"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 25 gennaio 2012

L'evangelizzazione per gli indigeni di Taiwan passa attraverso la TV

L'evangelizzazione delle comunità indigene di Taiwan procede anche attraverso il mezzo televisivo: a partire dal febbraio prossimo, andrà in onda sul canale televisivo indigeno di Taiwan un programma sulla fede cristiana, promosso dalla "Voice of the Catholic Church Association", l'ente per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan.

Secondo quanto riferisce Catholic Weekly, bollettino settimanale dell'Arcidiocesi di Tai Pei, il programma prevede un dialogo tra due persone, su temi e questioni inerenti la fede cristiana, ed è stato prodotto, grazie a oltre 2.000 benefattori, dalla casa editrice dei gesuiti "Kuangchi". Il programma, della durata di un'ora, andrà in onda ogni giovedì per 20 settimane. 

Rispondendo all'invito del Papa, sulla necessità della Chiesa di essere presenti nell'arena dei mass media, la Voice of the Catholic Church Association sta lavorando per creare una propria stazione televisiva a Taiwan, come già fatto da altre comunità religiose (protestanti e buddisti). 
Voice of the Catholic Church Association è nata nel marzo 1986 nella parrocchia di Sacra Famiglia di Tai Pei. Dal 22 maggio 1998 è ufficialmente l'ente per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan, ed è ufficialmente registrata presso il Ministero dell'Interno. Dopo 26 anni di servizio nel settore delle comunicazioni sociali, ha attivato 7 radio che trasmettono programmi di evangelizzazione in lingua cinese e nelle altre lingue locali dell'isola di Taiwan.



-Fides-

lunedì 23 gennaio 2012

A28, nasce il centro notturno d'emergenza per minori stranieri

Dall’otto dicembre scorso, a Roma, è attivo il primo Centro notturno di emergenza italiano per minori stranieri non accompagnati. L’iniziativa è promossa da Intersos in collaborazione con Save The Children e la Cooperativa Civico Zero.

Si chiama “A28”: un nome che richiama l’ubicazione del centro, via Aniene 28. I locali sono ampi e luminosi, ci sono docce, posti letto e computer ma soprattutto c’è la serenità di un ambiente famigliare, cosa rara per i ragazzini che qui arrivano dopo lunghi ed estenuanti viaggi della speranza.

Dall’apertura ad oggi la struttura ha ospitato 67 minori di età compresa tra 14 e i 18 anni, in maggioranza afghani, e una mamma con due bambini di 2 e 10 anni per un totale di 167 pernottamenti. Tutti sono stati avvicinati dagli operatori della Cooperativa Civico Zero nei pressi della stazione Ostiense, luogo ormai di ritrovo ma essenzialmente un’area in disuso e priva di qualsiasi condizione igenico-sanitaria. Dopo un primo colloquio nel centro diurno della Cooperativa, i ragazzi hanno la possibilità di dormire nel centro A28, lavarsi e fare colazione.

Alessandro Uberti, responsabile della struttura, parla di un bilancio positivo dell’esperienza e racconta così i minori che arrivano:

“La cosa interessante è che nonostante la drammaticità del viaggio che stanno facendo – perché ancora non l’hanno concluso – restano comunque degli adolescenti, quindi con una grande allegria, voglia di scherzare e di stare insieme. E’ chiaro che poi, nel momento in cui i nostri mediatori approfondiscono le storie, i vissuti, escono fuori cose un po’ più pesanti. In particolare, il tratto del viaggio tra le montagne della Turchia, o il passaggio dalla Grecia all’Italia sono i momenti più drammatici e più pericolosi; sono passaggi che possono compiere, probabilmente, soltanto ragazzi di quell’età, sia per un discorso di peso corporeo – l’ultimo tratto spesso lo fanno attaccati ai camion che entrano in Italia – sia per un discorso di spirito: infatti, molti se la vivono come un’avventura. Immaginare un adulto che faccia lo stesso percorso, è impensabile veramente!".

(Benedetta Capelli, RV)

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