"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 31 marzo 2011

La Basilica dell'Immacolata di Wan Chin (Taiwan) festeggia i 150 anni

Il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso l'indulgenza plenaria per l'Anno Giubilare in occasione dei 150 anni di fondazione della Basilica dell'Immacolata Concezione del Santuario di Wan Chin, nella diocesi di Kaohsiung.

Con un Decreto della Penitenzieria Apostolica firmato l'8 febbraio 2011, il Santo Padre ha concesso l'indulgenza a tutti i fedeli che si recheranno in pellegrinaggio alla Basilica durante l'anno 2011, adempiendo alle solite condizioni necessarie.

La storia della Basilica coincide con la seconda evangelizzazione dell'isola di Taiwan, grazie all'opera dei missionari domenicani spagnoli, e soprattutto di p. Fernando Sainz, considerato il padre della seconda evangelizzazione.

Nel 1861 p. Sainz, appena sbarcato sulla terra di Kaohsiung insieme ai primi confratelli, cominciò la sua missione tra Kaohsiung e Wan Chin. Nel 1863 venne costruita una piccola chiesa di fango, 83 battezzati furono i primi fedeli locali. Durante il terremoto del 1865 la chiesa crollò e ne venne ricostruita un‚altra, che fu consacrata l‚8 dicembre 1870, dedicata all‚Immacolata Concezione. Questa data quindi segna la fondazione dell'attuale Basilica mariana.

Nel 1875 l'imperatore cinese Tong Zhi offrì una gigantesca targa di pietre preziose, con su scritto "chiesa cattolica", che venne collocata sull'edificio della chiesa. Da allora tutti i mandarini cinesi, quando sono passati davanti alla chiesa, sono dovuti scendere da cavallo e rendere omaggio. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, gli invasori giapponesi hanno usato la chiesa come comando, costringendo fedeli e sacerdoti a celebrare le funzioni nelle casa private.

Secondo un racconto della tradizione locale, il 10 maggio di quell‚anno un cavaliere con un mantello bianco passò di lì colpendo i giapponesi con gravi malattie e costringendoli quindi a liberare la chiesa. Durante il bombardamento americano del 1945, la chiesa miracolosamente non subì alcun danno.

Il 20 luglio 1984 Papa Giovanni Paolo II elevò la chiesa al rango di Basilica minore, così diventò la seconda Basilica cinese dopo la Basilica dedicata alla Madonna Aiuto dei Cristiani (o Madonna di She Shan) della diocesi di Shang Hai, in continente. Ogni anno l'8 dicembre accorrono qui numerosi pellegrini da tutto il mondo. 

-Fides-

mercoledì 30 marzo 2011

Gli eroi cristiani di Fukushima

Fra gli operai che stanno di fatto sacrificando la loro vita nella centrale nucleare di Fukushima, per domare la radioattività crescente e cercare di mettere in sicurezza la centrale stessa, vi sono anche alcuni cristiani. 

La notizia, riportata dall'Agenzia Fides, è stata confermata da alcuni missionari locali e dal Vescovo di Sendai, nel cui territorio si trova la provincia di Fukushima: "Nella tragedia che stiamo vivendo e che crea grave preoccupazione in tutti, sappiamo che alcuni cristiani stanno lavorando come volontari nei pressi della centrale. In questa terribile situazione i cristiani giapponesi hanno una grande opportunità di offrire una testimonianza della propria fede e dei valori evangelici. Lo stanno facendo nella solidarietà, nella dedizione al prossimo, nello spirito di abnegazione. A Fukushima gli operai stanno mettendo a repentaglio la loro stessa vita per salvare la popolazione giapponese ed evitare la catastrofe nucleare".

A Fukushima vi sono attualmente 180 volontari anonimi che, in turni di 50, entrano nella centrale nucleare per svolgere le operazioni di emergenza. Nei giorni scorsi tre operai che hanno lavorato nei pressi del reattore n. 3 della centrale nucleare stati ricoverati in ospedale perchè contagiati dalle radiazioni.

Secondo fonti locali di Fides, il leader della squadra che gestisce tutte le operazioni è un cristiano, mentre altri 5 cristiani membri di una comunità Battista stanno lavorando nel processo di raffreddamento nel reattore n. 1. e 2.

I fedeli stanno svolgendo questo delicato e pericoloso compiuto "nella piena consapevolezza di donare la loro vita per il prossimo, nella fede e nella preghiera" e hanno richiesto preghiere da tutti i fedeli del mondo, "per affidare la loro vita nelle mani di Dio".

Una speciale veglia di preghiera per le vittime, per chi sta operando nella solidarietà, per le comunità cristiane giapponesi e per sostenere "gli eroi cristiani di Fukushima" è stata organizzata nei giorni scorsi a Singapore dalla OFM (Overseas Missionary Fellowship), comunità cristiana evangelica che ha missionari in 12 stati asiatici.

martedì 29 marzo 2011

Benedetto XVI: "La Chiesa conta sulle famiglie cristiane, autentico soggetto di evangelizzazione ed apostolato"

Oggi è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre in occasione dell'incontro dei Vescovi responsabili delle Commissioni Episcopali della famiglia e della vita in America Latina e nei Carabi, in corso a Bogotá (Colombia), dal 28 marzo al 1° aprile, sotto la presidenza del Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

"Come ha sottolineato la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Carabi, la famiglia è il valore più caro ai popoli di queste nobili terre, per cui la pastorale familiare ha un ruolo importante nell'azione evangelizzatrice di ogni Chiesa particolare, con la promozione della cultura della vita ed operando affinché i diritti delle famiglie siano riconosciuti e rispettati".

"Si constata con dolore che tuttavia le famiglie subiscono sempre più situazioni sfavorevoli provocate dai rapidi cambiamenti culturali, dall'instabilità sociale, dai flussi migratori, dalla povertà, dai programmi educativi che banalizzano la sessualità e le false ideologie. Non possiamo rimanere indifferenti a questi problemi".

"Nessuno sforzo" - assicura Benedetto XVI - "sarà inutile per promuovere tutto ciò che contribuisce ad aiutare ogni famiglia, fondata sull'unione indissolubile di uomo e donna, a realizzare la propria missione di cellula viva della società, fonte di virtù, scuola di convivenza costruttiva e pacifica, strumento di concordia e ambito privilegiato nel quale la vita umana sia accolta e protetta in modo gioioso e responsabile, dal suo inizio fino alla fine naturale".

"Vale anche la pena di continuare ad incoraggiare i genitori nel loro diritto e dovere fondamentale di educare le nuove generazioni nella fede nei valori che conferiscono dignità alla esistenza umana".

Nel sottolineare che la missione continentale promossa ad Aparecida servirà "ad avviare negli amati paesi latinoamericani e dei Carabi la pastorale matrimoniale e familiare", il Papa scrive inoltre che: "la Chiesa fa affidamento sulle famiglie cristiane, chiamandole ad essere un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato e invitandole ad essere consapevoli della loro coraggiosa missione nel mondo".

Nel contempo il Papa esorta tutti i partecipanti al presente Incontro a sviluppare nelle loro riflessioni "le grandi linee pastorali segnate dagli episcopati riuniti ad Aparecida, facendo in modo che la famiglia viva un profondo incontro con Cristo con l'ascolto della Sua Parola, la preghiera, la vita sacramentale e l'esercizio della carità. In tal modo, sarà aiutata a porre in pratica una solida spiritualità che favorisca in tutti i suoi membri una decisa aspirazione alla santità, senza temere di mostrare la bellezza degli alti ideali e le esigenze etiche e morali della vita in Cristo".

"Per promuovere tutto ciò" - scrive ancora il Pontefice - "è necessario incrementare la formazione di tutti coloro che, in varie forme, si dedicano all'evangelizzazione delle famiglie. È anche importante trovare modi di collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per continuare a proteggere la vita umana, il matrimonio e la famiglia in tutta la regione".

Il Santo Padre conclude il suo Messaggio esprimendo il suo "affetto e solidarietà a tutte le famiglie dell'America Latina e dei Carabi, in particolare alle famiglie in difficoltà".

lunedì 28 marzo 2011

Le "Vocacion voices" nelle parrocchie dell'Inghilterra e del Galles

Si chiamano “Vocation voices”, ovvero “Voci delle vocazioni”, i giovani, tra i 18 e i 35 anni, che l’ufficio vocazioni della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha deciso di mettere a disposizione delle varie chiese locali per celebrare, il prossimo 15 maggio, Domenica delle vocazioni.

