"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 21 novembre 2016

Cosa resta del Giubileo: i punti essenziali della Lettera apostolica di Papa Francesco


Riassumiamo in 20 punti l'essenza della Lettera apostolica Misericordia et misera, firmata da Papa Francesco a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, il 20 novembre 2016. Il documento, come in precedenti occasioni, è una sorta di bilancio dell'Anno Santo trascorso ma rappresenta anche l'eredità spirituale e programmatica per l'immediato futuro della Chiesa.

1. L'amore sovrasta il peccato

Al centro non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto. (...) Una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente. (MM, 1)

2. Nessuno può porre condizioni

Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. (MM, 2)

3. Testimoni di speranza e gioia vera

La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro, spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge, per renderci a nostra volta strumenti di misericordia. (...) Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva. (MM, 3)

4. Vento impetuoso che cambia la vita

Come un vento impetuoso e salutare, la bontà e la misericordia del Signore si sono riversate sul mondo intero. E davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita. (MM, 4)

5. Viverla per comunicarla

Comunicare la certezza che Dio ci ama non è un esercizio retorico, ma condizione di credibilità del proprio sacerdozio. Vivere, quindi, la misericordia è la via maestra per farla diventare un vero annuncio di consolazione e di conversione nella vita pastorale. L’omelia, come pure la catechesi, hanno bisogno di essere sempre sostenute da questo cuore pulsante della vita cristiana. (MM, 6)

7. Parola celebrata, conosciuta e diffusa

È mio vivo desiderio che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia. (...) Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. (MM, 7)

8. Ancora Missionari della Misericordia

Esprimo la mia gratitudine ad ogni Missionario della Misericordia per questo prezioso servizio offerto per rendere efficace la grazia del perdono. Questo ministero straordinario, tuttavia, non si conclude con la chiusura della Porta Santa. Desidero, infatti, che permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace. (MM, 9)

9. Sacerdoti preparati e accoglienti

Ai sacerdoti rinnovo l’invito a prepararsi con grande cura al ministero della Confessione, che è una vera missione sacerdotale. Vi ringrazio sentitamente per il vostro servizio e vi chiedo di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio. (MM, 10)

10. Non c'è legge né precetto...

Non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo. Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina. (...) Il Sacramento della Riconciliazione ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana; per questo richiede sacerdoti che mettano la loro vita a servizio del «ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18) in modo tale che, mentre a nessuno sinceramente pentito è impedito di accedere all’amore del Padre che attende il suo ritorno, a tutti è offerta la possibilità di sperimentare la forza liberatrice del perdono. (MM, 11)

11. Aborto è grave peccato, ma Dio accoglie cuore pentito

In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. (...) Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione. (MM, 12)

12. Asciugare le lacrime

Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care! Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte... sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli. (...) A volte, anche il silenzio potrà essere di grande aiuto; perché a volte non ci sono parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre. (MM, 13)

13. Discernimento spirituale attento

La nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, è qualcosa di unico e irripetibile, che scorre sotto lo sguardo misericordioso di Dio. Ciò richiede, soprattutto da parte del sacerdote, un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia. (MM, 14)

14. Porta sempre spalancata

Termina il Giubileo e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata. (...) Per sua stessa natura, la misericordia si rende visibile e tangibile in un’azione concreta e dinamica. Una volta che la si è sperimentata nella sua verità, non si torna più indietro: cresce continuamente e trasforma la vita. (...) La misericordia rinnova e redime, perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo. Questo si riscalda e il primo lo risana: il cuore di pietra viene trasformato in cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di amare nonostante il suo peccato. (MM, 16)

15. Tanti segni concreti di bontà e tenerezza

Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici. Ringraziamo il Signore per questi doni preziosi che invitano a scoprire la gioia del farsi prossimo davanti alla debolezza dell’umanità ferita. (MM, 17)

16. Spazio alla fantasia

È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30), affinché siano espressione eloquente della fecondità dell’amore di Cristo e della comunità che vive di Lui. (MM, 18)

17. Scacciare indifferenza e ipocrisia

Il carattere sociale della misericordia esige di non rimanere inerti e di scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta. Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere sempre pronti ad offrire in maniera fattiva e disinteressata il nostro apporto, perché la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l’impegno concreto di chi intende testimoniare la presenza del Regno di Dio. (MM, 19)

18. Far crescere una cultura della misericordia

Siamo chiamati a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli. Le opere di misericordia sono “artigianali”: nessuna di esse è uguale all’altra; le nostre mani possono modellarle in mille modi, e anche se unico è Dio che le ispira e unica la “materia” di cui sono fatte, cioè la misericordia stessa, ciascuna acquista una forma diversa. (MM, 20)

19. Preghiera assidua

La cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito, nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai poveri. È un invito pressante a non fraintendere dove è determinante impegnarsi. La tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e condivisione. (MM, 20)

20. Giornata mondiale dei poveri

Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). (MM, 21)

venerdì 28 ottobre 2016

Internet, cosa ne pensa la Chiesa in 10 punti

Infografica a cura di Salvatore Burrometo

A quasi 15 anni dai documenti La Chiesa e Internet (CI) e Etica in Internet (EI) dell'allora Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, conviene riprendere alcune di quelle considerazioni che la Chiesa faceva proprie, soprattutto per quanto concerne l'idea della Rete e il suo utilizzo per la missione evangelizzatrice - "esporre il punto di vista cattolico di Internet quale punto di partenza per la partecipazione della Chiesa nel dialogo con altri settori della società, specialmente con altri gruppi religiosi, riguardo all'evoluzione e all'utilizzo di questo meraviglioso strumento tecnologico" (EI, n. 2). Fatti salvi tutti i rischi, i pericoli e le insidie, su cui i due documenti comunque non omettevano di riflettere.

I due testi riprendevano, evidentemente, idee generali sulla comunicazione già espresse dallo stesso Pontificio Consiglio in precedenti documenti, quali ad esempio la Aetatis novae ed Etica nelle Comunicazioni sociali.

