"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 31 dicembre 2012

Benedetto XVI: silenzio e meditazione per guarire dalle inevitabili ferite del quotidiano

Silenzio, meditazione, "riflessione calma e prolungata" sono gli ingredienti indispensabili perché "il nostro animo" possa "trovare guarigione dalle inevitabili ferite del quotidiano". Il cristiano, d'altra parte, "è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c'è nel mondo" e la fede in Gesù gli favorisce "un costante rinnovamento nel bene", oltre alla "capacità di uscire dalle sabbie mobili del peccato e di ricominciare di nuovo". Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia alla celebrazione dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e del Te Deum di ringraziamento, il 31 dicembre.


"Scendere in profondità" permette di giungere alla vera sapienza, imparando "a guardare con verità le proprie azioni", compreso "il male presente in noi e intorno a noi" e iniziare così quel "cammino di conversione" che rende "più saggi e più buoni, più capaci di generare solidarietà e comunione".


Secondo il Papa, se vogliamo davvero "capire il mondo e la vita", non basta "fermarci solo alle notizie", perché molto spesso oscurano i tanti "gesti di amore e di servizio, la fatica quotidiana sopportata con fedeltà e pazienza", che sono ugualmente parte della realtà, anche se "il male fa più rumore".

Durante lo stesso Te Deum di ringraziamento, Benedetto XVI ha avuto un pensiero speciale per la città e la Diocesi di Roma, invitando ad un più attivo "impegno apostolico" a favore delle famiglie, dei giovani, degli operatori pastorali, dei poveri ed emarginati, dei malati e dei disabili, per "annunciare e testimoniare instancabilmente la ricchezza del Vangelo" e fare fronte a quei "contesti culturali" che ostacolano "il radicamento personale e la presenza sociale" della fede. 

Giovanni Tridente

sabato 22 dicembre 2012

Benedetto XVI: la nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità

"La nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità, i nostri valori, il nostro stesso modo di vivere". Il Natale è dunque "un'occasione di profonda riflessione", "un esame di coscienza". Lo ha scritto Benedetto XVI in un insolito articolo per il Financial Times, che gli aveva chiesto un commento prendendo spunto dalla pubblicazione dell'ultimo libro sull'infanzia di Gesù.

Gesù, come ha fatto ai suoi tempi, anche oggi ci mette in guardia dalla "politicizzazione della religione", dalla "deificazione del potere temporale" e dall'"instancabile ricerca della ricchezza", e invita i cristiani ad impegnarsi negli affari del mondo (politica, economia...) ma trascendendo "ogni forma di ideologia".

Un cristiano è propenso a combattere la povertà, a condividere equamente le risorse della terra, a "prendersi cura dei più deboli e dei più vulnerabili", opponendosi "all'avidità e allo sfruttamento" perché consapevole che la generosità e l'altruismo "sono la via che conduce alla pienezza della vita". Tutti principi, secondo il Papa, "condivisi da molti", che possono perciò aprire ad "una grande e fruttuosa collaborazione" anche con chi non è cristiano.

"Quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi dei proposti nei nostri tempi" è perché "sono liberi dai legami dell'ideologia" e rifiutano qualunque tipo di compromesso che "possa insidiare" la nobiltà "del destino umano", ha concluso.

Giovanni Tridente

venerdì 21 dicembre 2012

Benedetto XVI: Dio è l'autore della vita, della gioia, dell'amore e della pace, ed è vicinissimo a noi

Benedetto XVI ha incontrato i ragazzi dell'Azione Cattolica Italiana (ACR) in occasione degli auguri natalizi e, prendendo spunto dal motto scelto per il cammino associativo di quest'anno - "In cerca di autore" - ha parlato del Dio "autore della vita", della gioia, dell'amore e della pace, che si è fatto "vicinissimo" a noi in Gesù Bambino, percorrendo "le strade di questo nostro mondo" e comunicandoci la vita buona, felice e generosa.

"Quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui", ha detto il Papa ai giovani ACR, avvertirete nel cuore quella gioia "che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta vita", sentendovi contenti e capaci "di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell'animo.

Tutti "abbiamo bisogno di voler bene e di sentire che qualcuno ci accetta e ci vuole bene", non è possibile "vivere da soli, chiusi in se stessi"; amare "è necessario per vivere", così come è importante "amare gli altri", rendendo "bella la loro vita".

Quanto al mondo, esso ha tanto bisogno del Dio "autore della pace", proprio per sciogliere quell'egoismo "che spesso inquina e rapporti tra le persone e tra le Nazioni". Ma per fa sorgere "desideri di riconciliazione, di perdono e di pace", anche in coloro che hanno "il cuore indurito", dobbiamo ascoltarlo e fargli "spazio nella nostra vita".