I giovani, per lo più novizi e seminaristi, porteranno la loro testimonianza alle parrocchie interessate all’iniziativa, che sono già molte.

L’idea è stata ispirata a Christopher Jamison, monaco benedettino, già abate di Worth abbey e da due mesi e mezzo direttore dell’Ufficio nazionale delle vocazioni, scrittore e autore di programmi della BBC come “The monastery” e “The big silence”, da John Henry Newman.

“Newman pensava che Dio avesse un piano personale per ciascuno di noi e che diventiamo molto infelici se non rispondiamo a questa chiamata”, - dichiara al SIR - padre Jamison, “la testimonianza personale è il modo più efficace non soltanto per far sapere a tutte le persone che sono chiamate alla santità ma anche per aiutarle a capire quale è la loro vocazione specifica”.

Insieme alle “Voci delle vocazioni” le diverse parrocchie interessate riceveranno anche una icona di John Henry Newman che verrà collocata in chiesa come centro significativo delle preghiere e delle meditazioni volte a discernere la propria vocazione.

venerdì 25 marzo 2011

In Argentina si celebra "la vita dal suo inizio" con la Giornata del nascituro

"Ricordando l'Annunciazione, possiamo dire che Dio ha deciso di partecipare alla storia dell'uomo, ha assunto tutte le vicissitudini dell'esistenza umana. Dio ama la vita tanto da essere diventato uno di noi, cresciuto nel grembo di una donna, nato da Lei, ha vissuto e, alla fine, è morto come tutti noi". Lo scrive la Conferenza Episcopale dell'Argentina in una nota sulla celebrazione della Giornata del bambino che deve nascere, recentemente istituita nel calendario del Paese, per oggi, 25 marzo, Solennità dell'Annunciazione del Signore.
 
Il comunicato prosegue: "In continuità con gli insegnamenti di Gesù, sosteniamo il valore di ogni vita umana, ma ci sentiamo particolarmente chiamati a curare e promuovere la vita fragile, esposta o in pericolo. Quindi siamo particolarmente attenti ad una delle fasi più fragili, l'inizio della vita, dinanzi ad una mentalità che riduce la gravità legale e morale dell'aborto. La celebrazione del nascituro dovrebbe invitare alla riflessione e all'impegno".

Alla celebrazione della Giornata aderiscono non solo i movimenti pro-vita del paese, ma anche le parrocchie e le scuole cattoliche che hanno promosso diverse iniziative ed attività. Il testo del comunicato dei Vescovi constata che "purtroppo, anche dopo la nascita, la vita dei bambini rimane a rischio di abbandono, fame, povertà, malattia, abuso, violenza, sfruttamento. Le violazioni dei suoi diritti, commesse in tutto il mondo, feriscono dolorosamente la coscienza di ogni uomo di buona volontà". 

Infine si rilancia l'appello di Giovanni Paolo II alla responsabilità di tutti e di ciascuno, di fronte alle ingiustizie commesse contro la vita umana, prima e dopo la nascita: "Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! (Evangelium vitae, 5)".

giovedì 24 marzo 2011

Fervono i preparativi, e le iniziative originali, per la GMG di Madrid 2011

La passione, l'arte e la pietà popolare avranno un posto nella Via Crucis della Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Madrid tra il 16 e il 21 agosto. È stato detto stamattina, in conferenza stampa a Madrid, per presentare le ultime notizie sulla Gmg. 

Lo scenario della Via Crucis saranno i 700 metri che separano Plaza Cibeles e Plaza Colón, dove si trovano i 15 gruppi scultorei della Settimana Santa spagnola che compongono la Via Crucis della Gmg. Benedetto XVI presiederà tale evento il 19 agosto.
Le 15 stazioni della Via Crucis provengono da 12 città diverse e illustrano i capitoli che raccontano la passione e morte di Cristo. Questo evento sarà un esempio unico di come si vive la Passione di Cristo in Spagna.

Le confraternite coinvolte nella Gmg sono immerse nei preparativi per la Settimana Santa, che si terrà il prossimo mese, ma al tempo stesso impegnate a preparare la partecipazione alla Gmg, con varie iniziative. Tra l’altro le confraternite stanno organizzando il viaggio e la permanenza a Madrid delle statue. Molte chiese ospiteranno i gruppi scultorei che potranno essere ammirati prima della Via Crucis; in tali luoghi saranno promossi anche momenti culturali e religiosi per i partecipanti alla Gmg.

Durante la Giornata mondiale della gioventù sarà distribuito un fumetto (stile Manga) su Benedetto XVI. Il formato permette di raccontare la storia del Papa in una maniera nuova, diversa e attraente. La notizia è stata data questa mattina a Madrid durante una conferenza stampa di aggiornamento sulla Gmg. 

Il fumetto racconta la storia di Benedetto XVI da quando viene eletto Papa, il suo rapporto con Giovanni Paolo II, per continuare con i suoi viaggi nelle passate Giornate mondiali della gioventù e le proposte che il Papa ha fatto ai giovani per vivere la propria vita in modo pieno. Jonathan Lin, direttore editoriale Atiqtuq, incaricata di stampare questo fumetto, ha sottolineato che “si tratta di una opportunità di raggiungere molte persone in un formato attraente per trasformare la nostra cultura e stimolare l'interesse per il Papa e il suo messaggio ai giovani”. 

Pubblicato in 300.000 copie, grazie alla sponsorizzazione dell’Università “Giovanni Paolo il Grande”, in California, il fumetto in inglese e spagnolo sarà distribuito in diversi punti di Madrid. 

Da domani sarà lanciata un'altra iniziativa per partecipare agli eventi principali della Giornata mondiale della gioventù: sarà realizzato un rosario recitato dalle persone di tutto il mondo. 
Gli utenti di www.rosariouniversal.org potranno inviare un video – nella lingua che preferiscono – nel quale essi appaiono mentre pregano un'Ave Maria, un Padre Nostro o un Gloria. 

La composizione finale dei video sarà, preghiera dopo preghiera, un giro del mondo attraverso il rosario. Il Giappone ha già aderito a questa iniziativa fornendo un’Ave Maria. 

Nella conferenza stampa di aggiornamento sulla Gmg tenuta questa mattina a Madrid è stato annunciato che la Fondazione “La Caixa” ha raggiunto un accordo per il quale offre ai membri del “Club dei nonni” biglietti gratuiti per visitare due dei suoi impianti a Madrid: Cosmo Caixa e Caixa Forum. Entrambe la strutture sono impegnate nella diffusione della cultura e della scienza. I nonni della Gmg possono presentarsi con le loro famiglie per vivere gli eventi e le mostre di queste due strutture.

mercoledì 23 marzo 2011

Chiese aperte agli sfollati e giovani cristiani all'opera per la ricostruzione del Giappone

I giovani cattolici iniziano la loro missione di volontariato a Sendai. Ve ne sono già una decina sul campo e il numero arriverà fino a 30 entro la prossima settimana. Arriveranno, inoltre, altri volontari con specifiche competenze professionali come medici, infermieri e psicologi. 

Intanto i locali delle parrocchie di tre diocesi (Sendai, Saitama e Niigata) sono divenuti "campi profughi" per accogliere centinaia di persone che hanno perduto la casa in seguito al sisma e allo tsunami,
 
Oggi il lavoro dei giovani volontari, riferiscono fonti locali dell'agenzia Fides, è quello di affiancare i profughi e di andare a visionare e pulire le case inondate dallo tsnami. I giovani cristiani hanno iniziato a ripulire le abitazioni di Sendai invase dal fango, dalla melma, eliminando gli arredi e le suppellettili ormai inutilizzabili, cercando di renderle nuovamente abitabili. 

In tal modo "si portano anche speranza e conforto agli sfollati, si mostra solidarietà concreta che le vittime apprezzano moltissimo", rende noto p. Daisuke Narui, Direttore di Caritas Giappone, che coordina le operazioni presso il Centro di Aiuto creato dalla Caritas a Sendai per gestire l'emergenza.

I volontari, inoltre, distribuiscono coperte e cibo alle centinaia di persone attualmente ospitate nelle strutture delle chiese di Sendai e nelle vicine diocesi di Niigata e Saitmaa.

