"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 30 giugno 2011

La giovinezza sacerdotale di Benedetto XVI... Auguri Santità!

“‘Non vi chiamo più servi ma amici’. A sessant’anni dal giorno della mia ordinazione sacerdotale sento ancora risuonare nel mio intimo queste parole di Gesù, che il nostro grande arcivescovo, il card. Faulhaber, con la voce ormai un po’ debole e tuttavia ferma, rivolse a noi sacerdoti novelli al termine della cerimonia di ordinazione”. Con questa nota personale Benedetto XVI ha iniziato, stamattina, l’omelia della messa, nella basilica di San Pietro, per la solennità dei Santi Pietro e Paolo e l’imposizione del pallio ai nuovi metropoliti. Oggi ricorre, inoltre, il 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Papa.

Amico. “Secondo l’ordinamento liturgico di quel tempo – ha aggiunto il Pontefice -, quest’acclamazione significava allora l’esplicito conferimento ai sacerdoti novelli del mandato di rimettere i peccati”. Tuttavia, “ciò che avveniva in quel momento, era ancora qualcosa di più. Egli mi chiama amico. Mi accoglie nella cerchia di coloro ai quali si era rivolto nel Cenacolo. Nella cerchia di coloro che Egli conosce in modo del tutto particolare e che così Lo vengono a conoscere in modo particolare. Mi conferisce la facoltà, che quasi mette paura, di fare ciò che solo Egli, il Figlio di Dio, può dire e fare legittimamente: Io ti perdono i tuoi peccati”. Non solo: “Egli mi affida le parole della consacrazione nell’Eucaristia. Egli mi ritiene capace di annunciare la sua Parola, di spiegarla in modo retto e di portarla agli uomini di oggi. Egli si affida a me”.

Come il vino pregiato. “Non più servi ma amici”: ma cosa è veramente l’amicizia? “L’amicizia – ha osservato il Santo Padre - è una comunione del pensare e del volere”. In realtà, “l’amicizia non è soltanto conoscenza, è soprattutto comunione del volere. Significa che la mia volontà cresce verso il ‘sì’ dell’adesione alla sua”. C’è poi un terzo elemento: “Egli dà la sua vita per noi”. La parola di Gesù sull’amicizia “sta nel contesto del discorso sulla vite. Il Signore collega l’immagine della vite con un compito dato ai discepoli”. Il primo “è quello di mettersi in cammino, di uscire da se stessi e di andare verso gli altri”. Dunque, “il Signore ci esorta a superare i confini dell’ambiente in cui viviamo, a portare il Vangelo nel mondo degli altri, affinché pervada il tutto e così il mondo si apra per il Regno di Dio”. Ma Gesù chiede anche di portare frutto, “un frutto che rimanga!”. Ma qual è il frutto che rimane? “Ebbene – ha affermato Benedetto XVI -, il frutto della vite è l’uva, dalla quale si prepara poi il vino. Fermiamoci per il momento su questa immagine”. Dopo aver ripercorso i passaggi necessari affinché si produca uva buona e vino pregiato, sole e pioggia, giorno e notte, processi di maturazione e fermentazione, il Papa ha domandato: “Non è forse questa già un’immagine della vita umana, e in modo del tutto particolare della nostra vita da sacerdoti? Abbiamo bisogno del sole e della pioggia, della serenità e della difficoltà, delle fasi di purificazione e di prova come anche dei tempi di cammino gioioso con il Vangelo. Volgendo indietro lo sguardo possiamo ringraziare Dio per entrambe le cose: per le difficoltà e per le gioie, per le ore buie e per quelle felici. In entrambe riconosciamo la continua presenza del suo amore, che sempre di nuovo ci porta e ci sopporta”.

Immagine dell’amore. Un’ulteriore domanda: di che genere è il frutto che il Signore attende da noi? “Il vino è immagine dell’amore: questo è il vero frutto che rimane, quello che Dio vuole da noi”, ha sostenuto il Pontefice, per il quale “l’autentico contenuto della Legge, la sua summa, è l’amore per Dio e per il prossimo. Questo duplice amore, tuttavia, non è semplicemente qualcosa di dolce. Esso porta in sé il carico della pazienza, dell’umiltà, della maturazione nella formazione ed assimilazione della nostra volontà alla volontà di Dio, alla volontà di Gesù Cristo, l’Amico”. Solo così, “nel diventare l’intero nostro essere vero e retto, anche l’amore è vero, solo così esso è un frutto maturo. La sua esigenza intrinseca, la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, richiede sempre di essere realizzata anche nella sofferenza. Proprio così cresce la vera gioia. Nel fondo, l’essenza dell’amore, del vero frutto, corrisponde con la parola sul mettersi in cammino, sull’andare: amore significa abbandonarsi, donarsi; reca in sé il segno della croce”.