Giovanni Tridente


mercoledì 19 dicembre 2012

Benedetto XVI: la Vergine Maria è icona della fede obbediente, modello e madre di tutti i credenti

La Vergine Maria è "icona della fede obbediente" e "modello e madre di tutti i credenti", perché si è messa nelle mani del Creatore "senza limiti", sottomettendosi "liberamente alla parola ricevuta". Un atteggiamento di "piena fiducia", annunciato da un invito alla "gioia profonda" che è fine delle tristezze del mondo (sofferenza, morte, cattiveria, male". 

Benedetto XVI ha dedicato alla figura di Maria, al suo "si" incondizionato che ha rinnovato "lungo tutta la sua vita", l'Udienza generale di stamattina, l'ultima di quest'anno.

Il Papa ha preso spunto dal "rallegrati" del saluto dell'Angelo per spiegare che il motivo di questa gioia risiede nel fatto che "in lei si compie l'attesa della venuta definitiva di Dio", e ciò proviene anche "dalla grazia" di essere in comunione con Dio, in "connessione vitale con Lui".

lunedì 17 dicembre 2012

Benedetto XVI riceve gli atleti olimpici e detta un grande inno allo sport e alla vita

"L'atleta che vive integralmente la propria esperienza si fa attento al progetto di Dio sulla sua vita, impara ad ascoltarne la voce", "a riconoscerlo nel volto del compagno" e soprattutto dell'avversario. Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza una delegazione di atleti olimpici e ha condiviso con loro un grande inno allo sport e alla vita.

Agonismo, abilità tecniche, qualità umane, doti, capacità, impegno, rigore, preparazione, costanza nell'allenamento, consapevolezza dei limiti, dura disciplina, lealtà nella competizione, rispetto del proprio corpo, senso di solidarietà, altruismo, gioia, soddisfazione, festa... sono tutti ingredienti di un sano agonismo, che il Papa ha elencato come "cammino di autentica maturazione umana", fatto di rinunce, tenacia, pazienza, ma e sopratutto umiltà, che è il vero "segreto della vittoria".

Uno sport di questo tipo ha "senso pieno" ed è "sempre al servizio della persona", perché la educa al rispetto delle regole e la avvicina "a comprendere il valore profondo della sua vita".

Benedetto XVI: La venuta del Signore fa superare sfiducia, scoraggiamento e tristezza

"Dio si fa uomo come noi per donarci una speranza che è certezza: se lo seguiamo, se viviamo con coerenza la nostra vita cristiana, Egli ci attirerà a Sé" e "nel nostro cuore ci sarà la vera gioia e la vera pace, anche nelle difficoltà, anche nei moneti di debolezza". È questa la sintesi dell'Omelia che Benedetto XVI ha tenuto nella Messa domenicale "Gaudete" - III Domenica di Avvento - celebrata ieri presso la parrocchia romana di San Patrizio a Colle Prenestino.

Commentando le letture della liturgia, il Papa ha ricordato come "gioia" e "conversione" siano i due cardini che ci devono accompagnare nel cammino verso il Natale, per accogliere la venuta del Signore in mezzo a noi.

Gioia, innanzitutto, perché se siamo "certi della presenza del Signore, che da sola basta a rasserenare e rallegrare i cuori", non abbiamo più "alcun motivo di sfiducia, di scoraggiamento, di tristezza, qualunque sia la situazione che si deve affrontare". 
Spetta a noi "riflettere se realmente siamo consapevoli" di questa "nuova relazione con Dio", portatore della "vera gioia" e luce per i nostri cammini spesso oppressi "dalle tenebre e dall'egoismo". 

domenica 16 dicembre 2012

Benedetto XVI: fervore delle comunità cristiane, preghiera costante e zelo dei sacerdoti motore delle vocazioni

L'"intenso clima di fede" vissuto nelle comunità cristiane che aderiscono generosamente al Vangelo, insieme ad una "fervida", "costante e profonda" vita di preghiera e allo zelo dei tanti presbiteri e consacrati, sono il motore necessario per aprire i giovani alla vocazione sacerdotale e religiosa. È quanto sintetizza Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 50ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrate il prossimo 21 aprile, nella IV Domenica di Pasqua.

"È necessario" - ha scritto il papa - crescere nella "relazione profonda con Gesù", ascoltando la sua voce "che risuona dentro di noi" se si vuole essere "capaci di accogliere la chiamata di Dio". Un tale "itinerario" si può seguire "all'interno di comunità cristiane" che vivono, sperimentano e testimoniano quella "passione missionaria" che induce "al dono totale di sé per il Regno di Dio" e che praticano "una fervida vita di preghiera".