Le Chiese infatti hanno aperto i battenti divenendo veri e propri centri di accoglienza "dove si respira e si mette in pratica l‚amore al prossimo e la testimonianza dei valori cristiani". Fra i rifugiati accolti vi sono anche alcuni fuggiti dall‚area di Fukushima, a causa del pericolo delle radiazioni nucleari: quello del nucleare "è uno dei problemi che agita la mente degli sfollati, che avranno bisogno di assistenza materiale ma anche psicologica".

Le operazioni di emergenza andranno avanti per almeno sei mesi. Poi inizierà una seconda fase, quella della riabilitazione e della ricostruzione, che potrebbe durare due anni.

martedì 22 marzo 2011

A Nazareth un parco tematico tecnologico per riscoprire la storia della Salvezza

Il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione, sarà inaugurato a Nazareth un parco tematico in cui si potrà riscoprire la storia biblica della salvezza con le nuove tecnologie cinematografiche e interattive.

Il Centro Maria di Nazareth nasce per iniziativa dell'Associazione Maria di Nazareth e della Comunità “Chemin Neuf” a pochi metri dalla Basilica dell'Annunciazione, e aprirà le sue porte sia alle centinaia di migliaia di pellegrini che visitano questa città della Galilea che alla popolazione locale.

L'inaugurazione sarà presieduta dal Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal. Vi parteciperanno anche monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vescovo vicario del Patriarcato latino per Israele, Ramiz Jaraisy, Sindaco di Nazareth, e altre personalità civili e religiose.

“Luogo di approfondimento biblico, il Centro pone tutti i mezzi tecnici moderni al servizio della conoscenza e dell'incontro con Maria e della scoperta della fede cristiana”, ha riferito Olivier Bonnassies, direttore esecutivo dell'Associazione Maria di Nazareth.

All'inaugurazione, l'Associazione, che ha costruito la struttura, ne consegnerà le chiavi a padre Laurent Fabre, fondatore della Comunità “Chemin Neuf”, nuova realtà ecclesiale a vocazione ecumenica che si incaricherà dell'accoglienza e della gestione del Centro.

Alle 17.00, una celebrazione ecumenica riunirà i rappresentanti delle diverse Chiese di Terra Santa. Il giorno dopo, il Centro aprirà ufficialmente al pubblico.

I pellegrini potranno immergersi in “uno spettacolo multimediale, con le risorse estetiche e pedagogiche delle tecniche audiovisive moderne, e ripercorrere attraversando quattro grandi sale i momenti essenziali della storia della salvezza e il posto della Vergine Maria nelle Scritture”, ha spiegato il direttore.

“In uno spazio di 4.400 metri quadri, si potranno visitare la Cappella dell'Adorazione, che offre una vista unica sulla Basilica, i giardini biblici con terrazze panoramiche che dominano tutta Nazareth, la caffetteria ricreata in una stupenda sala ad archi e un negozio”.

“I lavori hanno permesso una scoperta archeologica unica, alla quale stanno lavorando attualmente gli esperti dell'Autorità per le Antichità di Israele: una casa dell'epoca di Gesù e varie cisterne e nascondigli scavati nella roccia”, rivelano i membri dell'Associazione Maria di Nazareth.

Il Centro ha una vocazione ecumenica e promuove il dialogo interreligioso, mostrando in una sala il mondo in cui la Vergine Maria è percepita dalle Chiese orientali, nel Corano e in quanto donna ebrea.

“Questa vocazione di unità spiega perché l'iniziativa è sostenuta unanimemente dalle Chiese locali della Terra Santa. Il Vescovo Marcuzzo, che accompagna il progetto, ha offerto in modo irremovibile il proprio sostegno a quest'opera di unità, di speranza e di pace”, ha aggiunto l'Associazione. Anche rappresentanti ebrei e musulmani della Galilea hanno sostenuto l'iniziativa.

In occasione dell'inaugurazione della struttura, l'agenzia multimediale www.H2onews.org ha pubblicato una serie di documentari audiovisivi su Nazareth, sulle scoperte archeologiche e sulla loro importanza.

Per ulteriori informazioni sul Centro Maria di Nazareth, www.maryofnazareth.com

-Zenit-

lunedì 21 marzo 2011

I Cappuccini di Orio al Serio portano il Vangelo... nel Centro commerciale

Ogni luogo è adatto per portare il Vangelo agli uomini. Ne sono certi i Frati Cappuccini che a Orio al Serio (BG) hanno scelto di incontrare le persone - in particolare i ragazzi – all’Orio center, distribuendo copie del Vangelo, i dieci comandamenti “tradotti nel linguaggio giovanile”, e una sorta di test al computer per aiutarli a conoscere la propria posizione rispetto alla vita e quindi alla propria spiritualità.

L’iniziativa non è passata inosservata, e molti ragazzi hanno scelto di fermarsi a parlare con loro e portarsi via una copia di Vangelo. 

Il cuore dell’iniziativa, hanno precisato i religiosi, è avere un’occasione con i giovanissimi, e soprattutto “dire che la risposta alle loro domande è Gesù”. 

Naso da clown e saio, fra Attilio ha accolto col sorriso quanti passavano vicino allo spazio allestito nel Centro commericiale, “perché - ha detto - anche se è difficile parlare ai giovani di religione per la visione superficiale che hanno della Chiesa, il bisogno di fede c’è ed è forte. Per questo abbiamo deciso di passare un pomeriggio al Centro commerciale, lieti di distribuire il Vangelo e le ‘Dieci parole di Dio per te’, un volantino che traduce i Comandamenti in linguaggio adatto ai giovani. 

Sono parole che fanno bene, indicazioni che Dio, come un Padre, dà ai suoi figli per il loro bene”. 

-Egidio Picucci-

venerdì 18 marzo 2011

Un centro di spiritualità delle POM accoglie gli sfollati australiani

L'Home Fund delle Pontificie Opere Missionarie (POM) australiane ha recentemente sovvenzionato un nuovo centro di spiritualità per i profughi aborigeni nella remota regione dell'East Kimberley, nell'Australia occidentale, dopo che le loro abitazioni sono andate distrutte a causa delle improvvise inondazioni.

In un comunicato recepito dall'Agenzia Fides, si legge che le pesanti piogge del 13 marzo scorso, che hanno preceduto le alluvioni, hanno trasformato la comunità aborigena di Gija a Warmun in un torrente di fango. Molte abitazioni sono state spazzate via, altre sono del tutto inabitabili. 

Le piogge hanno danneggiato gravemente anche la vicina scuola cattolica Ngalangangpum ("Mother and Child"), allagato giardini, edifici scolastici e l‚abitazione delle tre Suore di San Giuseppe, nel comprensorio della scuola. Sono state evacuate 500 persone, molte delle quali hanno trovato riparo nel vicino Mirrilingki Spirituality Centre (Warmun Retreat Centre). 

Il Vescovo della diocesi di Broome, Mons. Chris Saunders, ha espresso la sua solidarietà e il sollievo per il fatto che l‚inondazione non abbia provocato feriti gravi nè morti. Il Vescovo ha anche aggiunto che gli allagamenti continuano ad isolare le strade di Warmun e che, grazie agli elicotteri, molte persone sono state trasportate in sistemazioni temporanee nelle città di Halls Creek e Kununurra. 

"Un disastro enorme, tante famiglie sono state separate, si tratta di una vera e propria dislocazione sociale per loro che hanno perso tutto", ha detto Mons. Saunders. Attraverso l'Home Mission Fund, le Pom australiane sostengono le attività e i programmi della diocesi di Broome. 

Il Centro di Spiritualità Mirrilingki di Warmun offre formazione religiosa, la possibilità di gruppi di lavoro e di dialogo con gli indigeni, ed è in grado di accogliere famiglie e gruppi anche per lunghi periodi.

giovedì 17 marzo 2011

Accesso gratuito al parto e cura del neonato grazie a "Medici con l'Africa Cuamm"



Dal 1950 l'organizzazione Medici con l'Africa Cuamm lavora a fianco degli africani, affrontando le emergenze ma avendo come obiettivo finale la gestione di una sana quotidianità. 
Giorno dopo giorno, i volontari si impegnano a garantire aiuto, assistenza, cure, per cancellare la parola sopravvivenza e sostituirla con sviluppo, vita, salute. 