Giogo dolce ed esigente. Dopo aver dedicato questa riflessione al ricordo del suo 60° di sacerdozio, il Santo Padre ha rivolto un pensiero agli arcivescovi metropoliti nominati dopo l’ultima Festa dei grandi Apostoli cui oggi è stato imposto il pallio che ricorda “innanzitutto il giogo dolce di Cristo che ci viene posto sulle spalle”. Il giogo di Cristo “è identico alla sua amicizia. È un giogo di amicizia e perciò un ‘giogo dolce’, ma proprio per questo anche un giogo che esige e che plasma. È il giogo della sua volontà, che è una volontà di verità e di amore. Così è per noi soprattutto anche il giogo di introdurre altri nell’amicizia con Cristo e di essere a disposizione degli altri, di prenderci come Pastori cura di loro”. Il pallio viene intessuto con la lana di agnelli e ciò ricorda che il Pastore è diventato “Egli stesso Agnello, per amore nostro”. “Ci ricorda – ha detto - Cristo che si è incamminato per le montagne e i deserti, in cui il suo agnello, l’umanità, si era smarrito. Ci ricorda Lui, che ha preso l’agnello, l’umanità – me – sulle sue spalle, per riportarmi a casa. Ci ricorda in questo modo che, come Pastori al suo servizio, dobbiamo anche noi portare gli altri, prendendoli, per così dire, sulle nostre spalle e portarli a Cristo. Ci ricorda che possiamo essere Pastori del suo gregge che rimane sempre suo e non diventa nostro”. “Il pallio – ha concluso - significa molto concretamente anche la comunione dei Pastori della Chiesa con Pietro e con i suoi successori – significa che noi dobbiamo essere Pastori per l’unità e nell’unità e che solo nell’unità di cui Pietro è simbolo guidiamo veramente verso Cristo”.


-Sir-

martedì 28 giugno 2011

"Tobia. Famiglia e parole in viaggio". Tour in 15 piazze italiane

Visualizza il tour
Una libreria mobile e una serie di eventi culturali per “portare i contenuti e i valori della cultura cattolica nelle piazze”. È lo scopo di “Tobia. Famiglia e parole in viaggio”, iniziativa promossa dal gruppo editoriale San Paolo e dal Forum delle associazioni familiari, in collaborazione con il quotidiano “Avvenire”, e che dallo scorso maggio fino a ottobre coinvolge 15 piazze italiane. 

La proposta è di “dialogare su temi sempre più attuali. Primi fra tutti – hanno spiegato oggi i promotori, presentando a Milano l’iniziativa – il valore, le esigenze e i diritti della famiglia, la sua capacità di essere un’importante risorsa per la società, non solo come luogo di crescita e sviluppo dell’individuo, ma anche come motore dell’economia ed esempio di sussidiarietà”. 

Si parla di “fisco a misura di famiglia, matrimonio, diritto alla vita, volontariato internazionale, educazione e scelta educativa, diritti dei bambini, dialogo tra le religioni, parità scolastica, attività del Forum nazionale delle associazioni familiari e dei Forum locali, ma anche di lotta alle mafie e storia e attualità della cultura italiana nei 150 anni dell’Unità d’Italia”. 

Tra gli ospiti don Virginio Colmegna, don Gino Battaglia, Anna Maria Artoni, Aldo Maria Valli, Alberto Bobbio, Gian Guido Vecchi, Roberto Bolzonaro, Cecilia Maria Greci, Gianna Savaris, Maria Luisa Tezza. 

Per ulteriori informazioni: www.libreriatobia.it

lunedì 27 giugno 2011

In Africa tanti progetti a sostegno di ragazzi in difficoltà

In molti paesi africani per decenni le comunità dei villaggi hanno garantito aiuto e protezione all'infanzia, soprattutto nelle aree rurali, dove i minori, in caso di assenza dei genitori, venivano affidati ai membri anziani o ai parenti più prossimi. 

La situazione attuale, che vede emergere i problemi dell'urbanizzazione incontrollata, delle sanguinose guerre civili e dell'Aids, espone i bambini e i giovani alle realtà più difficili. Per loro lavorano instancabilmente i Salesiani e le Salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA). 
Come rende noto l'agenzia Ans, in Uganda, a Kampala-Namugongo, dal 2007 i Salesiani curano un centro che accoglie circa 150 bambini e ragazzi di strada. Obiettivo del progetto è la promozione sociale di questi giovani svantaggiati, a cui vengono offerti pasti, vestiti, accesso alle cure mediche e all'istruzione. 

La Procura di Torino, insieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha sviluppato anche altri progetti di sostegno all'infanzia abbandonata in Africa. Tra questi le opere di Kasama, in Zambia; e di Namaacha, in Mozambico.
 