1. Risolvere problemi

Questa tecnologia può essere uno strumento per risolvere problemi umani, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, creando un mondo governato da giustizia, pace e amore. (EI, n. 5)

2. Ampliare orizzonti

Internet può aiutare le persone ad usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. (EI, n. 9)

3. Giornalismo onesto

Internet è uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla mescolanza di notizie, pubblicità e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente, delle cronache e dei commenti seri. Un giornalismo onesto è essenziale per il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale. Questi problemi evidenti nella pratica del giornalismo su Internet esigono una soluzione rapida da parte dei giornalisti stessi .(EI, n. 13)

4. Comprensione reciproca

Un problema per molti è l'incredibile quantità di informazioni su Internet, di gran parte delle quali non ci si preoccupa di controllare se siano giuste e appropriate. Siamo preoccupati anche per il fatto che gli utenti di Internet utilizzano la tecnologia che permette di creare notizie su comando, semplicemente per fabbricare barriere elettroniche contro idee poco familiari. Ciò non sarebbe salutare in un mondo pluralistico nel quale è necessaria una crescente comprensione reciproca fra le persone. (EI, n. 14)

5. Valutare in modo informato e sagace

Le scuole e altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero insegnare l'uso perspicace di Internet quale parte di un'educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l'acquisizione di abilità tecniche — prime nozioni di informatica e tutto ciò che si supporta ad essa — ma anche l'acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti. (EI, n. 15)

L'educazione e la formazione relative a Internet dovrebbero essere parte di programmi completi di educazione ai mezzi di comunicazione sociale, rivolti ai membri della Chiesa. Per quanto possibile, la programmazione pastorale delle comunicazioni sociali dovrebbe provvedere a questa formazione nell'istruzione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici così come degli insegnanti, dei genitori e degli studenti. (CI, n. 7)

6. Auto-regolamentazione è il metodo migliore

Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio l'auto-regolamentazione è il metodo migliore. (EI, n. 15)

7. Promuovere prosperità e pace

Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la prosperità e la pace, lo sviluppo intellettuale ed estetico, la comprensione reciproca fra i popoli e le nazioni su scala globale. Può anche aiutare gli uomini e le donne nella loro continua ricerca di autocomprensione. (EI, n. 18)

8. Vivere più pienamente la fede

Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della Liturgia o l'annuncio diretto e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere. (CI, n. 5)

9. Tirarsi indietro è inaccettabile

È importante anche che le persone, a tutti i livelli ecclesiali, utilizzino Internet in modo creativo per adempiere alle proprie responsabilità e per svolgere la propria azione di Chiesa. Tirarsi indietro timidamente per paura della tecnologia o per qualche altro motivo non è accettabile, sopratutto in considerazione delle numerose possibilità positive che Internet offre. (CI, n. 10)

Internet non è soltanto uno strumento di svago e di gratificazione consumistica. È uno strumento per svolgere un'attività utile e i giovani devono imparare a considerarlo e usarlo come tale. Nel ciberspazio, come in ogni altro luogo del resto, i giovani possono essere chiamati ad andare controcorrente, a esercitare controcultura, perfino a subire persecuzione per il vero e il buono. (CI, n. 11)

10. Virtù per un buon uso

È necessaria molta prudenza per individuare con chiarezza le implicazioni, il potenziale di bene e di male di questo muovo mezzo e per affrontare in maniera creativa le sfide che pone e le opportunità che offre.

È necessaria giustizia, in particolare per eliminare il «digital divide», il divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi. Ciò richiede un impegno, in favore del bene comune internazionale e la «globalizzazione della solidarietà».


Sono necessari forza e coraggio. Ciò significa difendere la fede contro il relativismo religioso e morale, l'altruismo e la generosità contro il consumismo individualistico e la decenza contro la sensualità e il peccato.


È necessaria la temperanza, un approccio auto-disciplinato a questo importante strumento tecnologico che è Internet, per utilizzarlo saggiamente e soltanto per fare il bene.
(CI, n. 12)

venerdì 14 ottobre 2016

7 chiavi per capire e rispondere al dramma dei migranti minorenni: parola di Francesco


Elenchiamo, a seguire, sette punti tratti dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017 (15 gennaio), in cui si evidenzia senza mezzi termini il dramma dei migranti minorenni e si offrono alcuni spunti per affrontarlo.

1. Al collo una macina da mulino

«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?

2. Problema di tutti

Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

3. Il gruppo più vulnerabile

Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.

4. Un segno dei tempi

Come rispondere a tale realtà?
Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce
un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.

5. Gli approfittatori

Ma la spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso dei bambini viene dalla domanda. Se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori.

6. Soluzioni durature

Rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.

7. Nei Paesi d'origine

È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni. Questo esige, come primo passo, l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga. Inoltre, si impone una visione lungimirante, capace di prevedere programmi adeguati per le aree colpite da più gravi ingiustizie e instabilità, affinché a tutti sia garantito l’accesso allo sviluppo autentico, che promuova il bene di bambini e bambine, speranze dell’umanità.

martedì 4 ottobre 2016

Papa sui luoghi del terremoto, non esistono macerie che non valgano una rinascita


Papa Francesco prega in silenzio davanti alle macerie di Amatrice, simbolo del terremoto del 24 agosto che ha provocato centinaia di vittime nel Centro Italia.

La lettura che faccio di questa immagine (il Vicario di Cristo vestito di bianco al centro, la strada, le macerie, il campanile nel fondo, lo squarcio della visione d'insieme) è di un cammino verso la rinascita (le strutture materiali, ma anche la forza della fede, dell'amore, della speranza)... e ciascuno può applicare questa lettura alle proprie esistenze.

Più la guardo e più mi commuovo. Troppo umano!


Qui è possibile ascoltare le parole che il Papa ha rivolto ad alcuni presenti: http://chirb.it/hqvvFx.

martedì 13 settembre 2016

Chiesa e informazione vanno a braccetto, da sempre!



Così come non si può informare senza necessariamente attuare un processo comunicativo, potremmo anche dire che non si può prescindere dal trasmettere una informazione quando si parla della Chiesa e della sua missione nel mondo.

Intanto, perché la sua ragione d’essere è proprio la trasmissione di una novità, il Vangelo – la Buona Notizia –, e poi perché gode di una organizzazione istituzionale – alla quale appartengono evidentemente anche tutti e singoli i suoi membri – che ruota attorno alla comunicazione di questo contenuto.

In termini più precisi, parliamo qui del compito e della missione evangelizzatrice che spetta ad ogni battezzato. E che cos’è evangelizzare se non portare a conoscenza – informare – di un altro individuo la novità contenuta appunto nel Vangelo, e cioè la salvezza dell’uomo e del mondo per opera della misericordia di Dio? 

Siamo senz’altro di fronte ad un contenuto di fede, religioso, che però è ricco di spunti legati all’attualità del momento storico che ogni individuo è chiamato a vivere. Certamente, le varie azioni informative che riguardano la Chiesa hanno a loro volta dei “soggetti” che contribuiscono a generare e ad alimentare il processo. Specificamente, possiamo parlare di istituzioni, persone e mezzi.