Dal canto loro, "i presbiteri e i religiosi", "con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico" rappresentano il migliore esempio per stimolare nelle giovani generazioni "il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo". A loro il compito di farsi "compagni di viaggio" dei giovani, mostrando loro "la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli" e l'entusiasmo di quell'impegno "che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza".

venerdì 14 dicembre 2012

Benedetto XVI: l'albero di Natale segno e richiamo della luce altissima di Dio

L'albero di Natale "è segno e richiamo" della "luce altissima" di Dio, venuto in mezzo agli uomini proprio "per dissipare le tenebre dell'errore e del peccato" con il suo splendore, soprattutto in quei momenti in cui "dobbiamo attraversare momenti di incertezza e difficoltà".

Lo ha detto Benedetto XVI rivolgendo il suo saluto ai cittadini di Pescopennataro, in provincia di Isernia, nel Molise, ricevuti in Udienza per il dono dell'"abete bianco" che quest'anno ornerà Piazza San Pietro per tutto il periodo delle festività natalizie.

Quell'albero è anche manifestazione della fede e della religiosità "della gente molisana", ha aggiunto il Papa, che ha saputo conservare lungo i secoli "un importante tesoro spirituale" manifestato "nella cultura, nell'arte e nelle tradizioni locali".

Ritornando sulla luce di Dio, il Santo Padre ha ricordato che quando si è tentato di spegnerla, "per accendere bagliori illusori e ingannevoli", si è sempre aperta la strada a "stagioni segnate da tragiche violenze sull'uomo". 

Infatti, "quando si cerca di cancellare il nome di Dio sulle pagine della storia", "anche le parole più belle e nobili" - come ad esempio la "libertà", il "bene comune" o la "giustizia" - perdono il loro significato, restando "in balìa degli interessi umani" e senza "l'aggancio con le esigenze di verità e di civile responsabilità".

Giovanni Tridente

Benedetto XVI: un'educazione mal garantita e mal assimilata alla base della disfunzione delle istituzioni

Alla base della "disfunzione di alcune istituzioni e di alcuni servizi pubblici e privati" c'è sicuramente "un'educazione mal garantita e mal assimilata", che ha finito per accantonare la morale a totale danno delle giovani generazioni. Lo ha spiegato Benedetto XVI in un bellissimo discorso ai nuovi ambasciatori di Guinea, Saint Vincent e Grenadine, Niger, Zambia, Thailandia, Sri Lanka presso la Santa Sede, ricevuti ieri mattina in Udienza.

Il Papa si è incentrato quindi sul tema dell'educazione che, tra "le numerose sfide della nostra epoca", occupa senz'altro "un posto di primo piano". Basti pensare a come la famiglia e la scuola abbiano perso, ad esempio, la loro capacità di garantire quella "linfa nutritiva" all'esistenza dei giovani, o a quegli insegnanti - "alcuni di loro" - affetti da una competenza parziale in termini cognitivi e carente a livello antropologico. 

Senza dimenticare che i centri educativi appaiono sempre più "incapaci di progetti creativi" "in grado di sedurre i giovani nel loro essere profondo". Tutto comporta nelle giovani generazioni il desiderio sbagliato di volere "aver successo e ottenere rapidamente uno status sociale e professionale importante", trascurando però la formazione e le competenze necessarie.

mercoledì 12 dicembre 2012

Benedetto XVI: leggere e meditare la Sacra Scrittura è un alimento prezioso per la nostra fede

La lettura e la meditazione della Sacra Scrittura, così come il "prestare maggiore attenzione alle Letture della Messa domenicale", rappresentano "un alimento prezioso per la nostra fede" perché mostrano "le tappe" della Rivelazione di Dio all'uomo.

Questo "rivelarsi di Dio" - che si fa "presenza" nella storia - è ciò che "dona un nuovo senso all'intero cammino umano", riempiendolo di significato e di speranza. Lo ha spiegato Benedetto XVI nel corso dell'Udienza generale di questa mattina, continuando le catechesi sull'Anno della fede.