Nell'opera di Kasama le FMA ospitavano da tempo ragazze vittime di violenze ed abusi sessuali, orfane o ragazze povere, ma la struttura in cui vivevano era ormai fatiscente. Raccolti i fondi necessari si è proceduti all'acquisto e ristrutturazione di un edificio adiacente alla struttura delle suore, che è diventato una casa sicura per le ragazze. Qui le suore sostengono le ragazze nell'educazione e nello sviluppo delle singole individualità e sensibilità, le aiutano a divenire responsabili e ad emanciparsi dagli archetipi culturali dominanti. 

A Namaacha, invece, data la scarsità di scuole presenti nelle zona e le difficoltà per le giovani di frequentarle, le FMA hanno deciso di ristrutturare un vecchio edificio, dove attualmente circa 30 ragazze tra gli 11 e i 18 anni hanno un luogo sicuro in cui vivere e la possibilità di andare a scuola. È stata sensibilmente ridotta, inoltre, la diffusione di malattie infettive, come la malaria, e sono quasi scomparse le malattie polmonari, con beneficio per tutta la comunità. 

-Fides-


giovedì 23 giugno 2011

Oggi parliamo del Movimento Ecclesiale Carmelitano

Il Movimento Ecclesiale Carmelitano è stato fondato nel 1993 da padre Antonio Maria Sicari.
Già nel suo nome il MEC vuole sintetizzare i contenuti che propone all’esperienza e alla riflessione di coloro che vi prendono parte o vi si accostano.

MOVIMENTO: non si tratta soltanto di una categoria sociologica, ma di una categoria specificatamente ecclesiologica. Esso si propone, infatti, di partecipare allo stesso “movimento” che definisce e anima la Chiesa: il movimento dell’Amore di Dio Padre, che – nel Figlio e per mezzo dello Spirito Santo – si incarna e si fa storia nel mondo. La Chiesa, poi, “cammina” per portare questo Amore a tutti gli uomini e per muoverli alla Fede e alla Speranza. Attraverso il dono del proprio Carisma, il MEC desidera essere un luogo ecclesiale in cui l’Amore di Dio si fa tangibile e in cui si viene accolti per essere continuamente rimessi in un fraterno movimento d’amore verso il prossimo.


ECCLESIALE, perché (oltre a ciò che è stato detto) è suo intendimento trasmettere un grande amore per la Chiesa in quanto Madre (i Santi carmelitani hanno sempre riconosciuto, come propria “dimora vocazionale”, il cuore della Chiesa, il posto più intimo d’Essa). Il Mec desidera, perciò, vivere di tutti i doni istituzionali e carismatici che la Chiesa offre, accogliendo e rispettando, in maniera particolare, le diverse vocazioni e i diversi stati di vita, nella loro specifica identità. La sua attenzione è, poi, rivolta all’impegno solenne che ogni Movimento ha ricevuto dal Papa, in questo passaggio al terzo millennio: prendere parte attiva al grande progetto della “Nuova Evangelizzazione”. Ed il suo tessuto di base è rappresentato dal laicato, perché è soprattutto attraverso i laici che la Chiesa deve realizzarsi e rendersi presente nel mondo.


CARMELITANO in quanto questo particolare Carisma – “antico” di circa ottocento anni di vita – finora quasi sempre innestato su un’antecedente consacrazione verginale, viene offerto in maniera nuova alla partecipazione dei laici, non perché si accostino in maniera limitata all’esperienza dei consacrati, ma perché lo vivano pienamente nella loro condizione laicale. Il Carisma è un dono ulteriore dello Spirito per vivere il proprio battesimo. Costituisce una modalità che aiuta il cristiano a conoscere e ad amare sempre più Cristo e a edificare la Sua Chiesa. Va accolto con gratitudine da parte di chi lo riceve. Inoltre, la nuova partecipazione ai carismi degli antichi Istituti religiosi può introdurre i laici in un’esperienza più diretta dello spirito dei “consigli evangelici”; li può condurre verso inattesi e fecondi approfondimenti del carisma stesso; e può impreziosirlo ulteriormente.

La pedagogia “carmelitana” educa innanzitutto ad un senso acuto e ad una difesa appassionata della dignità dell’uomo e della sublimità della sua vocazione cristiana: ogni essere umano è prezioso, nonostante la sua eventuale fragilità.
Il Movimento Ecclesiale Carmelitano è diffuso in parecchie città d’Italia, ed è presente in Libano, Romania, Lettonia, Belgio, Stati Uniti.

