"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 16 ottobre 2014

I centesimi delle suore

martedì 7 ottobre 2014

Sinodo straordinario sulla famiglia


mercoledì 25 giugno 2014

La buena información religiosa - Teoría y practica del periodismo religioso


Muchas gracias a don Evaristo de Vicente Pachés

domenica 27 aprile 2014

Due Papi Santi, una grande e gioiosa festa della fede


Omelia di Papa Francesco nella Santa Messa per la Canonizzazione 
dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, 
nella II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), il 27 aprile 2014.

Al centro di questa domenica che conclude l’Ottava di Pasqua, e che san Giovanni Paolo II ha voluto intitolare alla Divina Misericordia, ci sono le piaghe gloriose di Gesù risorto.
Egli le mostrò già la prima volta in cui apparve agli Apostoli, la sera stessa del giorno dopo il sabato, il giorno della Risurrezione. Ma quella sera, come abbiamo sentito, non c’era Tommaso; e quando gli altri gli dissero che avevano visto il Signore, lui rispose che se non avesse visto e toccato quelle ferite, non avrebbe creduto. Otto giorni dopo, Gesù apparve di nuovo nel cenacolo, in mezzo ai discepoli: c’era anche Tommaso; si rivolse a lui e lo invitò a toccare le sue piaghe. E allora quell’uomo sincero, quell’uomo abituato a verificare di persona, si inginocchiò davanti a Gesù e disse: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28).
Le piaghe di Gesù sono scandalo per la fede, ma sono anche la verifica della fede. Per questo nel corpo di Cristo risorto le piaghe non scompaiono, rimangono, perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi, e sonoindispensabili per credere in Dio. Non per credere che Dio esiste, ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà. San Pietro, riprendendo Isaia, scrive ai cristiani: «Dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24; cfr Is 53,5).
San Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo IIhanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piagate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di Lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello (cfr Is 58,7), perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù. Sono stati due uomini coraggiosi, pieni della parresia dello Spirito Santo, e hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia.
Sono stati sacerdoti, e vescovi e papi del XX secolo. Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio che si manifesta in queste cinque piaghe; più forte era la vicinanza materna di Maria.
In questi due uomini contemplativi delle piaghe di Cristo e testimoni della sua misericordia dimorava «una speranza viva», insieme con una «gioia indicibile e gloriosa» (1 Pt 1,3.8). La speranza e la gioia che Cristo risorto dà ai suoi discepoli, e delle quali nulla e nessuno può privarli. La speranza e la gioia pasquali, passate attraverso il crogiolo della spogliazione, dello svuotamento, della vicinanza ai peccatori fino all’estremo, fino alla nausea per l’amarezza di quel calice. Queste sono la speranza e la gioia che i due santi Papi hanno ricevuto in dono dal Signore risorto e a loro volta hanno donato in abbondanza al Popolo di Dio, ricevendone eterna riconoscenza.
Questa speranza e questa gioia si respiravano nella prima comunità dei credenti, a Gerusalemme, di cui parlano gli Atti degli Apostoli (cfr 2,42-47), che abbiamo ascoltato nella seconda Lettura. E’ una comunità in cui si vive l’essenziale del Vangelo, vale a dire l’amore, la misericordia, in semplicità e fraternità.
E questa è l’immagine di Chiesa che il Concilio Vaticano II ha tenuto davanti a sé.Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, la fisionomia che le hanno dato i santi nel corso dei secoli. Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa. Nella convocazione del Concilio san Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata, guidata dallo Spirito. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa; per questo a me piace pensarlo come il Papa della docilità allo Spirito Santo.
In questo servizio al Popolo di Dio, san Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia. Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato, come il Papa della famiglia. Mi piace sottolinearlo mentre stiamo vivendo un cammino sinodale sulla famiglia e con le famiglie, un cammino che sicuramente dal Cielo lui accompagna e sostiene.
Che entrambi questi nuovi santi Pastori del Popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, durante questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia. Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad addentrarci nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama.