L'obiettivo è garantire servizi accessibili ai più poveri sostenendo piccoli dispensari-maternità, appoggiando ospedali distrettuali e regionali, facendo formazione nelle Università. Per far crescere professionalità e sensibilità su ciascun territorio sino al grande sogno: un'Africa che non abbia più bisogno di nessuno dall'esterno, un'Africa in grado di gestire in autonomia i bisogni delle proprie popolazioni.

In questo contesto si inserisce una delle ultime iniziative del Cuamm, nata dall'incontro con lo scrittore italiano Paolo Rumiz che ha dato vita al libro "Il bene ostinato", destinato a sostenere la campagna per l'accesso gratuito al parto e la cura del neonato, salvando una mamma e il suo bambino in 15 ospedali dell'Africa. 

Solo nell'ultimo anno Medici con l'Africa Cuamm, all'interno dei servizi che sostiene, ha realizzato 437.492 visite ambulatoriali, 108.442 ricoveri, 123.016 vaccinazioni, 19.491 parti, portando speranza e futuro là dove il diritto alla salute è più disatteso e negato. 

Attualmente l'organizzazione è presente in Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Sud Sudan, Tanzania, Uganda con 15 ospedali serviti; 25 distretti sostenuti per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria; 3 centri di riabilitazione motoria, 4 scuole infermieri e 3 università appoggiate. 

mercoledì 16 marzo 2011

Perchè amare ancora questa Chiesa?

Appunti per un dibattito

Perché amare ancora questa Chiesa? Risposta breve: “Perché è la mia famiglia e la mia patria, perché in essa sto a mensa con il Signore e con i fratelli, perché nello scambio con i suoi santi visibili e nascosti si ravviva la mia fede nel Dio di Gesù Cristo e apprendo a cogliere i segni della presenza del suo amore nell’umanità di oggi, che ne ha grande bisogno”.

Lettore mio non temere, non mi sono montato la testa. So che grandi uomini negli ultimi decenni, specie a partire dal turbolento ’68, hanno scritto dei testi intitolati Perché sono ancora nella Chiesa (Joseph Ratzinger, Queriniana 1971),  Perché rimango nella ChiesaPunti fermi, Rusconi 1971), Perché resto nella Chiesa (Hans Kueng, primo capitolo del volume Conservare la speranza, Rizzoli 1990), Perché restare? (Timothy Radcliffe, in “La Croix” del 31 marzo 2009). Non mi sogno di dire meglio ma sento di doverlo dire con parole mie. (Hans Urs Von Balthasar, ultimo capitolo del volume

Come se uno mi chiedesse perché “amo ancora” mia moglie
In verità l’iniziativa non è stata mia. Non ho mai avuto la tentazione dell’abbandono. E non è mio l’atteggiamento di chi dice “nonostante tutto resto dentro”. Neanche mi garba l’espressione “questa Chiesa”, come se io potessi pensare a un’altra. Quanto poi all’amare la Chiesa l’atto mi è totalmente spontaneo. Quell’ancora e la stessa domanda mi suonano provocatori, come se uno mi chiedesse perché “amo ancora” mia moglie.

Ma so bene che c’è chi non ama più la moglie e conosco molti che non amano la Chiesa: si sono disamorati, letteralmente. Altri l’amano ancora ma con un amore tutto di testa, affaticato e stanco. A me interessa, preme, dialogare con loro. Non basta che io gli dica “leggi Von Balthasar”. Se appena appena li vedo interessati a sapere del mio amore, io glielo racconto.

E’ capitato che una parrocchia di Torino – quella dov’è parroco il vescovo ausiliare Guido Fiandino, una pasta d’uomo – mi abbia chiamato per un dibattito intitolato Perché amare ancora questa Chiesa, che si è tenuto l’11 novembre, con Alberto Melloni e Roberto Repole, moderatore il collega Francesco Antonioli. Mi preparavo all’appuntamento quando la rivista Communio – che stava lavorando a un fascicolo intitolato Credo Ecclesiam (ottobre-dicembre 2010) – mi chiedeva di narrare storie di conversione nelle quali sia la Chiesa a esercitare una qualche attrattiva, o spinta, o provocazione alla fede.

Ho dunque messo insieme i due lavori e qui ne do un ragguaglio minimo, rinviando al fascicolo di Communio chi voglia approfondire le storie di conversione. Mettendo insieme il risultato delle due indagini, dico che amo la Chiesa per la doppia ragione della notizia dell’amore di Dio per l’umanità che mi trasmette – in risposta alla quale io sono (divento o rimango) cristiano – e per i segni dell’amore di Dio tra gli uomini che mi veicola e che mi aiuta a riconoscere.

Dico ancora che questi segni – non tutti da lei posti, ma dei quali è pedagoga levatrice interprete e serva – costituiscono l’unica attrattiva che la comunità dei credenti può oggi esercitare sui non credenti. Aggiungo che questi segni – che chiamo anche “fatti di Vangelo” – sono frequenti oggi come sempre; e comunque più numerosi di quanti riusciamo a coglierne; e dunque oggi come sempre la Chiesa può essere amata. Qui è il cuore della mia risposta, essendo la domanda incentrata sull’amare “ancora”. 

Dico infine che in questa argomentazione per Chiesa intendo l’insieme dei credenti nel Dio di Gesù Cristo, che il cristiano comune incontra – simbolicamente – ogni volta che due o tre sono riuniti nel suo nome. Realmente ne incontra uno o due, simbolicamente li incontra tutti: tutti i battezzati, di ogni famiglia e confessione e anche quanti ritengono di non appartenere a nessuna Chiesa.

Segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi
A questo punto dovrei svolgere il tema esemplificando per categorie i segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi, toccando almeno alcune delle attestazioni specifiche della nostra epoca: il martirio disarmato, l’accoglienza della vita da parte delle donne sole e delle donne minacciate da grave malattia (la prima linea della difesa della vita è sempre il cuore delle madri), il perdono agli uccisori dei parenti, l’accettazione del figlio menomato e la scelta del bambino menomato per l’adozione, la reazione all’handicap e il ruolo riconosciuto all’handicappato nella Chiesa, la celebrazione ecclesiale della propria morte, il riconoscimento dell’amore sponsale e le coppie missionarie, il genio della carità in ogni nuova frontiera dell’umano, il Vangelo annunciato agli ultimi (droga, aids, carceri, prostituzione, vittime di abusi sessuali), nuove forme di manifestazione della letizia nell’afflizione e nuove modalità di preghiera pubblica.

Ed ecco – all’interno di questo quadro – i “segni” che ho potuto indicare per nome, cioè alcune delle storie di conversione utilizzate per Communio e segnalate nella conversazione di Torino. La brigatista Fulvia Miglietta – abbandonata da tutti e divenuta nemica a se stessa – una sera vede dalla finestra della cella una croce su una cupola, in mezzo alla nebbia e il giorno dopo chiede di parlare con il cappellano che le procura una Bibbia e delle visite, si sente amata e torna cristiana.

Altri due carcerati: l’uno attirato alla chiesa da una lettera di vicinanza che gli scrive un professore avuto alle superiori (Arrigo Cavallina); l’altro da una parola di perdono che gli arriva dai familiari di persone che aveva ucciso (Pietro Cavallero). Altri avviano un cammino di conversione ascoltando il “perdono” di Giovanni Bachelet agli uccisori del papà (Barbara Palombelli) o quello di papa Wojtyla al proprio attentatore (Angelo Busia). Il perdono come amore attestato ai nemici.

Genitori che morendo furono Chiesa ai figli
Due atei professi – una donna presa in una storia di droga e di aids (Enrica Plebani) e un intellettuale ribelle per omosessualità e altro (Giovanni Testori) – che ritrovano la fede nella vita eterna, l’una vedendo morire il padre e l’altro la madre “nella speranza della risurrezione”: i genitori qui furono Chiesa ai figli.

Due giornalisti che hanno ritrovato il coraggio di credere vedendo da vicino e per anni la forza della fede di Giovanni Paolo II, la sua capacità di stare di fronte al mistero e di mettersi in Dio (Domenico Del Rio, Marco Tosatti).