Le istituzioni

Rientrano tra le istituzioni della Chiesa, ovviamente la Santa Sede con la Curia Romana, le Conferenze Episcopali, le Diocesi, le Parrocchie e tutti gli altri organismi cattolici, a cominciare dagli Istituti di vita consacrata, i movimenti, i gruppi missionari, ecc. 

Il materiale informativo che questi soggetti producono – sia che poi lo trasmettano direttamente attraverso i propri mezzi, sia che vengano ripresi dai mezzi di comunicazione secolari – riguarda ad esempio le dichiarazioni ufficiali (di indole dottrinale, legate ai costumi, al culto, ai riti); le iniziative religiose o assistenziali; la propria organizzazione, ad esempio in termini di crescita e sviluppo (pensando all’erezione di nuove Diocesi o parrocchie); le opere propriamente dette di evangelizzazione o missionarie.

Le persone

In quanto alle persone, sono soggetto (producono) e oggetto (il loro pronunciamento e il loro operato è di interesse per l’opinione pubblica) di informazione, innanzitutto il Papa, in quanto Vescovo di Roma, Vicario di Cristo e “somma istituzione” della Chiesa; i Vescovi, i Parroci, i Superiori Religiosi, il laicato cattolico. 

Le informazioni che questi generano riguardano principalmente il Magistero della Chiesa (pronunciamenti sulla dottrina e sulla fede); la diffusione dell’insegnamento cristiano attraverso l’attività pastorale e la catechesi; l’esempio e la testimonianza di fede mediante gesti e scelte di vita. 

Quest’ultimo punto non sempre è tenuto in debita considerazione, eppure nell’opinione pubblica l’“immagine” è quasi sempre più importante delle parole, soprattutto se c’è in gioco la coerenza, la credibilità e l’affidabilità di chi per propria missione è chiamato ad essere un riferimento – oltreché un richiamo – morale per gli altri.

I mezzi

Infine, ci sono i mezzi, che sono soggetto di informazione per il possesso proprio che la Chiesa ne ha, in quanto, in questo caso, diventano fonti per altri mezzi di comunicazione. Sono invece oggetto di informazione in tutti quei casi in cui la Chiesa si pronuncia dando delle indicazioni magisteriali sul loro utilizzo e le loro finalità. Annunciando, cioè, quel “come dovrebbero essere”, che a partire dal Concilio Vaticano II ha generato una ricca e più influente tradizione.

Per un approfondimento di questi concetti rimando al libro La missione digitale, che ho curato insieme al collega Bruno Mastroianni, e al manuale più dettagliato Teoria e pratica del giornalismo religioso.

lunedì 29 agosto 2016

Nuovi media e vecchi tic: i rischi in agguato per chi naviga in Rete


Con l'avvento dei cosiddetti nuovi media ci siamo incamminati in una “evoluzione mediatica” che ha assunto una velocità elevata negli ultimi anni e che, insieme all’innovazione, ha forse portato anche un po’ di confusione, e sicuramente smarrimento, soprattutto in chi era abituato a processi più lenti e cambiamenti meno travolgenti.

Di che si tratta?

Quando parliamo di nuovi media o media digitali ci riferiamo sostanzialmente a quei mezzi di comunicazione che hanno una correlazione con la tecnologia informatica e si sono sviluppati proprio in conseguenza della sua nascita e diffusione. Questi moderni mezzi si servono, insomma, del contesto digitale e spostano (ampliandola) la prassi comunicativa dal modello unidirezionale o univoco e bidirezionale o molteplice a quello collettivo (many-to-many), favorendo così una simultaneità di conoscenze e di esperienze che vengono condivise, attraverso gli strumenti tecnici appunto.

Quando diciamo “digitale” ci riferiamo al codice digitale, e quindi alle rappresentazioni numeriche che hanno in comune l’uso del computer o di altri sistemi digitali i quali, “mescolando” bit, permettono di partecipare al processo della comunicazione. Tale “mescolamento” è ciò che definisce anche le principali caratteristiche dei nuovi media.

Tra queste è possibile evidenziare, ad esempio, l’elemento di velocità nella trasmissione e comunicazione a distanza; la portata geografica e demografica, e con essa l’accesso illimitato, quantomeno potenziale; l’accuratezza (anch’essa almeno potenziale) dell’informazione trasmessa; la mancanza di limiti spazio-temporali; l’elevato grado di partecipazione; l’interattività, cioè la possibilità di interagire in maniera veloce con testi digitali; la convergenza tra strumenti o tecnologie diversi; il potenziale di memoria, ossia la capacità di conservare le informazioni per una consultazione successiva; l’automazione e così via.

Ambienti di fruizione d'informazione e luoghi di formazione

Ci sembra sbagliato definire un elenco di “nuovi media”, perché significherebbe creare una cesura netta proprio tra “vecchio” e “nuovo” che in realtà l’innovazione tecnologica non realizza. Piuttosto, la novità sta nel perfezionamento delle tecnologie tradizionali non solo da un punto di vista estetico ma anche delle funzionalità offerte.

In sostanza, quello che i nuovi media apportano è l’inclusione di alcune componenti, che migliorano e implementano le caratteristiche dei mezzi tradizionali: pensiamo ad esempio alla TV o all’apparecchio telefonico e come la funzione principale sia comunque preservata, pur affiancata da nuove funzionalità, e generalmente migliorata. Pensiamo anche a come Internet ingloba dentro di sé i tradizionali stampa, radio, televisione e cinema, offrendo un insieme di servizi un tempo impensabili.

Resta chiaro che i media digitali sono diventati degli ambienti di fruizione d’informazione e spazi alternativi alla realtà quotidiana per momenti di svago e tempo libero, ma anche “luogo” di formazione e approfondimento dai quali è ormai impossibile prescindere.
C'è un "però", e sono i rischi in agguato che non si possono ignorare e che aiutano ad assumere un ruolo consapevole della propria presenza nella Rete. Conoscere quali sono i rischi a cui andiamo incontro ci aiuta a impostare meglio il contributo che ciascuno di noi vuole e può dare attraverso i social.

I rischi in agguato: superficialità, overdose informativa, confusione...

Oltre ad essere uno stimolo a esplorare nuovi modi di ideare e fruire storie e accadimenti, che vengono poi diramati attraverso le piattaforme tecnologiche, ci sono delle prassi, nel nuovo sistema mediatico, che di fatto possono comprometterne le finalità o quantomeno il risultato complessivo.

