"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 22 novembre 2012

Benedetto XVI: giustizia "più vera" se nelle carceri si salvaguarda la dignità della persona

Se si guarda alle misure detentive soltanto come una semplice punizione e non invece come occasione "per correggere e migliorare l'uomo", "la giustizia non è realizzata in senso integrale". Anzi, "una detenzione fallita nella funzione rieducativa" finisce per diventare "una pena diseducativa" e quindi accentuare, anziché contrastare, "l'inclinazione a delinquere e la pericolosità sociale della persona".

Lo ha affermato Benedetto XVI, ricevendo questa mattina in Udienza i partecipanti alla Conferenza dei Direttori delle Amministrazioni Penitenziarie del Consiglio d’Europa.


Rivolgendosi direttamente a questi ultimi, il Papa ha evidenziato il loro ruolo "ancora più decisivo di quello egli organi legislativi", perché "l'efficacia dei percorsi rieducativi dipende sempre dalla sensibilità, capacità ed attenzione delle persone" che devono attuare nel concreto ciò che la legge prescrive.

C'è poi il ruolo degli "operatori", che Benedetto XVI ha omaggiato per la loro "grande serietà e dedizione", spiegando come ad essi è particolarmente chiesto di "custodire coloro che, nelle condizioni della detenzione, possono più facilmente smarrire il senso della vita e il valore della dignità personale, cedendo alla sfiducia e alla disperazione".

Tra le urgenze improcrastinabili di cui l'attuale sistema carcerario europeo abbisogna - "considerando anche la crescente presenza di 'detenuti stranieri', spesso in situazioni difficili e di fragilità" - vi è quella di operare per una reale "riabilitazione" dei detenuti, creando una effettiva "comunità educativa". 

Sono benvenute tutte quelle "iniziative e proposte capaci di vincere l'ozio e spezzare la solitudine" dei carcerati, ma anche la promozione di iniziative "di evangelizzazione e di assistenza spirituale", per "destare nel detenuto gli aspetti più nobili e profondi", oltre all'entusiasmo "per la vita e il desiderio di bellezza".

Un sistema carcerario di questo tipo è l'unico in grado di stabilire una "giustizia umana" orientata dalla "giustizia divina" e di garantire al detenuto l'occasione "di assaporare la redenzione operata da Cristo nel Mistero Pasquale".

Giovanni Tridente 

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