Altri due morenti di aids che si convertono quando sono prossimi alla disperazione: l’uno provocato a leggere i Vangeli e a chiedere il battesimo dalla carità di una suora ospedaliera (Enrico Barzaghi); l’altro entrando casualmente in contatto con la famiglia monastica di don Dossetti, dalla quale viene accolto e dalla quale riceve l’Eucarestia e la Scrittura, fino a divenirne monaco in articulo mortis (Paolo Caccone).

Questa è la chiesa: ama i derelitti, li accoglie, li invita alla tavola del Signore, risveglia in loro la speranza nella vita eterna. Questi sono i segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi. Io amo la Chiesa per questo.

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome
Sento crescere l’obiezione in chi mi legge: “Questi sono piccoli segni, questa è la Chiesa feriale. Ma la grande Chiesa? E’ amabile la grande Chiesa di oggi?”

Qui la mia risposta è tranciante: “La Chiesa non è nelle grandi cose” (sono parole del testamento del vescovo Luigi Maverna). Le “grandi cose” – seppure ve ne siano nella Chiesa di oggi: dai raduni di massa al Papato e agli episcopati, a ogni statistica del numero e delle opere – sono magari necessarie, ma non è in esse che troviamo l’essenziale della Chiesa. Le strutture, le opere, il diritto, il ministero, il governo hanno lo scopo di rendere possibile la lettura della Parola, la  celebrazione dell’Eucarestia e una qualche continuità nel servizio della Carità; tuttavia non è in esse la Chiesa ma “dove due o tre sono riuniti nel mio nome”.

Sento ripresentarsi l’obiezione di prima: ti pare che quel governo, quelle strutture, quelle decisioni oggi siano gestiti in maniera ottimale? No, credo proprio di no e qualche volta capita anche a me di segnalare qualche inadempienza: si dovrebbe avere meno timore del confronto e anche del conflitto, un più fattivo rispetto delle responsabilità laicali, metodi collegiali per le grandi decisioni, maggiore tolleranza interna. La tolleranza l’intendo sia da parte dell’autorità verso le varie componenti del Popolo di Dio, sia tra l’una e l’altra componente.

Ma essendomi fatto vecchio leggendo storie vicine e lontane di Chiesa alta e bassa – so che una gestione ottimale non vi è mai stata e mai vi sarà. Quella di oggi mi pare migliore di quella di ieri, se tra l’oggi e lo ieri mettiamo un mezzo secolo, o un secolo.

Sopravvalutazione del fattore governo
Sono anche convinto che mai come oggi vi sia stata nella nostra Chiesa una così grande sopravvalutazione del fattore governo, sia da parte di chi lo esercita, sia da parte di chi lo contesta. Per aiutarci ad amare la nostra Chiesa dovremmo compiere un’operazione di riequilibrio, dentro di noi e nella pedagogia comunitaria: ridimensionare l’importanza del fattore governo; prestare attenzione ai segni dell’amore di Dio nel mondo di oggi.

Termino con una parabola che prende spunto da una battuta di uno dei sette monaci di Tibhirin, nel film Uomini di Dio: «Siamo come uccelli sul ramo, non sappiamo se e dove voleremo». I cristiani che si fanno portatori del Vangelo sono straordinariamente indifesi in mezzo agli orrori del mondo. Come uccelli sul ramo, possono confidare soltanto sull’aiuto di Dio. La pressione delle potenze mondane li spinge a volare, a lasciare il campo e a scegliere il nascondimento. I segni dell’amore di Dio li incoraggiano a restare e a giocare qui e ora la loro vita.

Luigi Accattoli

www.luigiaccattoli.it

Per approfondire i "fatti di Vangelo" di Luigi Accattoli, LEGGI il suo ultimo libro

martedì 15 marzo 2011

A Brescia si fanno gli "Holy Break", un percorso spirituale quaresimale

In occasione della Quaresima, le Acli bresciane e l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro ripropongono, da domani fino al 13 aprile, quattro incontri di letture e preghiera "Holy Break"

Tutti gli appuntamenti, fissati dalle ore 20.30 alle ore 22, rappresentano un percorso spirituale rivolto a tutti i cittadini che vogliano applicare nel proprio quotidiano la Parola di Dio; un modo, questo, per approfondire il messaggio contenuto nei testi sacri che risultano ancora attuali e al passo con i tempi. 

Il primo dei quattro appuntamenti si svolgerà domani nella chiesa di San Massimiliano Kolbe a Caionvico (Bs) e affronterà, prendendo spunto dal libro della Genesi, il tema “Custodi della terra, collaboratori di Dio”. 

Il secondo incontro, “Il cammino di Mosè, da giustiziere a servitore” è per mercoledì 23 marzo nella chiesa di San Filippo Neri a Villaggio Sereno (Bs), mentre quello del 6 aprile, dal titolo “Per uno sguardo di misericordia” dal libro di Giona, verrà ospitato nella parrocchia di S. Anna a Brescia. 

L’ultimo appuntamento è per il 13 aprile con il Vangelo secondo Matteo, nella chiesa dell’Immacolata di Brescia.

lunedì 14 marzo 2011

In Venezuela progetto in favore di bambini e adolescenti

Un nuovo progetto a favore della tutela dei minori nell'ambito scolastico è stato avviato da circa sei mesi a Caracas dall'organizzazione solidale venezuelana Cecodap, in collaborazione con il Bureau International Catholique de l'Enfance (Bice)

L'obiettivo è ridurre episodi e situazioni violente nell'ambiente scolastico, familiare e comunitario, attraverso attività formative che prevedono una collaborazione congiunta tra bambini, bambine e adolescenti (NNA), professori, dirigenti ed altre figure della comunità scolastica. 

Durante i primi sei mesi di attuazione del progetto è stato possibile avviare conoscenze e individuare strumenti per le strategie di prevenzione della violenza. In primo luogo, ragazzi e adolescenti sono stati addestrati ad essere promotori del buon trattamento degli stessi nell'ambiente scolastico. La Cecodap ha contattato con successo 27 centri educativi e 2 organismi per la tutela che porteranno avanti attività di sensibilizzazione e promozione del Buon Trattamento nelle loro istituzioni.

L'organizzazione, inoltre, ha proposto progetti pedagogici innovatori e ludici per la formazione degli NNA su temi legati alla prevenzione della violenza e ai meccanismi di autodifesa. Questa proposta è stata pubblicata nella guida formativa dei promotori del Progetto. 

Almeno 500 persone hanno ricevuto informazioni dirette sull'importanza di prevenire la violenza, attraverso l'organizzazione e la partecipazione a seminari, video, forum e conferenze. I mezzi di comunicazione nazionali hanno contribuito a mettere in evidenza il tema del Buon Trattamento dei minori e la promozione di una cultura di pace nella scuola, in famiglia e nella comunità. 

Infine, sono stati realizzati moduli formativi per oltre 55 docenti provenienti da centri pubblici, privati, laici e cattolici, relativi alla tematica.


venerdì 11 marzo 2011

I Vescovi americani destinano borse di studio per 6 milioni di euro in Africa

È da otto anni che i vescovi degli Stati Uniti, attraverso la colletta nazionale da loro promossa con il Fondo di solidarietà per la Chiesa in Africa, sostengono progetti nel continente con l’erogazione di circa 291 borse di studio per un valore complessivo di sei milioni di euro. 

Negli anni, è stata finanziata l’educazione catechetica dei laici in Namibia; la formazione di assistenti pastorali per i malati in Uganda; laboratori su giustizia, pace e sviluppo nell’Africa occidentale; l’assistenza alle radio libere cattoliche in Liberia; la formazione di insegnanti cattolici in Ghana e il centro per giovani traumatizzati dalla guerra civile “The action of Thalita Kum” nella Repubblica del Congo. 

Anche quest’anno, riferisce la Zenit, il progetto è stato lanciato: ha come titolo “È possibile, unisciti a noi” e si concentra sulla promozione dell’educazione come principale necessità pastorale dell’Africa orientale, obiettivo deciso sulla base dei risultati di uno studio curato dalla Conferenza episcopale degli Usa in collaborazione con la Mendoza school of business presso la University of Notre dame e le Conferenze episcopali dell’area. 

“La Chiesa in Africa è benedetta da una fede radicata nella speranza, raggiunta con la sopravvivenza in mezzo a sfide critiche e uniche che affronta quotidianamente ogni parrocchia, ogni villaggio e ogni paese - ha detto mons. John Ricard, vescovo di Pensacola-Tallahassee, in Florida, e presidente del Sottocomitato per la Chiesa in Africa nato in seno all’episcopato – tutti i Paesi dell’Africa sono ricchi di cultura, risorse e chiari valori umani”. 