Per ulteriori informazioni: http://www.mec-carmel.org/

martedì 21 giugno 2011

25 nuovi sacerdoti in Indonesia per una missione all'insegna del dialogo e dell'annuncio

Dialogo e annuncio: lungo queste due direttrici si muoverà la missione dei 25 nuovi sacerdoti ordinati all’inizio di giugno nella provincia del Nusa Tenggara Orientale, nel centro dell’arcipelago indonesiano. 

I candidati provenivano da tre diocesi nel territorio della provincia: Weetabula, Atambua e Kupang. 

La Santa Messa di ordinazione, tenutasi nella cappella del Seminario di San Michele a Kupang – città di Timor occidentale, che è anche capitale della provincia – è stata presieduta da Sua Ecc. Mons. Edmund Woga, Vescovo redentorista di Weetabula (sull’isola di Sumba). 

Alla cerimonia, caratterizzata da musiche e danze tradizionali, hanno partecipato migliaia di fedeli cattolici e anche rappresentanti delle autorità civili, come il sindaco di Kupang, Daniel Adoe.
 
Rivolgendosi ai nuovi sacerdoti, Mons. Woga li ha invitati a svolgere la loro missione con entusiasmo e zelo, annunciando il Vangelo e facendosi promotori di dialogo e di comunione, operando per il bene della Chiesa e dell’intera popolazione. Ha poi chiesto l’impegno di tutta la comunità cristiana rimarcando che “la chiamata al sacerdozio è una chiamata di Dio ma anche una chiamata della Chiesa: pertanto la risposta alla chiamata deve essere intesa come responsabilità di tutta la comunità e non solo come responsabilità degli ordinati”.
 
Le diocesi nella Provincia di Nusa Tenggara Orientale sono fiorenti di vocazioni al sacerdozio e donano molti sacerdoti e religiosi ad altre diocesi dell’arcipelago indonesiano. La provincia ha una antica tradizione cristiana in quanto fu il centro propulsore dell’opera dei missionari cristiani in Indonesia a partire dal secolo XVII.

-Fides-

lunedì 20 giugno 2011

A Roma una casa per i diritti dell'infanzia. Iniziativa congiunta "Meter" e "Casa Tra Noi"

Domenica è stata inaugurata a Roma una struttura per i servizi legati all’infanzia, alle famiglie, agli educatori, alle comunità ecclesiali, religiose e non, frutto di un'intesa congiunta tra l'Associazione onlus "METER" di don Fortunato di Noto e il Movimento "Casa Tra Noi".

L'iniziativa intende "proseguire l’opera di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative” che Papa Benedetto XVI ha rivolto il 25 aprile scorso ai responsabili di Meter per la XV Giornata bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza.

La sede romana di Meter si trova in via Niccolò Machiavelli ed offrirà un centro di ascolto che accoglie e accompagna le vittime di abuso attraverso un percorso terapeutico, giuridico, sociale e pastorale. Sarà possibile contattare Meter al numero verde 800 455 270 ed al 345 0258039.

In occasione del convegno organizzato dal movimento Tra Noi a dieci anni dalla scomparsa del fondatore don Sebastiano Plutino, mons. Giovanni D'Ercole, Vescovo ausiliare dell'Aquila e Assistente Spirituale del Movimento che ha messo a disposizione la sede per Meter, ha sottolineato che“la Chiesa è tale perché è comunione”.

Dal canto suo, don Di Noto, salutando l'inaugurazione, ha detto: “Pensate quanti bambini si sono opposti con durezza all’onta della violenza nei confronti della loro purezza”. Ed ha poi aggiunto: “Chi accoglie i bambini, accoglie il Signore”. “Sono convinto che chi lo fa è già in Paradiso”. 

“Ho abbinato l’esperienza di don Orione con la mia: la comunione dei santi esiste. Non è una fantasia. È un carisma che viene dal Signore Gesù”, ha detto ancora il sacerdote. Da qui l’apertura alla speranza: “Oggi viviamo in un mondo lacerato dalla discordia ma capace ancora di lenire la sofferenza. Non esiste, infatti, mistica che non sia vissuta”

-Zenit, Roma7-

venerdì 17 giugno 2011

Negli Stati Uniti la "Holy Family House" al servizio degli immigrati sudamericani

Una nuova casa di accoglienza verrà inaugurata il prossimo 24 giugno a Chester, Arcidiocesi di Filadelfia. Sarà il Vescovo Ausiliare, Sua Ecc. Mons. John McIntyre, a benedire i locali della Holy Family House, il nuovo centro che i guanelliani (Opera don Guanella) hanno destinato al servizio pastorale degli immigrati provenienti dal sud America. 

"I latinos censiti sono 3.700 - spiega don Paolo Oggioni, responsabile del progetto - in una città di 30 mila abitanti. In realtà non si sa bene quanti vivano nella zona. Vi arrivano, spesso illegalmente, attratti dal miraggio del denaro. Quello che trovano invece è il rifiuto e la precarietà, insieme alla paura di essere sfruttati". 