Il rischio più in agguato di tutti è fuor di dubbio la superficialità. Proprio per il modo in cui questi moderni mezzi di comunicazione tecnologica sono concepiti – velocità, immediatezza, concisione (vedi Twitter) –, permettono di cadere nel rischio della semplificazione eccessiva dei contenuti, e di conseguenza del proprio “messaggio”, che può giungere monco o addirittura alterato. Si dirà, ed è vero, che è tipico di questo meccanismo comunicativo il fatto di “rendere tutto più semplice”, ma il legittimo (e a questo punto quasi doveroso) desiderio di “semplificare i concetti” non deve trasformarsi in un’operazione sbrigativa, frettolosa, generica o approssimativa, che sono appunto sinonimi di qualcosa realizzata in maniera semplicistica e perciò superficiale.

Un altro rischio da tener presente è quello della overdose (dis)informativa. Le informazioni sono, come sappiamo, il contenuto per eccellenza che circola in Rete: dall’immissione alla fruizione, è un continuo “navigare” e “approdare” nei porti di ogni latitudine e durante tutto l’arco della giornata. Eppure, molto spesso, alla circolazione di così tante informazioni non corrisponde un’altrettanta adeguata assunzione informativa da parte delle persone.

Saranno pure “informazioni” quelle che circolano, ma ciò che spesso a noi giunge è una babele di dati, opinioni, commenti, sviamenti che ci saziano ma non ci apportano alcunché di “formativo”. Per dirla in termini mangerecci, dopo tutta questa “scorpacciata”, molto spesso sappiamo meno cose di prima, in maniera errata o addirittura opposta all’input iniziale, che è andato smarrito nella lunga, agitata e tempestosa traversata comunicativa.

A questo punto è chiaro che al destinatario finale non è giunto altro che una disinformazione, o per meglio dire una non-informazione, perché l’informazione o c’è, è vera ed è stata acquisita, oppure non è mai esistita.

Collegato ai precedenti, c’è un ultimo consistente rischio, che si spiega da solo ed è conseguenza sia della superficialità che dell’overdose informativa, ed è la confusione. Confuso è il messaggio che arriva a destinazione, che nel frattempo si è sminuito o spezzettato (semplificato) per rispondere ai canoni della nuova comunicazione tecnologica; ugualmente confusi restano i destinatari di tutte queste informazioni, trovandosi di fronte ad un panorama talmente esteso e variegato che non riescono in alcun modo a mettere a fuoco.
La stessa confusione è carburante per la ripartenza di tutto il processo (superficialità-overdose-confusione), e così all’infinito, se non s’interviene per tempo.

Altri rischi (partigianeria, strumentalizzazione, persuasione negativa, ecc.), che non hanno bisogno di commento, sono in un certo senso figli di questi principali che abbiamo esposto, e perciò frutto di una cattiva comprensione del mezzo o di una mancata vigilanza e capacità di stare al di sopra dei fenomeni, per poterli controllare e meglio gestire.

Per un approfondimento di questi concetti rimando al libro La missione digitale, che ho curato insieme al collega Bruno Mastroianni. In un post successivo spiegherò come ovviare a questi rischi e impostare una presenza in Rete significativa e di qualità, che possa servire al bene comune.

martedì 2 agosto 2016

Cosa resta della #GMG di Cracovia: le 18 frasi più significative di #PapaFrancesco


Cosa resta della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia? A seguire, le 18 frasi più significative che Papa Francesco ha pronunciato nei vari interventi pubblici, in particolare con i giovani.

Incontro con le autorità

1. Le stesse politiche sociali a favore della famiglia, primo e fondamentale nucleo della società, per sovvenire quelle più deboli e povere e sostenerle nell’accoglienza responsabile della vita, saranno in questo modo ancora più efficaci. La vita va sempre accolta e tutelata – entrambe le cose insieme: accolta e tutelata – dal concepimento alla morte naturale, e tutti siamo chiamati a rispettarla e ad averne cura.

2. Si può perdonare totalmente? È una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Noi, da noi stessi, noi non possiamo: facciamo lo sforzo, tu lo hai fatto; ma è una grazia che ti dà il Signore, il perdono, di perdonare il nemico, perdonare quello che ti ha ferito, quello che ti ha fatto del male. Quando Gesù nel Vangelo ci dice: “Chi ti dà uno schiaffo su una guancia, dagli l’altra”, significa questo: lasciare nelle mani del Signore questa saggezza del perdono, che è una grazia. Ma a noi spetta fare tutta la nostra parte per perdonare.

3. La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce: quando c’è divisione, cresce l’odio. I ponti uniscono, e quando c’è il ponte l’odio può andarsene via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro. A me piace pensare e dire che noi abbiamo, nelle nostre possibilità di tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano. Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano. Tu fai un ponte. Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri.

4. La Madonna, a Cana, ha mostrato tanta concretezza: è una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione. Non è padrona né protagonista, ma Madre e serva. Chiediamo la grazia di fare nostra la sua sensibilità, la sua fantasia nel servire chi è nel bisogno, la bellezza di spendere la vita per gli altri, senza preferenze e distinzioni. Ella, causa della nostra gioia, che porta la pace in mezzo all’abbondanza del peccato e ai subbugli della storia, ci ottenga la sovrabbondanza dello Spirito, per essere servi buoni e fedeli.


5. Nei miei anni vissuti da Vescovo ho imparato una cosa – ne ho imparate tante, ma una voglio dirla adesso -: non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose. È stimolante, sentirli condividere i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare.

6. Conoscendo la passione che voi mettete nella missione, oso ripetere: la misericordia ha sempre il volto giovane. Perché un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare le comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti. Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione. Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, è dire impegno, è dire fiducia, è dire apertura, ospitalità, compassione, è dire sogni.

Visita ad Auschwitz

7. (silenzio e preghiera)


Visita all'ospedale pediatrico

8. Quanto vorrei che, come cristiani, fossimo capaci di stare accanto ai malati alla maniera di Gesù, con il silenzio, con una carezza, con la preghiera. La nostra società è purtroppo inquinata dalla cultura dello “scarto”, che è il contrario della cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili; e questa è una crudeltà.


9. Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo, che ha donato tutto sé stesso per la nostra salvezza. Di fronte al male, alla sofferenza, al peccato, l’unica risposta possibile per il discepolo di Gesù è il dono di sé, anche della vita, a imitazione di Cristo; è l’atteggiamento del servizio. Se uno – che si dice cristiano – non vive per servire, non serve per vivere. Con la sua vita rinnega Gesù Cristo.

