"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

domenica 18 novembre 2012

Benedetto XVI: la consapevolezza della sacralità della vita appartiene all'eredità morale dell'umanità

La consapevolezza della sacralità della vita appartiene all'eredità morale dell'umanità. L'uomo, infatti, non è "un prodotto casuale dell'evoluzione" ma "frutto di un pensiero di Dio: siamo amati da lui". Questo valore della vita lo coglie già di per sé la ragione, ma questa comprensione rimane incompleta senza il riferimento a Dio. Sono le riflessioni che Benedetto XVI ha inviato in un Messaggio ai partecipanti alla sessione del Cortile dei Gentili inaugurata venerdì 17 novembre a Guimaraes e a Braga (Portogallo).

Il Papa ha citato l'esperienza umana della morte per dimostrare che solo "l'Amore infinito è onnipotente" e quindi capace di mantenere in vita, a differenza dell'amore finito delle persone. Da questo amore di Dio per ogni uomo, scaturisce la sua incondizionata dignità di vita.


Di fronte all'auto-costruzione dell'uomo, che sembra rinchiuso in una fortezza di "cemento armato senza finestre" e dove utilizza le "risorse" di Dio come prodotti, occorre reagire riaprendo le finestre, guardando "di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra" e imparando ad usare tutte le loro risorse "in modo giusto".

"Il valore della vita diventa evidente solo se Dio esiste", ha aggiunto il Papa, invitando anche i non credenti a riconsiderare questa esistenza, o quanto meno a vivere "in base a questa ipotesi", perché diversamente "il mondo non funziona". 

I tanti problemi che devono essere risolti, d'altronde, "non lo saranno mai del tutto, se Dio non sarà posto al centro" e "non diventerà di nuovo visibile nel mondo e determinante nella nostra vita". L'apertura a Dio, in definitiva, fa cadere "i nostri muri di separazione" e ci rende "tutti fratelli", facendoci appartenere gli uni agli altri.

Giovanni Tridente


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