Purtroppo sono anche frequenti i casi di quanti subiscono procedimenti giudiziari e sono obbligati a fare ritorno alle loro terre lasciando qui l'altro coniuge con i figli nati durante la loro permanenza.
 
Per la Holy Family House l'Arcidiocesi di Filadelfia ha concesso l'uso di una vecchia residenza di suore polacche, che insegnavano nella scuola parrocchiale, ora chiusa. Da tanti anni le suore hanno abbandonato la zona, che si è degradata dal punto di vista morale ed economico. 

Il nuovo centro pastorale diverrà punto di riferimento della numerosa comunità di latinos che vive nella zona. "Sarà un centro di ascolto, aperto all'accoglienza, alla catechesi, al servizio dei bisogni più immediati a livello spirituale e materiale, all'assistenza di persone in situazioni di emergenza e come luogo di incontro per i giovani, per vivere momenti di distensione e di allegria al termine della giornata o della settimana di lavoro" sottolinea Padre Oggioni. 

"Ma sarà anche una casa aperta, sotto la protezione della Sacra Famiglia, e centro di collegamento con le famiglie rimaste nelle terre di origine, per conservare i legami di comunione e di affetto."

-Fides-

giovedì 16 giugno 2011

A Foligno oltre 1300 "ragazzi in festa" per la VI Giornata degli oratori parrocchiali

“Ragazzi in festa per vivere la città” è il titolo della sesta giornata degli oratori parrocchiali, promossa dal Coordinamento degli Oratori del Servizio diocesano per la pastorale giovanile di Foligno con il patrocinio del Comune. 

La giornata si svolgerà domani, nel Parco dei Canapè, e vedrà coinvolti oltre 1.300 ragazzi e ragazze dai 6 ai 12 anni. L’oratorio, attraverso l’impegno gratuito di giovani e adulti, genitori compresi, è prima di tutto un luogo di accoglienza, di festa, di relazione e quindi di umanità. 

Per gli organizzatori, gli obiettivi proposti dal progetto diocesano degli oratori sono vari: “Aprirsi agli altri, apprendere l’assunzione dei primi impegni solidali, sviluppare il protagonismo e impegnarsi per la valorizzazione sociale del territorio, il tutto attraverso la costruzione di un rapporto personale con Gesù che si inserisce in una realtà comunitaria quale è la Chiesa”. 

Le parrocchie, con i 15 oratori presenti in diocesi, traducono gli obiettivi in attività concrete che possono spaziare dallo sport ai giochi di gruppo, dai laboratori educativi alle gite tematiche. 

Gli oratori parrocchiali, inseriti in un contesto sociale e territoriale ben preciso, sono chiamati anche a collaborare in sinergia e comunione di intenti con le istituzioni e le agenzie educative che vi operano per accompagnare e sostenere la crescita dei giovani. 

-Sir-

mercoledì 15 giugno 2011

Nelle parrocchie del Veneto parte il GREST, un'esperienza di fede, arte, cultura e sport

Un’occasione per crescere nella fede divertendosi per alcune migliaia di bambini e ragazzi, un servizio prezioso per le famiglie, un laboratorio di arte, sport e cultura e perfino un momento di incontro tra religioni diverse.  

Tutto questo è il Grest (Gruppo Estivo), un’esperienza che toccherà, per periodi più o meno lunghi, almeno 40 parrocchie nel territorio del Comune di Venezia. E che è sempre più richiesta dalle famiglie.

Gli animatori. Anche se ogni parrocchia lo organizza secondo le proprie disponibilità ed idee, il Grest ha degli elementi costanti. Innanzitutto, un gruppo di ragazzi delle superiori, universitari ed adulti che si impegna a guidare i bambini nelle attività che loro stessi hanno preparato, cercando di far cogliere il significato profondo di ogni esperienza vissuta. Quest’anno, secondo un nostro censimento, gli animatori saranno circa 700, di cui 560 giovani, in prevalenza delle scuole superiori.

«Il Grest è un’esperienza che arricchisce più loro che i bambini iscritti», sostiene don Alfredo Basso, parroco di San Leopoldo Mandic a Favaro. «Fanno un’esperienza comunitaria: imparano a legare tra di loro e ad assumersi delle responsabilità». Il ruolo dell’educatore è talmente importante che molti di loro, soprattutto quelli alla prima esperienza, hanno fatto dei corsi di formazione prima di iniziare. 

A Campalto, addirittura, sono stati proprio i giovani a volere il Grest, all’esordio in questa parrocchia. «All’inizio ero contrario – spiega il parroco don Massimo Cadamuro – perché non c’erano le forze ed eravamo abituati ad un’esperienza diversa, quella del patronato aperto. Lo Spirito Santo, però, agisce attraverso i giovani: sono stati loro ad attivarsi, chiamare i loro amici ed assumersi la responsabilità di organizzare, ovviamente seguiti da qualche adulto».