Messa con i sacerdoti

10. Gesù manda. Lui desidera, fin dall’inizio, che la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo. E vuole che lo faccia così come Lui stesso ha fatto, come Lui è stato mandato nel mondo dal Padre: non da potente, ma nella condizione di servo (cfr Fil 2,7), non «per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45) e per portare il lieto annuncio (cfr Lc 4,18); così anche i suoi sono inviati, in ogni tempo. Colpisce il contrasto: mentre i discepoli chiudevano le porte per timore, Gesù li invia in missione; vuole che aprano le porte ed escano a diffondere il perdono e la pace di Dio, con la forza dello Spirito Santo.

11. Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia.

12. Ma la verità è un’altra: cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà.

13. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia.

14. Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano / młodzi kanapowi, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro. No! Noi dobbiamo decidere il nostro futuro, voi il vostro futuro!


15. Fidatevi del ricordo di Dio: la sua memoria non è un “disco rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male. Proviamo anche noi, ora, a imitare la memoria fedele di Dio e a custodire il bene che abbiamo ricevuto in questi giorni. In silenzio facciamo memoria di questo incontro, custodiamo il ricordo della presenza di Dio e della sua Parola, ravviviamo in noi la voce di Gesù che ci chiama per nome.


16. Io non so se ci sarò a Panama, ma vi posso assicurare una cosa: che Pietro ci sarà a Panama. E Pietro vi chiederà se avete parlato con i nonni, se avete parlato con gli anziani per avere memoria; se avete avuto coraggio e audacia per affrontare le situazioni e avete seminato per il futuro. E a Pietro darete la risposta. E’ chiaro? [Sì!]

Ai giornalisti

17. (Andata) Una sola parola vorrei dire per chiarire. Quando io parlo di guerra, parlo di guerra sul serio, non di guerra di religione, no. C’è guerra di interessi, c’è guerra per i soldi, c’è guerra per le risorse della natura, c’è guerra per il dominio dei popoli: questa è la guerra. Qualcuno può pensare: “Sta parlando di guerra di religione”. No. Tutte le religioni vogliamo la pace. La guerra, la vogliono gli altri. Capito?

18. (Ritorno) A me piace parlare con i giovani. E mi piace ascoltare i giovani. (...) Il nostro futuro sono loro, e dobbiamo dialogare. È importante questo dialogo tra passato e futuro. È per questo che io sottolineo tanto il rapporto fra i giovani e i nonni, e quando dico “nonni” intendo i più vecchi e i non tanto vecchi – ma io sì! – per dare anche la nostra esperienza, perché loro ascoltino il passato, la storia e la riprendano e la portino avanti con il coraggio del presente, come ho detto questa sera.

lunedì 18 luglio 2016

Il perché di una #missionedigitale. Cooperare al bene comune attraverso i #socialmedia


Quando parliamo di nuovi media, troppo spesso attribuiamo al termine “nuovo” un significato che sposta verso il futuro una realtà che, invece, è ormai consolidata nel presente e che inizia ad avere anche una certa storia. Il nostro modo di comunicare è cambiato e questa trasformazione è entrata a pieno titolo nel vissuto quotidiano di ogni persona, perfino di quelle che non sono online. Da tempo, anche le istituzioni della Chiesa hanno preso atto di questa trasformazione, e molte modalità di comunicazione hanno trovato nel digitale un ambiente particolarmente adatto all’incontro tra le persone.

Il volume "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media" (a cura di G. Tridente e B. Mastroianni) nasce proprio con l’intento di offrire una riflessione agile in questo ambito. La prospettiva è quella di esplorare le dinamiche online, per trarne spunti professionali per chi si occupa di uffici comunicazione di istituzioni ecclesiali o di servizio sociale legate alla Chiesa.
Il testo non è rivolto soltanto agli addetti ai lavori, ma a chiunque voglia fare della sua presenza nella conversazione globale un’occasione per cooperare al bene comune. Oggi, infatti, la comunicazione non è più un semplice affare per professionisti (giornalisti e comunicatori) ma qualcosa a cui ciascuno contribuisce con la sua vita in Rete. Educatori, genitori, artisti, ecclesiastici, religiosi, volontari: tutti sono chiamati a dare il loro apporto, giacché il Web non è solo uno strumento, ma un ambiente da abitare, in cui si possono costruire legami e arricchire le proprie esperienze.

L’approccio dei saggi che compongono l’edizione è di tipo propositivo. Esistono fin troppi testi, in letteratura, pronti ad analizzare i pericoli e i rischi che la tecnologia digitale porta con sé. In queste pagine, invece, si parte dal presupposto inverso: ogni nuovo scenario di comunicazione – coinvolgendo donne e uomini – porta con sé le luci e le ombre della condizione umana, ed è proprio in considerazione della capacità di far luce che le ombre si possono dissipare. Pertanto, non si troveranno ragionamenti – seppur importanti – sullo “spegnere la tecnologia” o sul “mettere regole” per limitarne l’uso, quanto piuttosto su “cosa c’è da fare” nel momento in cui i dispositivi sono accessi e connessi a quel mondo fatto di relazioni interpersonali costituito dalla Rete.

Il continente digitale è popolato da comunità e gruppi di ogni tipo, da linguaggi e tradizioni, da culture e rituali molto diversi tra loro. Così come i primi missionari non ebbero alcun timore, di fronte a nuovi popoli e nuove culture, di incontrare l’altro nei suoi bisogni, nei suoi interessi, nella sua identità – in una parola: nella sua umanità – anche oggi la Chiesa si trova di fronte a questa missione digitale.

Il Vangelo, infatti, come dice Papa Francesco, è una buona notizia che parla all’uomo di felicità, perché parla di un incontro, quello con Gesù. Servono uomini e donne presenti online capaci di portare la gioia di quell’incontro fondamentale. Per fare questo, come i primi missionari occorre conoscere il terreno e le tradizioni dei popoli del Web, i loro linguaggi e il loro modo di entrare in relazione.

Il resto lo trovate QUI (iTunes) - oppure QUI (Kindle) - o ancora QUI (Pdf).

Per prenotare una copia cartacea.

lunedì 11 luglio 2016

Un americano e una spagnola, laici, alla guida della Sala Stampa della Santa Sede



Un americano e una spagnola, laici e giornalisti, alla guida della Sala Stampa della Santa Sede. Li ha nominati Papa Francesco, in sostituzione del gesuita P. Federico Lombardi.