Come mostrano i libri dell'Esodo, del Deuteronomio o il Magnificat e il Catechismo, fare "memoria" della "storia della salvezza" significa giungere alla consapevolezza della fedeltà di Dio verso l'uomo, e "costituisce il fondamento sicuro e stabile" su cui poggiare la nostra vita.

lunedì 10 dicembre 2012

Benedetto XVI: Dio parla nel silenzio, lontano da frastuono e agitazione, come a Maria

Dio rivela il suo disegno su ciascuno di noi "nel silenzio", come avviene per tutto ciò che è "veramente grande" e che spesso passa inosservato, e come dimostra la storia dell'Annunciazione alla Vergine Maria. Non serve agitarsi freneticamente, ma riconquistare la capacità di "fermarci, di stare tranquilli" per cogliere davvero la "voce discreta" del Signore e "sintonizzarci" con la sua azione.

D'altro canto, bisogna essere consapevoli che l'uomo da solo non si salva ma ha bisogno della Grazia, dell'Amore "nella sua purezza e bellezza": Dio, la cui potenza "è più forte del male", l'unico che "può colmare i vuoti che l'egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo".

Soltanto l'amore può salvarci dai vuoti della modernità, veri è propri "inferni", verso cui "la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla" e dove "perde di senso e di luce". Attingendo alla purezza della Grazia si immette "nei polmoni intossicati nuovo ossigeno, aria pulita, nuova energia di vita", sapendo che, "per quanto l'uomo possa cadere in basso", "il soffio mite" dell'amore di Dio "può disperdere le nubi più nere" e quindi rendere "la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane".

Benedetto XVI: è l'oblio di Dio la causa della violenza e delle ingiustizie

Quando l'uomo si chiude alla trascendenza ("oblio di Dio")  o "quando si nega la possibilità per tutti di riferirsi ad una verità oggettiva", si fa strada la violenza e l'individuo "diventa incapace di agire secondo giustizia e di impegnarsi per la pace". Per cui "la sorgente fondamentale dell'unità e della fraternità" risiede soltanto e in definitiva nella riconciliazione degli uomini con il loro Signore e Salvatore Gesù Cristo, morto sulla Croce.

Benedetto XVI ha condiviso queste riflessioni con i membri della Commissione Teologica Internazionale, ricevuti venerdì in Udienza a conclusione della loro Sessione Plenaria. Oltre a smentire il pregiudizio secondo cui le religioni monoteistiche sarebbero portatrici di violenza per la loro pretesa di possedere una verità universale, il Papa si è soffermato sull'importanza dello studio teologico presso i centri accademici e sul sensus fidelium.

Più che al monoteismo, le "forme di violenza operate nel nome di Dio" sono da attribuire a "cause storiche" e ancora di più "agli errori degli uomini", che si condensano "in una forma di relativismo, che genera ineluttabilmente la violenza".

mercoledì 5 dicembre 2012

Benedetto XVI: esistiamo per dono gratuito dell'amore di Dio che ci avvolge e ci trasforma

Esistiamo per dono gratuito dell'amore di Dio "che ci avvolge e ci trasforma". Un "disegno di benevolenza" che è motivo di gioia, stupore e ringraziamento e che dà il senso all'esistenza dell'uomo nella storia.
 

Dio ci ha scelti, "ancora prima della creazione del mondo", e si è "auto-comunicato a noi" nel suo Figlio Gesù Cristo, affinché attraverso questa "comunione" si possano compiere tutte le nostre "aspirazioni più profonde", compreso il "desiderio dell'infinito e di pienezza" che apre alla felicità eterna.

Continuando il ciclo di catechesi sull'Anno della fede, nel corso dell'Udienza generale di questa mattina Benedetto XVI ha posto l'accento sul "disegno di benevolenza" di Dio, che "ha aperto il suo Cielo e si è abbassato per guidare l'uomo nell'abisso del suo amore".

lunedì 3 dicembre 2012

Benedetto XVI: rinverdire i tizzoni della fede divenuti freddi

I "tizzoni ardenti della fede" dei popoli della prima evangelizzazione "sono divenuti freddi ed ora hanno bisogno di essere rinverditi nuovamente per divenire fiamma". Solo attraverso questo "piccolo fuoco" - che "può incendiare una intera foresta" - è possibile diffondere "nella comunità di una nazione" "il potere purificante e trasformante dell'amore di Dio". Ma per fare ciò c'è bisogno della "testimonianza fedele", anche di pochi, che si lasciano illuminare dalla luce di Cristo.

Per "arrivare a conoscere Cristo", è importante apprendere "a pregare quotidianamente" specialmente alla Sua presenza, "ascoltando attentamente la parola di Dio e permettendo al cuore di parlare al cuore", per dirla con le parole del Beato John Henry Newman.

"Consentite al fascino della sua persona di catturare la vostra immaginazione e di riscaldare il vostro cuore", ha aggiunto Benedetto XVI nella breve riflessione che ha condiviso con la comunità del Venerabile Collegio Inglese di Roma, ricevuto in udienza in occasione del 650º anniversario di fondazione.