Richieste in crescita. Protagonisti sono, ovviamente, i bambini, in genere dalla II elementare alla III media, anche se c’è chi accoglie anche quelli di I elementare. Tra Mestre, Marghera e Venezia sono circa 3500, in netto aumento rispetto all’anno scorso (ne avevamo contati 2900). Avrebbero potuto essere molti di più, se si considera che pochissime parrocchie hanno soddisfatto tutte le richieste: quasi ovunque si è dovuto porre un limite alle iscrizioni per la mancanza di spazi o di animatori sufficienti. 

Il fatto è che alle famiglie questo servizio serve: mentre per le magre finanze pubbliche le alternative offerte dalle Municipalità sono sempre più costose e contratte nei tempi.

Nelle parrocchie del Sacro Cuore e di S. Maria Goretti di Mestre in poche ore sono stati riempiti tutti i posti disponibili, 140 nella prima e 80 nella seconda. I Grest più numerosi, comunque, sono quelli di S. Giuseppe e S. Lorenzo Giustiniani, entrambi a Mestre, con un numero di partecipanti compreso tra le 300 e le 350 unità. Sono anche i Grest che durano più a lungo: dal 13 giugno fino a settembre, con una pausa in agosto, a S. Giuseppe; 5 settimane a partire dal 27 giugno a S. Lorenzo Giustiniani.

Temi e attività. Infine ci sono le attività, quasi sempre legate ad un tema conduttore. Quest’anno va per la maggiore quello proposto dall’associazione Noi: “Dj. Un ritmo per cambiare”, che unisce la storia biblica del re Davide alla forza attrattiva della musica. Questi elementi suggeriscono diversi tipi di laboratori: ad Altobello di Mestre i bambini avranno tre settimane per costruirsi gli strumenti musicali da suonare davanti ai genitori nella serata finale, mentre alla Gazzera si fabbricheranno delle fionde, in memoria del duello tra Davide e Golia.

Ci sono, comunque, parrocchie che seguono altre strade. Una è quella dei cartoni animati, come Pinocchio o il pesciolino Nemo, scelti rispettivamente da S. Giobbe a Venezia e S. Paolo a Mestre. Le parrocchie salesiane del centro storico puntano ovviamente sul sussidio preparato dal loro istituto che ha come tema “Venite e vedrete. Centra il futuro”.

Altre scelgono come filo conduttore il rispetto dell’altro e le relazioni (S. Giuseppe) e la Terra Promessa (S. Maria del Carmelo). Anche la gita avrà un carattere artistico: si andrà ad Artesella, a Borgo Valsugana, vicino a Trento, dove c’è un bosco decorato. Alcuni artisti, infatti, hanno usato il materiale naturale per creare opere d’arte: piantando degli alberi in modo particolare, ad esempio, hanno creato una cattedrale.

- Gente Veneta -

martedì 14 giugno 2011

Il Movimento dell'Amore familiare in preghiera per il 60º di sacerdozio di Papa Benedetto XVI

I fedeli dell’associazione Famiglia Piccola Chiesa - Movimento dell’Amore familiare, della diocesi di Roma, si uniranno in preghiera per Benedetto XVI e per il suo pontificato, in occasione della veglia serale che si terrà in piazza San Pietro, venerdì 17 giugno, presieduta dal cardinale vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, Angelo Comastri. 

Si tratta di un’iniziativa che — sottolinea lo stesso porporato — “lega da molti anni le associazioni delle famiglie che pregano per il Papa perché capiscono che è il difensore della famiglia e offre indicazioni preziose per vivere l’amore vero e per rendere la famiglia una scuola per i propri figli”. 

Il cardinale, al riguardo, aggiunge un ricordo della beata Madre Teresa di Calcutta: “Madre Teresa di Calcutta, parlando della famiglia, diceva che non vi era regalo più bello che i genitori possono fare ai figli se non quello di dare loro una famiglia unita”. 

L’associazione – ricorda l’Osservatore Romano - si caratterizza come opera di evangelizzazione e di missione. 

La veglia, osserva ancora il fondatore dell’associazione, don Stefano Tardani, “è il dono di un laicato attento, sensibile e maturo, che accompagna il Papa e che vede in lui un punto di riferimento, perché entra con semplicità e profondità nei problemi e nelle situazioni più difficili e svela a tutti quella verità indispensabile alla vita e al bene di tutta l’umanità”.

lunedì 13 giugno 2011

In Francia la prima edizione della "Notte delle chiese"

Il 2 luglio, in tutta la Francia, si terrà la prima edizione della “Notte delle chiese”, durante la quale i luogli di culto che lo vorranno (circa 100 mila sul territorio nazionale, di cui 45mila chiese parrocchiali) potranno tenere le porte aperte “per accogliere - spiega una nota della Conferenza episcopale francese – tutti coloro che si presenteranno”. 