sabato 26 aprile 2014

Card. Bergoglio a proposito di Giovanni Paolo II: un testimone fedele (testigo fiel)

Desgrabación de la homilía del Sr. Arzobispo en la
Misa en memoria de S.S. Juan Pablo II
4 de abril de 2005

La Virgen María se entronca en esa larga fila de la historia, de hombres y mujeres que le dijeron a Dios que sí y que en su vida llevaron adelante esa actitud obediencial. Una fila de hombres y mujeres que comenzó el día que nuestro padre Abrám salió de su casa sin saber a donde iba. Obedeció y creyó. Y hoy, solemnidad de la Encarnación del Verbo, el Hijo de Dios también comienza este camino histórico. Sale, cabe el Padre, para hacer su voluntad.

“Tú no has querido sacrificios ni oblación en cambio me has dado un cuerpo. Entonces dije aquí estoy. Yo vengo para hacer, Dios, tu voluntad". Y María, a su vez dice: que se haga en mi según tu voluntad. Actitud obediencial de un caminante, de una caminante, de quien empieza a andar el camino; y en el caso del Señor, actitud obediencial profetizada en Isaías: "mirad, la Virgen está embarazada y dará a luz un hijo y lo llamará con el nombre de Emmanuel que quiere decir, Dios con nosotros".

Dios se mete en esta caravana humana, se mete en este camino y sigue avanzado con nosotros y Dios se va metiendo en las hendijas de nuestra existencia, es uno más de los nuestros. El Verbo es ungido, y antes de ser ungido con el aceite de la elección es ungido con nuestra carne “para hacer tu voluntad” y así comienza el camino de Cristo. “Para hacer tu voluntad” y al final en las horas más críticas de su vida a punto de ser tomado preso siente esa profunda agonía en la soledad del monte y en la soledad de su corazón: " Padre que no se haga lo que yo quiero sino tu voluntad". Coherencia obediencial de una vocación. Coherencia de aquel que se siente llamado y obedece ese llamado y camina según ese llamado, y es uno que camina con nosotros. La cercanía, la projimidad de Dios caminando con nosotros.

Yo he sido enviado, he sido ungido con el óleo de la alegría, dice el Señor. Para liberar cautivos, para dar vista a los ciegos, para curar leprosos, para hacer andar a los débiles de rodillas. Ungido para caminar junto a toda limitación humana, a todo gozo humano, a toda miseria humana; ungido con la autoridad de servicio de aquel que vino a caminar, a ser Emmanuel, Dios con nosotros para servir. La actitud obediencial de Cristo: "Me diste un cuerpo y yo dije aquí estoy para hacer tu voluntad" es el meollo de la coherencia, y no digo solo de coherencia cristiana sino de coherencia humana. Y hoy en esta solemnidad de la Anunciación del Señor celebramos esta coherencia.

Dios quiso ser coherente y nos marca el camino de la coherencia. María es coherente y nos marca el camino de la coherencia, hace lo que cree, proclama lo que cree, realiza lo que cree. Y no sólo coherencia trascendental sino dentro de sí misma. Cristo piensa coherentemente porque piensa lo que siente y lo que hace. Siente coherentemente porque siente lo que piensa y lo que hace. Obra coherentemente porque hace lo que siente y lo que piensa. Coherencia obediencial, coherencia transparente, coherencia que no tiene nada que ocultar, coherencia que es pura bondad y que vence al mal con ese bien coherente de haberse ofrecido “para hacer tu voluntad”, le dice al Padre.