Soltanto in questo modo, i futuri sacerdoti dell'Inghilterra e del Galles - ma vale per tutti - saranno in grado di sfamare spiritualmente il loro popolo, portando "il vero nutrimento che viene dal conoscere, amare e servire Cristo".

Giovanni Tridente

Benedetto XVI: dalla nuova evangelizzazione un rinnovato impegno culturale per detronizzare gli idoli moderni

Dalla nuova evangelizzazione "possono derivare un nuovo umanesimo e un rinnovato impegno culturale e progettuale" nell'ambito del sociale, per "detronizzare gli idoli moderni" dell'individualismo, del consumismo materialista e della tecnocrazia. La chiave di volta è data dall'"amore solidale" e da una "cultura della fraternità e della gratuità", che sono anche "il segreto di ogni vita sociale pienamente umana e pacifica".

Lo ha detto Benedetto XVI questa mattina, ricevendo in Udienza i partecipanti alla XXVII Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con i quali ha riflettuto sul tema della dottrina sociale della Chiesa, che è "parte integrante" della sua missione evangelizzatrice.

Oggigiorno, la persona è "svalutata" da un "individualismo utilitarista" e da un "economicismo tecnocratico" e rimane isolata - nonostante sia immersa "in una rete infinita di relazioni e di comunicazioni" -, perché fondamentalmente è "indifferente rispetto al rapporto costitutivo del suo essere" e cioè con Dio. 

domenica 2 dicembre 2012

Benedetto XVI: l'impegno dei giovani per il rinnovamento morale e sociale del mondo

Dio è fedele, entra nella storia attraverso "un percorso di amore, di misericordia e di benevolenza", "nel modo più impensato: facendosi bambino", per elevare tutta la nostra esistenza alle Sue altezze. È la riflessione che Benedetto XVI ha condiviso con i giovani del mondo universitario romano, ricevuto nella Basilica Vaticana per la consueta celebrazione dei Primi Vespri di Avvento.

A tutta la comunità accademica di Roma, il Papa esteso l'invito a "riflettere sulla fede", specialmente in quest'anno, per lasciare sperare "in una presenza sempre più significativa della Chiesa" e in giovani che, accogliendo Gesù nella loro vita, mostrano la fedeltà di Dio". La certezza di questa fede conduce "l'umanità verso traguardi di pace e di prosperità", soprattutto "in questo momento storico delicato e complesso".

sabato 1 dicembre 2012

Benedetto XVI: i circensi e l'arte di saper cogliere e diffondere la bellezza dell'esistenza

Discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai circensi- "artisti e operatori dello spettacolo viaggiante" -, ricevuti questa mattina in udienza in occasione dell'Anno della fede.


Ciò che anzitutto contraddistingue la vostra grande famiglia è la capacità di usare il linguaggio particolare e specifico della vostra arte. L’allegria degli spettacoli, la gioia ricreativa del gioco, la grazia delle coreografie, il ritmo della musica costituiscono proprio una via immediata di comunicazione per mettersi in dialogo con piccoli e con grandi, suscitando sentimenti di serenità, di gioia, di concordia. Con la varietà delle vostre professioni e l’originalità delle esibizioni, voi sapete stupire e suscitare meraviglia, offrire occasioni di festa e di sano divertimento.

Cari amici, proprio a partire da queste caratteristiche e con il vostro stile, voi siete chiamati a testimoniare quei valori che fanno parte della vostra tradizione: l’amore per la famiglia, la premura per i piccoli, l’attenzione ai disabili, la cura dei malati, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di esperienze. Nel vostro ambiente si conserva vivo il dialogo tra le generazioni, il senso dell’amicizia, il gusto del lavoro di squadra. 

Benedetto XVI: preghiera e azione come rimedio all'ignoranza religiosa

I laici, le famiglie, le comunità cristiane, i giovani e i centri educativi, senza tralasciare la fonte di sapienza teologica da proporre in maniera più ampia, sono stati al centro del discorso che Benedetto XVI ha rivolto all'ultimo dei tre gruppi di Vescovi francesi, ricevuti ieri in udienza a chiusura della visita "ad Limina".

Il Papa ha esordito parlando di "uno dei problemi più seri della nostra epoca", ossia la "duplice ignoranza" del contenuto della fede, che si caratterizza per "un disconoscimento della persona di Gesù Cristo" e per la mancata conoscenza "della sublimità dei suoi insegnamenti, del loro valore universale e permanente nella ricerca del senso della vita e della felicità".

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