Si tratta di Greg Burke (@GregBurkeRome), nato nel 1959 a Saint Luis (USA), membro numerario dell'Opus Dei, già corrispondente da Roma per Fox News, chiamato nel 2012 in Segreteria di Stato, Sezione per gli Affari Generali, come Consulente per la comunicazione e, dal dicembre del 2015, Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che assumerà la carica di Direttore.

Come Vicedirettrice, il Santo Padre ha scelto Paloma García Ovejero (@pgovejero), nata a Madrid nel 1975, dal 1998 è redattrice e conduttrice della "Cadena Cope, Radio Española", con la qualifica di Capo Redattore e, dal 2012, corrispondente per l'Italia e per la Città del Vaticano. Oltre allo spagnolo, l'italiano e l'inglese, conosce il cinese.

Intervenendo una volta sulla professione giornalistica, disse: "La mia esperienza è che devo leggere, studiare tanto, per una notizia di quaranta secondi. Non è facile fare quaranta secondi bene se non ci sono state quaranta ore di studio, di silenzio. E questo è un mestiere".

A entrambi gli auguri di un proficuo lavoro al servizio della comunicazione della Chiesa, e un ringraziamento a P. Federico Lombardi, che ha servito con dedizione e grande umiltà gli ultimi tre Pontefici.

martedì 5 luglio 2016

Francesco e Benedetto, due angeli custodi che si proteggono a vicenda


"Come angeli custodi, il Papa e il Papa emerito si proteggono a vicenda. L'uno sostiene l'altro, a livello umano, a livello spirituale. E così allontanano quelle voci che cercano di marcare le distanze tra di loro, se non addirittura altro ancora. Voci provenienti da certi ambienti e che trovano purtroppo eco sui blog, su internet. Invece i due Papi hanno mandato un messaggio di unità e serenità". Il commento è di don Roberto Regoli, responsabile del dipartimento di storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, autore del libro Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Lindau) 2016. Le sue parole si riferiscono alle recenti affermazioni di Papa Francesco - che ha detto di sentirsi custodito dal Papa emerito - e dello stesso Papa emerito che ha affermato di sentirsi protetto dal Pontefice.

Serve una visione storica
Nel suo libro, don Regoli ha voluto proporre una prima riflessione, compiuta e integrale, sugli otto anni di Pontificato di Benedetto XVI. "Mi rendo conto - spiega - che essendo stato pubblicato a soli tre anni dalla rinuncia, è solo un primo abbozzo, un primo tentativo che richiederà ulteriori approfondimenti". "Ci vorranno forse settant'anni - spiega - prima che siano aperti gli archivi vaticani riguardanti il pontificato di Joseph Ratzinger. Ma è necessario fin da ora applicare una visione storica a questa pagina di storia del papato. Un pontificato non può mai essere letto come un evento a sé stante, isolato da ciò che lo precede e ciò che lo segue. Come accade per il Vangelo, dove un versetto non basta a comprendere un passo".

Gli aspetti notevoli di un pontificato
"Credo che l'aspetto più originale e creativo del pontificato di Benedetto XVI - spiega Regoli - sia legato all'ecumenismo. Per sua iniziativa sono stati posti in essere nuovi meccanismi di comunione, come nel caso della creazione degli ordinariati personali con gli anglicani che crea un modo di governo inedito per entrambe le confessioni. Oppure ai passi compiuti da Papa Ratzinger nel dialogo con il mondo della cultura.Durante il suo pontificato si avviano dei colloqui con figure apicali provenienti da culture molto diverse da quella cattolica. Soprattutto del mondo liberale e del mondo marxista. Si aprono dibattiti legati alla questione cruciale del nostro tempo che è quella antropologica. Notevole anche la rilettura positiva che, a dieci anni di distanza, ha ricevuto il suo famoso discorso pronunciato a Ratisbona sulla inconcepibilità del connubio religione e violenza e sulla necessità di coniugare invece sempre fede e ragione".

Un solo Papa
Sulle conseguenze della rinuncia di Benedetto XVI, don Regoli è molto chiaro: "Come ha ribadito l'arcivescovo Gänswein alla presentazione del mio libro, oggi non ci sono due papi, ma un solo pontefice felicemente regnante. Resta però aperta la questione teologica e canonistica sull'emeritato, la creazione del Papa emerito, che resta una novità da studiare e approfondire".
Fabio Colagrande, RV

lunedì 27 giugno 2016

Papa Francesco e quei "messaggi in codice" attraverso l'uso degli anelli


Avete presente quando ‪Papa Francesco‬ cambia l'anello a seconda dell'impegno che deve svolgere? Durante le celebrazioni pontificie "forti" (1ª foto) utilizza l'anello del pescatore, mentre negli eventi pubblici (udienze, incontri, raduni) (2ª foto) utilizza quello episcopale (che aveva da vescovo e cardinale). Ecco, in questa prassi io trovo la sintesi del suo Pontificato.

Il Papa parla con due registri, a due pubblici e con lo stesso fine: parla agli "eruditi", confermando tutto il Magistero precedente senza cedere di un millimetro su quella che è la dottrina della Chiesa e così confermandoli nel loro percorso; parla poi agli "ultimi", quelli lontani dalla fede, con il linguaggio che questi possono comprendere, dandogli speranza, aprendo loro le braccia per riportarli all'ovile e tutti insieme festeggiare.

Non ci trovo nulla di sconvolgente, se non lo scandalo di un disinteressato amore per ogni creatura di Dio, sia essa pure la più peccatrice.


Il mio invito è a saper discernere le parole, i gesti e gli insegnamenti del Santo Padre: sono rivolti a me, in quanto "erudito" e quindi bisognoso di essere confermato nel mio cammino di fede, oppure sono rivolte a me "ultimo", desideroso di ritornare tra le braccia del Padre dopo che me ne sono allontanato? 

In entrambi i casi, uno solo è il cammino da percorrere, una sola la meta; e la guida è la stessa.

lunedì 20 giugno 2016

ALTRO da dire, come comunicare il bene e generare speranza


"Ci sono uomini che passano e non vanno oltre. Si chinano sulle sofferenze e da esse si lasciano interpellare. Osano sognare il futuro, generano Speranza… Tra loro tanti consacrati, sulle frontiere, liberi da tutto, per comunicare l’Altro".

Si presenta con queste parole il progetto informativo ALTRO da dire, testimoniare, condividere, ideato e coordinato da Laura Galimberti e sostenuto dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della Conferenza Episcopale Italiana.

Il sito web, presentato in maniera snella, rilancia "le risposte concrete delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari alle tante frontiere del disagio, per fare rete nella Rete, moltiplicare la buona notizia e seminare nuova Speranza".