L'evento, organizzato dalla rivista BiMedia Narthex del Servizio nazionale di pastorale e liturgia sacramentale, prende lo spunto dalla “Notte delle cattedrali”, la cui quinta edizione si è svolta lo scorso 14 maggio a Strasburgo, Reims, Meaux, Monaco e in diverse città del Nord Europa, e si propone di “far conoscere e valorizzare la dimensione culturale e il ricco patrimonio degli edifici religiosi”. 

Un “evento culturale e missionario” che “dovrebbe aiutare a riscoprire la prima dimensione cultuale della Chiesa, facendo al tempo stesso prendere coscienza al maggior numero di persone possibile della ricchezza del suo patrimonio artistico-culturale” ha osservato mons. Jean Legris, arcivescovo di Albi e membro Commissione episcopale per la liturgia e la pastorale sacramentale. 

Per Emmanuel Bellanger, direttore editoriale di Narthex, “l'arte è divenuta per molti il luogo di un’esperienza religiosa e di riscoperta della liturgia”. 

Visite guidate, conferenze, concerti d’organo ed esibizione di cori di musica sacra: il programma delle iniziative è su www.narthex.fr.


-Sir-

domenica 12 giugno 2011

Gloriosa Trinità, un aggiornamento...

In merito al post Gloriosa Trinità, un movimento per il risanamento delle famiglie e dei giovani ci scrivono per ricordare che il Movimento è presente a Milano, a Napoli, a San Benedetto del Tronto, in quattro città della Polonia (tra cui Lomza) ed in Bielorussia.

Auguri e ad maiora semper!

venerdì 10 giugno 2011

A Levanto un pellegrinaggio che si ripete dal 1745

Lunedì 13 giugno, la Confraternita di San Giacomo, unitamente alla Parrocchia di S. Andrea in Levanto (La Spezia), riproporrà il pio esercizio del pellegrinaggio salendo al Santuario di Nostra Signora di Soviore come avviene ogni anno dal 1745.  
Era stato San Leonardo da Porto Maurizio, durante una sua predicazione a Levanto, a invitare i confratelli a recarsi in pellegrinaggio a Soviore, che è il Santuario mariano più antico della Liguria.

E per testimoniare la devozione dei confratelli alla Madonna di Soviore, un altare laterale dell’Oratorio di San Giacomo venne a Lei intitolato.

Il ritrovo è fissato per le 6.00 del mattino presso la piazza della Loggia; la S. Messa al Santuario verrà celebrata dal parroco di Levanto e cappellano della Confraternita, don G. Bagnasco, alle 10.30; il Santo Rosario verrà recitato alle 14.30 e precederà il ritorno a casa. 
Ulteriori informazioni: www.sangiacomolevanto.org

giovedì 9 giugno 2011

In Congo una scuola materna dedicata al beato Giovanni Paolo II

Una scuola materna dedicata al Beato Giovanni Paolo II: è l’iniziativa del parroco di Mongana, villaggio della diocesi di Lisala nel cuore della Repubblica Democratica del Congo.

Il progetto è stato interamente finanziato dall’Opam, l’Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo.

Intervistato da Alessandro Gisotti per la Radio Vaticana, il presidente dell’Opam, mons. Aldo Martini, si sofferma sull’importanza di questa scuola per la comunità locale:

R. – Il parroco di questo villaggio ha voluto fare una scuola materna, in attesa che poi i ragazzi crescendo andassero a scuola e che si potesse fare una scuola elementare nel villaggio stesso. Ha fatto una piccola scuola di rami, di terra battuta e di frasche, che è in condizioni pietose. Quindi, per ricordare la beatificazione di Giovanni Paolo II si è rivolto all’Opam, proponendoci di costruire questa scuola in mattoni e con un tetto in lamiera. La particolarità è che le tre sezioni della scuola hanno ricevuto dei nomi che ricordassero le tappe della vita di Papa Giovanni Paolo II: Wadowice, il paese natale; Cracovia e il Vaticano. I bambini vengono chiamati dalla gente del posto in modo molto affettuoso “les petites cracoviennes”, i piccoli cracoviani. La gente è rimasta entusiasta e ha collaborato molto attivamente, offrendo manodopera e fornendo le pietre.
D. – Quanto è importante l’alfabetizzazione, la scuola per l’appunto, per le nuove generazioni di questa area, per la diocesi di Lisala?

