gli animali, la recinzione in muratura del complesso e la creazione della Good Samaritan Home For Mentally Challenged, destinata ai bimbi disabili dai 3 ai 15 anni, già integrati nel progetto.

Ai nuovi ospiti sarà garantito il clima di famiglia, attraverso la vita di comunità ed una serie di attività, nell'arco della giornata, pensate per il potenziamento delle capacità residue in vista di una progressiva autonomia: dalla collaborazione alle pulizie, alla preparazione a turno dei pasti insieme ad un operatore, dalla preparazione dei momenti di preghiera alle diverse attività, giardinaggio, allevamento degli animali, pulizia del centro.

Nel pomeriggio si terranno attività scolastiche, laboratori di manualità, sport; in serata preghiera e momenti di condivisione. Due gli operatori che coordineranno didattica e gestione della casa.

martedì 5 ottobre 2010

La Chiesa in Corea si conferma un bacino di missionari

Secondo un’indagine delle Pontificie Opere Missionarie della Corea, nell’anno in corso vi sono almeno 690 missionari coreani nei vari continenti del mondo, comprendendo fra loro religiosi, preti diocesani e laici. La loro distribuzione è la seguente: in Asia vi sono 313 missionari (45.4%); nel continente americano (nord, centrale e sud) 165 (23.9%); 118 in Europa (17.1%); 72 in Africa (10.4%); 22 in Oceania (3.2%). Fra di loro vi sono 219 preti diocesani.

I dati sono stati diffusi all’inizio di ottobre, un mese che tradizionalmente è dedicato a ravvivare la coscienza e l’impegno missionario dei fedeli.

E proprio il 1° ottobre, nella cappellina adiacente alla cattedrale di Myong Dong, si sono dati appuntamento 80 missionari di ritorno dall’estero per studiare come potenziare il lavoro di evangelizzazione.

“Quanto più una Chiesa dona per le missioni all’estero, tanto più si arricchisce insieme con la grazia che riceve.” “La missione non è una impresa soffocante e complicata. Essa è una scelta logica e gioiosa per un cristiano che crede all’Amore di Dio.” Questi sono alcuni degli argomenti emersi.

L’evento è stato preparato da 3 organizzazioni: la Commissione per la cura pastorale dei coreani abitanti all’estero (Committee for the Pastoral Care of Koreans Living Abroad), voluta dalla Conferenza episcopale della Chiesa Cattolica della Corea (Catholic Bishop’s Conference of Korea); la conferenza coreana dei superiori maggiori degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica; la conferenza coreana delle superiori maggiori degli istituti religiosi femminili. Il programma è durato per sette ore, fra relazioni, discorsi, dialoghi di condivisione; domande e risposte; oltre alla messa conclusiva.

Al momento, in Corea vi è un corso di formazione breve di circa un mese, due volte all’anno, per i missionari coreani all’estero – laici, preti diocesani e religiosi. Esso è organizzato dai missionari di S. Colombano a Seoul, fin dal 1999.

Asianews

lunedì 4 ottobre 2010

Il Papa, la Sicilia e quell'intenso appello alla speranza e alla lotta contro il male

Ha soprattutto cercato di radicare la speranza, Benedetto XVI a Palermo. È stata una visita breve e molto intensa, una folla grande e festosa, l’incontro con la gente, con le forze vive della Chiesa, i sacerdoti e i religiosi, i giovani, le famiglie. 

Non ha solo detto parole di speranza, ma ha cercato di andare in profondità. Perché la speranza non è un sentimento, non è uno stato d’animo, è un percorso di vita. La speranza è un percorso di vita che parte dalla realtà delle cose e porta ad intraprendere, ad operare, a vivere pienamente e testimoniare. 

La realtà, non solo in Sicilia, è chiara, “la tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare”. 

Nascono qui le diverse possibilità, tanto nelle scelte individuali, quanto in quelle relative al destino della società. Qui si radica l’originalità sempre viva della presenza e dell’opera dei cristiani, in forza della fede: “Chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo”, ribadisce il Papa nell’omelia della messa al Foro italico. 

È l’esempio dei Santi, ma è anche una strada credibile nella quotidianità. Di qui un appello collettivo, che conclude la celebrazione: “Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa’ emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile!”. 

Dentro questo percorso di speranza e dunque di coraggio, il Papa rilancia il “non avere paura”, rilancia l’esempio dei Santi di oggi, a partire da don Pino Puglisi, martire della mafia, ma soprattutto testimone di una passione educativa e di una testimonianza cristiana che appunto permettono di radicare la speranza. “Così si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, Don Pino Puglisi. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo”. 

Il “no” alla mafia, la condanna della mafia è allora un punto naturale di questo percorso, che parte da una scelta di vita. Benedetto XVI lo afferma nell’appassionato incontro con i giovani, perché la mafia può fare presa, ma condanna al sottosviluppo: “Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”. 

Lasciando Palermo il Papa ha reso omaggio a Capaci alle vittime della strage mafiosa: nonostante la potenza di fuoco della mafia si può cominciare a vincere. 

Sir

venerdì 1 ottobre 2010

I Vescovi rilanciano il "Prestito della speranza" per le famiglie


La Conferenza episcopale italiana (CEI) ha deciso di rilanciare l'iniziativa del “Prestito della speranza” per le famiglie con difficoltà economiche.  

In un comunicato a firma del Sottosegretario e portavoce della CEI, monsignor Domenico Pompili, diffuso oggi al termine della terza giornata di lavoro del Consiglio permanente, si legge che l'iniziativa “intende essere una concreta risposta alla difficile congiuntura economica ed occupazionale, offrendo un supporto a quelle famiglie che più sono condizionate dalla crisi”. 

“L’esperienza di questi mesi – continua la nota – suggerisce di perfezionare ulteriormente la pratica del prestito, alleggerendo gli interessi della restituzione di cui si farà carico la CEI e continuando a far conoscere questa possibilità, accanto ad altre iniziative promosse dalle singole Chiese locali, tramite le rispettive Caritas”. 

Il 31 maggio 2009 in tutte le parrocchie e le chiese d’Italia si è tenuta una Colletta nazionale il cui ricavato è andato ad alimentare un fondo destinato a sostenere 30.000 famiglie con il “Prestito della speranza”. 

Il fondo di garanzia, istituito con la collaborazione dell'Associazione bancaria italiana (Abi) e operativo dal 1° settembre 2009, è destinato alle famiglie che abbiano perso l'unico reddito, con almeno tre figli, oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilità.
La modalità d'intervento prevede per ciascuna famiglia l'erogazione di un contributo massimo di 500 euro mensili per un anno, per un totale di 6.000 euro. Il contributo potrà essere prorogato per un ulteriore anno e per lo stesso importo, se permarranno le condizioni iniziali.

Sono le parrocchie insieme alle Caritas ad individuare e selezionare rigorosamente le famiglie in difficoltà per poi indirizzare alla Banca che potrà in tempi brevi concedere il prestito a ritmo mensile.
La restituzione del prestito all'istituto di credito inizierà nel momento in cui la famiglia disporrà nuovamente di un reddito certo e, comunque, non prima di uno o due anni e avrà la durata massima di cinque anni.

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