Il presule, però, ha sottolineato anche i problemi del continente, come l’Aids che minaccia la vita di milioni di persone, la guerra, l’oppressione, la povertà estrema e la carestia: “La fede è ciò che sostiene la gente che deve affrontare queste realtà”, ha concluso.

giovedì 10 marzo 2011

Ecco il secondo volume del "Gesù di Nazaret" di Papa Benedetto XVI

“Anche se naturalmente resteranno sempre dettagli da discutere, spero tuttavia che mi sia stato dato di avvicinarmi alla figura del nostro Signore in un modo che possa essere utile a tutti i lettori che vogliono incontrare Gesù e credergli”. Così, con una doppia firma “Joseph Ratzinger – Benedetto XVI”, il Papa presenta l’obiettivo principale del suo lavoro su “Gesù di Nazaret” giunto al secondo volume che ripercorre la vita di Gesù “Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”.

Il testo viene presentato oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, e da Claudio Magris, scrittore e germanista.

Alla diffusione del volume, la sala stampa vaticana ha reso noto i contratti editoriali stipulati per questa edizione. Sono già in corso o concluse le traduzioni in 20 tra le lingue principali al mondo, comprese catalano, ceco, malayalam, ucraino, ungherese. In trattativa le traduzioni in arabo, coreano, greco, giapponese.

Sono invece una trentina i Paesi e gli editori che hanno già siglato contratti di pubblicazione, nei principali Paesi compresi Croazia, Bosnia, Erzegovina, India, Malta, mentre le trattative sono avanzate per Libano e Medio Oriente, Corea, Grecia e Giappone. Alcuni tra i principali editori hanno già siglato contratti di pubblicazione.

Già nella premessa al primo volume, papa Benedetto XVI aveva detto che era suo desiderio illustrare la figura e il messaggio di Gesù. “Esagerando un po’ – scrive il santo Padre –, si potrebbe dire che io volevo trovare il Gesù reale”. “Ho cercato – prosegue – di sviluppare uno sguardo sul Gesù dei Vangeli e un ascolto di Lui che potesse diventare un incontro e tuttavia, nell’ascolto in comunione con i discepoli di Gesù di tutti i tempi, giungere anche alla certezza della figura veramente storica di Gesù. Questo compito era nella seconda parte ancora più difficile che non nella prima, perché solo nella seconda s’incontrano le parole e gli avvenimenti decisivi della vita di Gesù”.

Nella premessa, papa Benedetto confessa che è stato per lui un motivo di gioia il fatto che il suo primo volume sia stato accolto anche dal teologo protestante Joachim Ringleben, autore di un altro testo su Gesù e – aggiunge il Papa – “per così dire, un fratello ecumenico”. Ciò dimostra che, “pur con approcci teologici differenti, è la stessa fede che agisce, avviene un incontro con lo stesso Signore Gesù. Spero che ambedue i libri, nella loro diversità e nella loro essenziale sintonia, possano costituire una testimonianza ecumenica che in questa ora, a modo suo, può servire alla comune missione fondamentale dei cristiani”.

Infine, Benedetto XVI annuncia l’intenzione di mantenere la promessa fatta nella prima parte del libro, ribadendo cioè la volontà di scrivere un “piccolo fascicolo” sull'infanzia di Gesù, “se per questo mi sarà ancora data la forza”.

È la “gioia cristiana”, la chiave di lettura del volume, come indica lo stesso Benedetto XVI quando ricorda che Cristo salendo al cielo “tiene le sue mani stese su di noi” per proteggere tutta l’umanità. “Nell’andarsene Egli viene per sollevarci al di sopra di noi stessi e aprire il mondo a Dio. Per questo i discepoli poterono gioire, quando da Betania tornarono a casa. Nella fede sappiamo che Gesù, benedicendo, tiene le sue mani stese su di noi. È questa la ragione permanente della gioia cristiana”.

La nuova legge proposta da Gesù “non è una nuova norma, ma l’interiorità nuova donata dallo stesso Spirito di Dio”. Quanto al tradimento di Giuda, simbolo di tutti i tradimenti da parte degli uomini, Benedetto XVI scrive che “attraverso una serie di forme apparentemente minute d’infedeltà” egli “decade spiritualmente e così, alla fine, uscendo dalla luce, entra nella notte e non è più capace di conversione”.

“Nella passione di Gesù, tutto lo sporco del mondo viene a contatto con l’immensamente Puro (...). Lo sporco del mondo viene realmente assorbito, annullato, trasformato mediante il dolore dell’amore infinito”. Questa trasformazione radicale avviene al momento della risurrezione di Gesù che – aggiunge – “è una sorta di ‘mutazione decisiva’ (...), un salto di qualità”. In essa “è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti”.

-Sir-

mercoledì 9 marzo 2011

Roma espone la Via Crucis bronzea più grande del mondo, realizzata presso le Pie Discepole del Divino Maestro

Le 14 stazioni della “Via Crucis”, rappresentate da 49 statue e 11 croci alte quasi due metri, fuse in bronzo con il sistema della cera persa. È l’originale allestimento che si potrà vedere da domenica prossima, 13 marzo, fino al 29 aprile a Roma, in via della Conciliazione. 

L’opera, definita come la Via crucis più grande del mondo, è stata commissionata dalla municipalità di Coquimbo in Cile, dove ritornerà dopo l’esposizione romana. Realizzata dagli scultori Pasquale Nava e Giuseppe Allamprese, ha richiesto 20 tonnellate di bronzo e cinque anni di lavorazione. 

La sacra rappresentazione è in stile tradizionale e rispetta il più possibile la descrizione della Passione dei Vangeli. 

A presentare la grandiosa installazione di arte sacra contemporanea sono stati oggi, tra gli altri, il card. Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, e il sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, Umberto Broccoli, durante un’iniziativa organizzata presso la sala stampa di Radio Vaticana. 

Le statue bronzee che compongono la “via Crucis” sono state realizzate dalla Domus Dei, di proprietà della congregazione delle Pie Discepole del Divino Maestro.

* Ringraziamo Gabriele Bellan per averci concesso una foto dell'esposizione.

martedì 8 marzo 2011

A proposito della dignità della donna: Scienza & Vita in campo

Ricostruiamo l'identità femminile di generazione in generazione

Ripartiamo dalle “viscere”, come suggerisce Marìa Zambrano, ascoltiamo il linguaggio del corpo: può essere questo lo slogan di questo 8 marzo.
Invece di riproporre valori astratti o rappresentazioni concettuali, là dove il corpo diventa erroneamente allegoria della mente, proviamo a seguirne i ritmi interni, la sua nascosta finalità, il suo carattere simbolico.

Questo percorso, del resto, appare segnato da quel dato originario impresso da quell’inizio della vita costituito per i credenti dalla Creazione: il risveglio al mondo è stato infatti donato tramite la percezione plastica del corpo dei nostri due progenitori. Al di là delmito, una verità si rende qui subito evidente; la differenza tra maschile e femminile non appare soltanto attraverso la diversità anatomica, che ne disegna l’identità sessuale, ma il corpo diventa subito, come dire, il “vestito” dell’anima, la sua rivelazione profonda, la modalità originaria di affacciarsi al mondo e di intercettare la presenza di altri.

Vale la pena chiedersi, al riguardo, per quale strano destino la materialità creaturale del corpo femminile abbia condotto alla perdita della sua dignità in modo, oggi, così scomposto e plateale, creando l’impressione che la necessaria rivoluzione culturale, che si fa urgente, più che rifarsi all’obbedienza ad una tavola eterea di norme e di valori, faccia affidamento all’esperienza e all’ascolto diretto delle parole, a cui il suo corpo rimanda.

Si può provare, in tal senso, a comprendere come il dato biologico – l’essere donna – pur non esaurendo di per sé l’identità di tutta la persona, si costruisca anche sulla base di questo suo darsi immediato e naturale. Così che il corpo sessuato possa esibire una sua potenziale irradiazione simbolica che potrebbe davvero rappresentare il suo riscatto, oltre che costituire la base fondativa per un’etica delle relazioni umane.