Tra le sezioni che giornalmente vengono popolate di storie e testimonianze: migranti, povertà, giovani, famiglia, cultura, disabili... temi tutti letti in chiave di bontà e bellezza.

Un posto da frequentare assolutamente!

lunedì 13 giugno 2016

#Disabili pienamente accolti, la loro testimonianza è tesoro



Inclusione e partecipazione. Si può sintetizzare in queste due parole chiave l'invito di Papa Francesco per una pastorale di maggiore accoglienza (nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali) delle persone con disabilità, anche gravi e gravissime.

Lo ha rivolto ai partecipanti al Convegno per persone disabili, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 25º anniversario di creazione dello specifico settore della Catechesi in seno all'organismo nazionale, anche se si trova soltanto nel discorso preparato, dato per letto e consegnato.

Dire inclusione significa riconoscere che queste persone, oltre ad essere capaci di "vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo", ne sanno anche dare testimonianza, convertendosi in veri e propri apostoli e missionari - riconosce il Papa - verso gli altri membri della comunità: "nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane".

Per cui bisogna aumentare gli sforzi per giungere ad una piena accoglienza, favorendo una partecipazione che diventi finalmente ordinaria, normale". E qui viene la seconda parola chiave.

Partecipazione include, rispetto alle persone disabili, "la loro ammissione ai Sacramenti", superando "dubbi, resistenze e perfino rifiuti" che le escluderebbero dall'esercizio "della loro figliolanza divina".

Al dono del Sacramento va fatto corrispondere il vissuto della liturgia: "sia viva preoccupazione della comunità fare in modo che le persone disabili possano sperimentare che Dio è nostro padre e ci ama, che predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d'amore di cui sono destinatari". Una vera partecipazione riconosce ai disabili una collocazione e un coinvolgimento giusti nelle assemblee liturgiche, per "sostenere il senso di appartenenza di ciascuno".

In questo caso, le resistenze da superare sono "pregiudizi, esclusioni ed emarginazioni", in cambio di una diversità apprezzata come valore.

Nelle parole rivolte a braccio, il Papa ha invitato a superare la paura delle diversità, che invece "sono proprio la ricchezza, perché io ho una cosa, tu ne hai un’altra, e con queste due facciamo una cosa più bella, più grande". Un mondo in cui siamo tutti uguali "sarebbe un mondo noioso".

E anche qui, per quanto riguarda la partecipazione, ha ricordato che "ognuno di noi ha un modo di conoscere le cose che è diverso: uno conosce in una maniera, uno conosce in un’altra, ma tutti possono conoscere Dio".

lunedì 6 giugno 2016

Evangelizzare da attivi digitali


La Chiesa “in uscita” di Papa Francesco, che sposta l'attenzione dal centro alle periferie (esistenziali), mancherebbe di un tassello fondamentale se in questo percorso di evangelizzazione venisse escluso l'ambiente dei social media.

Negli ultimi tempi si è andata consolidando una nuova branca speculativa – espressione di varie sensibilità intellettuali e appartenenze, compresa quella cattolica –, che intende riflettere sul “come” stare sui social network (Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, ecc.) da persone responsabili, preoccupate per il bene comune e desiderose di contribuire a un mondo migliore.

Queste riflessioni, diffuse un po' a macchia di leopardo negli ambienti della ricerca che conta, dicono sostanzialmente che con la diffusione dei cosiddetti “nuovi media”, se si vuole veramente essere degli influencer di qualità, bisogna superare la logica del contrasto e della contrapposizione, instradandosi sulla via del confronto pacifico e del dialogo, gli unici in grado di assicurare una crescita reciproca dei protagonisti della conversazione.

Evidentemente, in questi studi spesso si da' per acquisito “cosa” sono e a cosa servono i moderni strumenti della conversazione sociale, contando sul fatto che oggi si sono trasformati nella vera second life delle persone, un prolungamento della loro esistenza quotidiana, dove esprimere liberamente il proprio pensiero o – sempre liberamente – acquisire dati, informazioni e conoscenze per la crescita personale (almeno nelle buone intenzioni iniziali).

Eppure, soprattutto per la Chiesa e i cattolici, può essere utile ritornare su questo secondo elemento del fenomeno, ed estendere la riflessione su cosa ci facciano le persone sui social network, quanto tempo vi trascorrono e, soprattutto, quanto bene è possibile trarre – e moltiplicare – da essi.

Prendere consapevolezza del fatto che lì la gente trascorre parte del proprio tempo, che su quelle piattaforme le persone si informano e in quell'ambiente fanno amicizia, entrano in contatto con individui e mondi diversi dai loro, “costruiscono” un loro modo di pensare e agire... è sicuramente la forma migliore anche per diluire quel timore fisiologico che spesso, come evangelizzatori che pure vorrebbero percorrere tutte le strade possibili, ci rende “inattivi” (digitalmente parlando).

Nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco lo dice chiaramente: bisogna uscire all'incontro delle persone, dovunque esse si trovino, a maggior ragione in quei luoghi che probabilmente non abbiamo mai visitato – per distanza, per timore, perché sconosciuti – e portare a loro la gioia della fede che abbiamo sperimentato nelle nostre vite.

Sui social network le persone ci stanno eccome, giovani e adulti (fenomeno molto in crescita), spesso “costretti” a esperienze deludenti, poiché vincolati a leggere solo cose negative o espressioni di rabbia. E magari erano lì alla ricerca di qualcosa che desse loro speranza per cominciare un nuovo giorno, con un sorriso o un semplice incoraggiamento, confrontandosi con i propri “simili” in questo ambiente secondario della propria vita.

Come si vede, anche in questo caso c'è tanto lavoro da fare, tanto terreno da arare, tanto bene da seminare! Perciò bisogna abitare queste “periferie”, caratterizzarle con la propria presenza, superare quello stato di inattività digitale che ci fa guardare a questi ambienti solo come a qualcosa di esotico e lontano. Ne parliamo, ci piacerebbe esserci, ma poi ammainiamo la bandiera dicendo che non fa per noi.

Invece, va riscoperto anche in questo caso quel mai dimenticato “non abbiate paura” di San Giovanni Paolo II: non abbiamo paura di “perdere tempo” su piattaforme che sembrano “un gioco per ragazzi”; almeno, facciamolo per quei “ragazzi"!

giovedì 2 giugno 2016

La paternità del pastore: le meditazioni di Papa Francesco agli esercizi predicati ai sacerdoti nel loro Giubileo


Volete una sintesi delle tre meditazioni degli esercizi spirituali proposti oggi da Papa Francesco ai tre gruppi di sacerdoti riuniti, in momenti diversi, nelle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura?