R. – La scuola è fondamentale. Tutti i vescovi della regione, che è tutta in piena foresta equatoriale, hanno messo tra le loro priorità proprio l’alfabetizzazione e la scuola, essendo normalmente regioni prive di strutture scolastiche. Le scuole presenti risalgono all’epoca dei belgi, ma sono state in gran parte distrutte, perché la zona è rimasta molto colpita dalle due guerre del Congo: manca l’energia elettrica, manca l’acqua potabile. Quindi, hanno investito molto e stanno chiedendoci aiuto per sostenere l’alfabetizzazione, perché vedono nell’alfabetizzazione, e quindi nella cultura, l’unica possibilità di risorgere per questa popolazione.

D. – Può parlarci del legame tra Giovanni Paolo II e l’Opam?

R. – Il legame passa attraverso il suo fondatore, don Carlo Muratore, che è stato missionario in Venezuela per 15 anni. La nascita dell’Opam nasce proprio dalla constatazione che senza la cultura, senza la scuola, senza l’alfabetizzazione, una persona è una persona dimezzata, una persona che viene esposta ad ogni sorta di pericolo, di sfruttamento da parte degli altri, e che non conosce neanche i propri diritti. Giovanni Paolo II e don Carlo si erano incontrati nel ’92, durante un incontro del Centro cattolico internazionale che festeggiava i suoi 40 anni qui a Roma e, in quell’occasione, stringendo la mano a don Carlo, il Papa disse “l’alfabetizzazione, quale importantissimo compito”. Dopo di che, compiendo l’Opam i suoi 20 anni di fondazione, il Papa nello stesso anno mandò un telegramma di augurio e di incoraggiamento e soprattutto nel ’95 dedicò la lettera quaresimale al tema dell’alfabetizzazione.

mercoledì 8 giugno 2011

Il Latinoamerica in preghiera per l'Unità dei Cristiani

Le nazioni dell'America Latina stanno celebrando la Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani che, secondo la consuetudine di quel continente, ha per punto di riferimento la solennità di Pentecoste, seguendo lo stesso tema indicato per tutto il mondo: "Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere" (Atti 2,42).

La Settimana di Preghiera in Argentina si terrà da domenica 12 a domenica 19 giugno. Nell'Arcidiocesi di Buenos Aires l'evento principale, organizzato dalla Commissione Ecumenica delle Chiese cristiane in Argentina (CEICA), si terrà giovedi 16 giugno alle 19.30, nella parrocchia di Nostra Signora della Consolazione.

In Bolivia la Settimana di Preghiera si celebra dal 5 al 12 giugno. L'Arcidiocesi di Sucre ha organizzato una serie di attività invitando la comunità dei credenti a riflettere sul modello di Chiesa proposto negli Atti degli Apostoli. L'Arcidiocesi di Cochabamba ha tenuto il primo incontro lunedì 6 giugno presso la Parrocchia Maria Auxiliadora (a Loreto) sul tema: "Molti membri in un solo corpo".

Il Presidente del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile (CONIC), il Vescovo di Chapeco (SC), Mons. Manoel João Francisco, e il Segretario generale, reverendo Luiz Alberto Barbosa, hanno incoraggiato la partecipazione di tutte le comunità brasiliane. 

Per il Segretario generale "l'interesse delle comunità nel celebrare la Settimana di preghiera è cresciuto di anno in anno, un fatto che ci rende molto felici e, allo stesso tempo, ci dà la speranza di vedere un giorno regnare l'unità in tutto il popolo cristiano". 

Il Presidente del CONIC ha evidenziato che "la Settimana di preghiera dimostra l'unità e indica che la fede cristiana possiede dei punti di riferimento comuni, come per esempio, gli Apostoli, che erano responsabili della raccolta degli insegnamenti di Gesù Cristo". Ha inoltre incoraggiato i cattolici perché questa Settimana di preghiera "non è una di quelle tradizioni che nascono quasi spontaneamente nelle nostre comunità, ma chiede la consapevolezza e la volontà di partecipare".

Tra il 12 e il 18 giugno si terrà in tutta la Colombia la Settimana di preghiera, proposta dal Dipartimento Dottrina e Ecumenismo della Conferenza Episcopale della Colombia (CEC). 
In collaborazione con le Chiese storiche esistenti in Colombia, il Dipartimento ha organizzato varie attività, adattando alla situazione locale il materiale preparato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Mondiale delle Chiese. 

Nell'ambito della Settimana di preghiera, domenica 12 giugno avrà luogo una celebrazione ecumenica alle ore 16, nella chiesa greco-ortodossa, Chiesa della Dormizione della Vergine Maria, a Bogotá. 

-Fides-

Resta aggiornato via Email

Archivio

 

GIOVANE CHIESA Copyright © 2011 -- Template created by O Pregador -- Powered by Blogger