Ogni essere umano – lo si sa – inizia la sua vita “abitando” all’interno di un altro essere umano, una donna, così che i due corpi sperimentano insieme – nei nove mesi, tanto dura la convivenza – che la carne che ci costituisce non è soltanto soggetto di esperienza, ma principio, inizio di un corpo che viene alla vita, vita ospitata nella casa di un altro corpo.

Bisognerebbe essere capace di riudire in noi il rumore della nostra nascita, quando in principio si porta in sé la percezione dell’essere donati alla vita, in quel lampo dell’inizio con cui siamo venuti almondo.
Allora la nostra carne non è il corpo opaco che ognuno trascina con sé dopo la nascita, corpo che ci accompagnerà per tutta l’esistenza, senza sorpresa, ma forse con rassegnazione, visto quei segni incancellabili che ci costituiscono e che nessuna correzione chirurgica elimina: noi siamo quegli occhi, quel volto, quello sguardo…

Conviene dunque provare a seguire i tempi e i ritmi del corpo della donna, visto che è lei la nostra prima casa, corpo sempre mosso, in un movimento costante di sistole e diastole, vero simbolo universale che garantisce spazio comune ad una ragazza araba o cinese, ad un’adolescente australiana, a una studentessa italiana, ad una diciottenne indiana.
Così da individuare alcuni tratti di questa storia comune, legata all’esperienza del “corpo vissuto”, là dove è possibile riscoprire la forza dell’identità, nella trama di una narrazione entro cui liberare parole autonome e vive.

Si possono al riguardo scoprire tre aspetti, a cui la carne femminile rimanda: il primo può essere detto “corpo – flusso”, il secondo “corpo – abitazione” e il terzo “corpo –mondo”.

Dopo l’infanzia, la donna è un corpo dal quale si vede fluire regolarmente e periodicamente “sangue di vita”. E’ un corpo – flusso che ha una regolazione di tempo ritmico, tempo mobile, alternante, mai fermo, luogo liquido che compresso nella materialità della carne si tramuta in tempi alterni e per un lungo periodo di vita in sangue, e, in momenti particolari, anche in latte. Entrambi stanno in relazione con la vita; vita che si annuncia e vita che si alimenta, si nutre.

A misura che trascorre il tempo, le conseguenze di diventare corpo abitato – con la gestazione di un nuovo inizio, il figlio – si vanno facendo più intense: vedrà allora arrivare un momento nel quale il tempo compiuto apre un cammino perché il dentro – il bambino – si apra all’esterno, alla frontiera del mondo.

Dopo la rottura e l’allontanamento necessari, il corpo femminile scopre che all’esterno è tanto capace di nutrire come all’interno, in uno spostamento che va dal ventre al petto: il liquido rosso si fa bianco, diventa latte che nutre il figlio, ormai vita autonoma, fuori di lei. Il latte, cibo liquido è relazione nutriente, unione tra due corpi, comunicazione materiale e psichica, comunione che potenzia sempre più l’ormai avvenuta separazione.

Giunge poi il tempo in cui tutto questo cessa, il corpo femminile entra con il passare del tempo in un altro ritmo; diventa insomma corpo mondo: la fecondità fisica finisce, ma per annunciare un’altra tappa, un’altra maternità che si inserisce nella storia del tempo, dove tutto nasce ed è alimentato ad un altro livello. Questo spiega perché non è meno donna chi, per scelta o per condizioni personali non è abitata dalla vita e non allatta, intanto perché, comunque, in quanto donna è simbolicamente abitabile, ma perché il tempo della generazione e del nutrimento è aperto e traducibile nei tanti gesti delle relazioni interpersonali, quando queste si fanno profonde, come dire, incarnate. Per una generazione “secondo l’anima”, come direbbe Platone.

Il “miracolo” dell’inizio, per dirla con Hannah Arendt, quello che apre il mondo all’accoglienza di ogni nuovo nato, si imprime così in ogni contesto vitale, diventa parto delle relazioni umane: la nascita di un’amicizia, di un amore porta il sigillo di questo incredibile evento; affidati al visibile (alle tante espressioni della nostra corporeità) percepiamo ogni giorno la rivelazione dell’invisibile, quale presenza nascosta e reale della vita che ricomincia, quando diventa ospitalità e dimora dell’altro dentro le tante voci del suo corpo, con cui la donna si apre almondo. O meglio diventa metafora del mondo. Sono le sue viscere a impiantare un fondamento sicuro sulla terra, che di generazione in generazione ridice il bene dell’essere al mondo. Ma bisogna essere più precisi: noi non siamo nel mondo, come dice Heidegger e molta filosofia contemporanea che pensa la vita guardando ai concetti.

Certo, con la nascita entriamo nel mondo, ma per diventare noi stessi mondo. Luogo cioè in cui far confluire le traiettorie del desiderio, le spinte della libertà, le aspirazioni al bene, la voglia di legami forti e caldi dentro quel nucleo di verità che è suggerito proprio dal linguaggio del corpo. Là dove il tempo ciclico, ordinato secondo i ritmi e i vuoti, momenti di fecondazione e attimi di sospensione chiede e pretende rispetto e custodia, invece che violenza e indifferenza. Un tempo che va accompagnato, perché si prepari e maturi alla luce di una intenzionalità che non può essere alterata per capriccio. Un tempo che ridica la disciplina dell’attesa, per dar tempo al tempo senza prevaricazioni e inutili scappatoie. Così che tutta la persona, nella sua triplice scansione di corpo, psiche e spirito, maturi dentro questo tempo, che già porta in sé i frutti maturi della propria identità.

Proprio come accade nel corpo – abitazione, in cui, nella paziente attesa che il tempo realizzi il compimento, la carne femminile si rivela anche come metafora sociale: le porte della casa – corpo non sono chiuse, se non per abilitare il figlio alla vita autonoma, che non diventa in seguito (o non lo dovrebbe mai diventare) una figura separata ed estranea, ma l’inizio simbolo di relazioni comunitarie segnate dalla reciprocità, dall’interdipendenza, dal rispetto, dalla compartecipazione.

Si può facilmente immaginare quali possono essere le conseguenze etiche di questa esperienza del corpo – casa – mondo all’interno della vita sociale. Cosa succederebbe se in questa società, che fa l’esperienza di versare il sangue per l’odio e la violenza, si accogliesse l’esperienza del corpo della donna che versa il sangue per dare la vita e lasciare crescere l’altro fino a che ne ha bisogno?

In una società, come la nostra, nella quale l’economia è basata sul consumo delle cose e che consuma anche le vite, si potrebbe anche passare ad un’economia dove realmente e per tutti il mondo diventi una casa abitabile. La donna ha la memoria simbolica del proprio corpo come una “casa” ed anche l’esperienza storica della gestione della “casa” della famiglia; è forse arrivato il tempo in cui la donna, con il suo modo specifico di essere “mondo”, esca finalmente al mondo, per fare di questo mondo una casa abitabile per tutti.

Se la donna sperimenta nel suo corpo la lenta maturazione e trasformazione della materia, là dove una cellula arrivi a costituire un essere umano, c’è da sperare che il tempo, dentro il travaglio della storia, sia in grado di partorire – a tempo dovuto – nuove e sorprendenti manifestazioni di amore per il mondo.
 
Un altro modo per dire che il corpo vissuto non è mai proprietà personale, non è un soggetto assoluto di diritti, né dovrebbe mai diventare oggetto di sopruso o merce di scambio, ma un bene comunicativo che possiede parole che vanno intercettate e reimparate. Anche oggi, nel “nostro” 8 marzo.

* Il testo, approvato dall’Associazione Scienza &Vita, è stato curato da Paola Ricci Sindoni (Ordinario di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Messina,Vice Presidente Nazionale Associazione Scienza &Vita) e condiviso da Emanuela Lulli, Chiara Mantovani, Daniela Notarfonso, LorenzaViolini (Consiglieri Nazionali Associazione Scienza &Vita).

Si rimanda al sito www.scienzaevita.org per la consultazione integrale del Documento.

lunedì 7 marzo 2011

Ad Haiti un laboratorio di protesi per i bambini colpiti dal terremoto

“Siamo entusiasti di aiutare a guarire i bambini colpiti dal devastante terremoto e dare loro rinnovata speranza di vivere il presente e il futuro con una nuova mobilità”. Lo ha sottolineato Carl Anderson, Cavaliere supremo dell’Ordine di Colombo, durante la cerimonia ufficiale d’inaugurazione di un laboratorio di protesi per l’infanzia a Port-au-Prince, capitale di Haiti. 