Y en esta fiesta de la Anunciación del Señor recordamos a otro gran coherente. Decía esta escritora argentina, cuyo texto leímos al comenzar la misa: Con este coherente “termina el siglo XX ". Juan Pablo simplemente fue coherente, nunca engañó, nunca mintió, nunca chicaneó. Juan Pablo se comunicó con su pueblo, con la coherencia de un hombre de Dios, con la coherencia de aquél que todas las mañanas pasaba largas horas en adoración, y porque adoraba se dejaba armonizar por la fuerza de Dios. La coherencia no se compra, la coherencia no se estudia en ninguna carrera. La coherencia se va labrando en el corazón con la adoración, con la unción al servicio de los demás y con la rectitud de conducta. Sin mentiras, sin engaños, sin doblez. Jesús dijo de Natanael una vez cuando venía caminando: "Aquí tienen a un israelita derecho, sin doblez". Creo que lo podemos decir de Juan Pablo, el coherente. Pero era coherente porque se dejó cincelar por la voluntad de Dios. Se dejó humillar por la voluntad de Dios. Dejó que creciera en su alma esa actitud obediencial que tuvo nuestro padre Abraham y desde allí todos los que lo siguieron.

Recordamos a un hombre coherente que una vez nos dijo que este siglo no necesita de maestros, necesita de testigos, y el coherente es un testigo. Un hombre que pone su carne en el asador y avala con su carne y con su vida entera, con su transparencia, aquello que predica.

En el día de la proclamación de esta coherencia obediencial en la encarnación del Verbo miramos a este coherente. Este coherente que por pura coherencia se embarró las manos, nos salvó de una masacre fraticida; este coherente que gozaba tomando a los chicos en brazos porque creía en la ternura. Este coherente que más de una vez hizo traer a los hombres de la calle, acá decimos linyeras, de la Plaza Risorgimento para hablarles y darles una nueva condición de vida. Este coherente que cuando se sintió bien de salud pidió permiso para ir a la cárcel a hablar con el hombre que había intentado matarlo.

Es un testigo. Termino repitiendo sus palabras: "Lo que necesita este siglo no son maestros son testigos". Y en la encarnación del Verbo, Cristo es el testigo fiel. Hoy vemos en Juan Pablo una imitación de este testigo fiel. Y agradecemos que haya terminado su vida así, coherentemente, que haya terminado su vida siendo simplemente eso: UN TESTIGO FIEL

martedì 22 aprile 2014

Come informare sulla Chiesa Cattolica: fonti, logiche, storie, personaggi


Nel 2005, durante la Messa per l’inizio del ministero petrino, Benedetto XVI definì la 
Chiesa una realtà “viva” e “giovane”, che “porta in sé il futuro del mondo”.

A tre giorni dalla sua elezione, Papa Francesco, nel corso di un incontro con i giornalisti 
che avevano seguito le fasi della Sede Vacante e del Conclave, ha offerto una vera e propria “ermeneutica” della comunicazione, spiegando che, per svolgere un buon lavoro informativo sulla Chiesa cattolica, occorre conoscerne la “vera natura”, “il suo cammino nel mondo, con le sue virtù e con i suoi peccati”, e “le motivazioni spirituali che la guidano e che sono le più autentiche per comprenderla”.

Il presente manuale prende le mosse proprio da queste “pietre miliari” consegnateci 
dagli ultimi due Pontefici: la consapevolezza che l’Istituzione religiosa di cui ci occupiamo non è soltanto un ente dotato di una propria struttura giuridico-amministrativa, ma è anche un “corpo vivo”, “giovane” e perciò contemporaneo dell’uomo; e la necessità, insita nella stessa vitalità del corpo-Chiesa, di assumere, per raccontare adeguatamente questa realtà, la sua essenza spirituale, essenza che ne definisce la “vera natura”, e che si identifica, in definitiva, con la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”, vale a dire, con Dio.

Rivolto a tutti coloro che si affacciano alla professione giornalistica nel campo dell’informazione 
religiosa e agli studenti delle Facoltà di giornalismo e di comunicazione, questo studio intende fornire i primi rudimenti e gli strumenti fondamentali per svolgere nel miglior modo possibile lo speciale compito di “raccontare” una delle più antiche e importanti istituzioni del mondo.






giovedì 6 febbraio 2014

Francesco, i giovani e il coraggio della felicità


Papa Francesco ha tracciato il cammino per l'appuntamento della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Cracovia nel 2016: un itinerario sulle beatitudini.


Buon itinerario!

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