Il programma “Guarire i bambini di Haiti” - con l’aiuto del Project Medishare, Össur e della Challenged Athletes Foundation - intende offrire protesi e terapie di riabilitazione fisica per i bambini che hanno oltre due anni di età. 

Il nuovo laboratorio, già attivo da qualche mese - riferisce l’Osservatore Romano - potrà approntare oltre seicento tipologie di protesi. Circa cento bambini hanno già beneficiato del programma, mentre altri mille sono stati dotati di sedie a rotelle per muoversi. 

Il centro funzionerà anche come scuola di formazione per futuri tecnici di settore. Si intende, così, avviare e poi consolidare con l’apertura di altri Centri la produzione di protesi connessa alla formazione di operatori paramedici specializzati nella riabilitazione deambulatoria. 

Al momento sono già due gli haitiani assunti nella struttura dopo il corso di formazione.

venerdì 4 marzo 2011

In Guatemala la Bibbia è tradotta nella lingua maya più diffusa

In occasione dello studio dell’Esortazione apostolica postsinodale "Verbum Domini", mons. Julio Cabrera, vescovo di Jalapa, ha presentato la recente pubblicazione della Bibbia tradotta in k'iche, la più popolare delle 22 lingue maya prevalenti nel Paese. 

La traduzione della Bibbia in k'iche è il frutto di 23 anni di lavoro di un gruppo coordinato dal sacerdote francese Bernardo Guos e da Isabel Sucuquí, di lingua maya, originaria di Chiché, El Quiché. 

Mons. Cabrera ha spiegato che il lavoro di digitalizzazione del documento è iniziato l’anno scorso a Bilbao, in Spagna, poi è proseguito in Cina per la stampa, da dove questa Bibbia arriva per essere consegnata al popolo del Guatemala. 

Da parte sua, padre Guos ha spiegato che la traduzione delle Scritture non è stata fatta dallo spagnolo, ma dalla lingua originale, attraverso un processo di costante revisione da parte di catechisti k'iché, per giungere al testo finale di una Bibbia moderna, che consente la lettura del testo senza l'aiuto di altre lingue. 

Isabel Sucuquí ha espresso la sua gioia per questa versione che onora tutti i martiri, il popolo k'iche, e tutte le persone coinvolte nella traduzione. Ha inoltre riconosciuto il prezioso contributo dei catechisti delle diverse parrocchie cattoliche dell'occidente del Paese. 

La traduzione della Bibbia in lingua k'iché segna un momento storico per la Chiesa del Guatemala, che offre oggi il Libro sacro nella loro lingua a molti catechisti, che per mettere in salvo la loro vita dovettero seppellire le loro Bibbie e gli altri testi di formazione cristiana quando la Chiesa subì una sanguinosa persecuzione.

giovedì 3 marzo 2011

In Angola l'Hospital Divina Providencia a disposizione di 1 milione di abitanti

Anni di conflitti devastanti, trasformazioni demografiche e declino economico hanno ridotto il popolo angolano ad uno stato di povertà e di privazione tra i peggiori del mondo. Le cattive condizioni ambientali, la difficoltà di accesso all'acqua potabile, le lunghe piogge, la mancanza di strutture sanitarie di base, espongono le popolazioni povere della città a maggiori rischi di malattia. 

In questo contesto, l'Unione Medico Missionaria Italiana (UMMI) è impegnata, dal 1994, a sostegno della popolazione locale, in particolare verso la fascia materno-infantile. 
L'input alle attività dell'UMMI è stato dato dalla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, presenti a Luanda dal 1984.

Di particolare rilievo tra le iniziative è l'Hospital Divina Providencia (HDP) che interessa la periferia della capitale angolana, punto di riferimento per circa un milione di abitanti. 

Nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010, hanno usufruito delle cure mediche dell'HDP, oltre che dell'assistenza sanitaria di base presso i 4 Posti di Salute (PdS) periferici, circa 80 mila bambini nella fascia di età tra 0 e 14 anni. 

Fino ad oggi nel nosocomio sono stati ricoverati più di 2.500 bambini, di cui almeno 500 presso il Centro Nutrizionale Terapeutico per la cura della malnutrizione grave, oltre ad altri mille casi seguiti ambulatorialmente per la prevenzione di disturbi legati alla carenza di cibo. 

Il reparto pediatrico dispone di 54 posti letto, di cui 18 dedicati al settore malnutriti. 

Nei PdS sono state effettuate almeno 106 mila visite. Grazie all'allestimento di una nuova banca del sangue sono triplicate le trasfusioni e sono stati eseguiti oltre 200 mila esami. 

-Fides-

mercoledì 2 marzo 2011

A Czestochowa nasce un Centro Missionario e Mariano

Per volontà di Mons. Stanislaw Nowak, Arcivescovo metropolita di Czestochowa, sorgerà a Myszków  Mrzyglód, presso il Santuario della Madonna del Santo Rosario, il Centro Missionario e Mariano dell'Arcidiocesi di Czestochowa

Responsabile della realizzazione del progetto è don Jacek Gancarek, parroco e custode del Santuario, direttore delle Pontificie Opere Missionarie dell'Arcidiocesi di Czestochowa. 

"Il nostro Santuario della Madonna di Santo Rosario è il luogo appropriato per il Centro Missionario e Mariano. Il Santo Rosario è la preghiera speciale per le missioni della Chiesa", racconta a Fides don Gancarek. 

"Presso il nostro Centro vogliamo realizzzare la missione evangelizzatrice della Chiesa. Vogliamo anche presentare ai bambini, ai giovani e ai pellegrini la vasta problematica missionaria. Il nostro Santuario può e deve diventare il luogo della preghiera permanente per le missioni".

martedì 1 marzo 2011

Bramino convertito al cattolicesimo traduce la Bibbia in lingua kashmiri

Presentazione ufficiale della Bibbia in lingua kashmiri, nella città di Guntur, in India. Il progetto, lanciato nel lontano 1994, è frutto della collaborazione fra la diocesi di Jammu-Srinagar e della Bible Society indiana. Tutti i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento sono stati tradotti insieme ad oltre otto volumi di apocrifi. 

L’autore dell’opera è Predhuman K Joseph Dhar, un noto studioso, giornalista, scrittore e educatore, convertito al cattolicesimo e appartenente ad una famiglia conservatrice dell’ordine braminico Shavita.

“Insieme ai miei fratelli ho studiato nella scuola dei missionari di Mill Hill”, ha raccontato l’autore all'agenzia AsiaNews spiegando il percorso di fede che lo ha portato ad avvicinarsi al cristianesimo. “Quando entrai nella IX classe cominciai a visitare la Chiesa di nascosto, per timore che i miei genitori lo venissero a sapere”.

“Ero sbalordito nel vedere che i cristiani veneravano la Croce e mi chiedevo perché quell’uomo era stato messo a morte in quel modo e perché non era stato in grado di salvarsi e, soprattutto, che gente erano i suoi seguaci”. La sua ricerca continuò negli anni seguenti.

“Mi trovai come trafitto da una magia, le parole di Gesù Cristo sembravano scritte specialmente per me”. “Leggendo il sermone della Montagna entrai in un mondo nuovo: all’improvviso capii perché Gesù volle morire sulla Croce”.

Poi arrivarono gli anni dell’università, a Lucknow, e l’incontro con le “Confessioni” di Sant’Agostino e la vita e le opere di San Giovanni della Croce. Nel frattempo la fede si stava facendo strada nel suo animo e non potè più tenere nascosto il suo interesse per il cristianesimo.

“Fui fatto oggetto delle peggiori accuse ma sopportai questo trattamento duro con l’amore che sopporta e tollera tutto con pazienza”. Nel 1984 accadde qualche cosa di straordinario: “Mentre stavo dicendo il Rosario ho visto una forma luminosa che mi diceva che il mio Signore voleva che gli rendessi testimonianza esplicita e che mi avrebbe aiutato”.

Predhuman fu battezzato il 21 aprile 1984, una scelta che portò la rottura completa con la sua famiglia. La sua testimonianza continuò, svolgendo lavoro giornalistico, in difesa del cristianesimo e ora anche con la traduzione della Bibbia nella sua lingua paterna.

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