Basta leggere queste parole conclusive dello stesso Santo Padre al termine della giornata giubilare:
Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al Tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdere questo. Non perdere il lasciarsi guardare dalla Madonna e guardarla come Madre. Non perdere lo zelo, cercare di fare... Non perdere la vicinanza e la disponibilità alla gente e anche, mi permetto di dirvi, non perdere il senso dell’umorismo. E andiamo avanti!
Qui invece sono disponibili i testi integrali - un lunghi, ma ne vale veramente la pena, delle tre meditazioni; un vero compendio sulla misericordia e sulla paternità sacerdotale:






martedì 31 maggio 2016

I 12 "attivi digitali" a lezione di buona comunicazione da Papa Francesco


12 "attivi digitali", che da soli su Youtube sommano 27 milioni di visualizzazioni, ammaestrati da Papa Francesco su come stare - da persone responsabili - sui social network. Il loro selfie - con il Papa al centro - ha fatto il giro del mondo, e probabilmente diventerà anch'esso una foto simbolo del pontificato. Almeno per le centinaia di migliaia di seguaci di questi videobloggers

È successo domenica 29 maggio in Vaticano, nell'ambito di una iniziativa più estesa di Scholas Occurentes, l'organizzazione internazionale - oggi di diritto pontificio - nata ai tempi del Bergoglio Vescovo di Buenos Aires, che realizza progetti di educazione e integrazione a favore delle giovani generazioni e "per un mondo integrato e pacifico".

Il Papa ha utilizzato poche parole chiave, ma che vanno dritte al cuore della questione e sono un monito per tutti gli uomini di buona volontà che vogliono abitare la Rete.

Costruire un mondo migliore, anche attraverso i social, significa riconoscere a ogni persona una propria identità e offrirle un'appartenenza (a un gruppo, a una famiglia, a una organizzazione). Quando i popoli, le famiglie, gli amici si separano, "nella separazione si può seminare soltanto l'inimicizia, e persino l'odio".

Invece, "quando ci si unisce c'è l'amicizia sociale" e si favorisce "una cultura dell'incontro, che ci difende da qualunque tipo di cultura dello scarto".

A Greta, ventunenne italiana che gli ha chiesto cosa dire ai tanti che non hanno speranza e non hanno nessuno con cui aprirsi, Francesco ha proposto il linguaggio dei gesti: "un sorriso che da' speranza, guardare negli occhi, gesti di approvazione, di pazienza, di tolleranza".

Capacità di ascoltare l'altro mettendosi in atteggiamento di dialogo è, inoltre, per il Papa, l'antidoto efficace per "sradicare tutti i tipi di crudeltà", a cominciare dalle guerre, perché "nel dialogo tutti vincono, nessuno perde".

Allora è fondamentale, e questo si può fare eccome nella Rete, "gettare ponti": "non discutere, ma piuttosto persuadere con mitezza".

La chiosa finale a margine dell'incontro del Papa con i 12 influencers, che grazie alle loro provenienze e sensibilità religiose abbracciano tutto il pianeta, è un chiarissimo vademecum per veri contadini digitali, seminatori di bene animati da buona volontà: "il nostro mondo ha bisogno di abbassare il livello di aggressività. Ha bisogno di tenerezza, ha bisogno di mitezza, ha bisogno di ascolto, ha bisogno di camminare insieme".

Ecco, camminiamo insieme, da amici che dialogano, costruttori di ponti!

lunedì 30 maggio 2016

Continuiamo il cammino: alleati e seminatori di buone notizie!


Il primo post di questo blog risale all'1 settembre 2010. Eravamo in un periodo a dir poco particolare del pontificato di Benedetto XVI: per una serie di ragioni ed eventi rilanciati a tambur battente dai mezzi di informazione, la Chiesa sembrava aver perso qualunque credibilità.

Per chi conosce i meccanismi della comunicazione, risultava difficile abituarsi a ciò che - fatte le dovute verifiche - più che come contributo alla collettività, appariva come pregiudizio strillato e semplificazione inconcludente: un turbinio di frasi e considerazioni gratuite, spacciate per informazioni, il cui scopo era solo quello di (auto)generare "rumore".

Più che limitarci a denunciare questo meccanismo, decidemmo di bypassarlo, proponendo qualcosa di costruttivo, che mostrasse la vitalità di tante realtà nascoste di Chiesa, la loro "giovinezza", e così affogare il male - che pure esiste - nell'abbondanza di bene (come ci ha spronato a fare qualche santo).

Nel frattempo, negli ultimi tre anni e qualche mese, nella Chiesa è avvenuto qualcosa di inusuale, a cui non si era abituati, e di positivamente sconvolgente: la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI (che resta nel recinto del Vaticano a pregare) e la successiva elezione di Papa Francesco (venuto quasi dalla fine del mondo), che come un vortice benefico ha catalizzato tutta l'attenzione su di sé, mostrando - agli occhi dell'opinione pubblica - una Chiesa più credibile.

Per il modo in cui sono andate le cose, e per come oggi la notorietà di Francesco continua a catturare i mezzi di informazione e l'opinione pubblica mondiale, sembra che tra mondo e Chiesa si stia vivendo un perdurante idillio, che ha superato di gran lunga la fisiologica luna di miele dei primi mesi di pontificato. Diciamocelo, tre anni fa nessuno ci avrebbe scommesso!

Eppure, una "Giovane Chiesa" c'era allora e una "Giovane Chiesa" c'è oggi!

Anche la missione è rimasta la stessa, così come il campo da arare, la Rete.

Con una consapevolezza in più: non basta raccontare cose buone e belle, bisogna anche renderle coinvolgenti, se vogliamo che la fede crei gioia (Benedetto XVI) .Una dote che si acquisisce con il tempo: studio, intraprendenza, momenti `più edificanti, capacità di riconoscere i propri limiti e tanta... pazienza. Aspirazioni e premure che cercheremo ugualmente di condividere.

Continuiamo il cammino: alleati (del Vangelo e della Chiesa) e seminatori di buone notizie!

Giovanni Tridente
30 maggio 2016

venerdì 8 aprile 2016

"Amoris Laetitia", un utile prontuario sulla bellezza del matrimonio e della famiglia


1. La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia».

2. Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche.

3. Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

venerdì 5 febbraio 2016

#PapaFrancesco fa la storia: il 12 febbraio si incontra a Cuba con il Patriarca #Kirill


La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca hanno la gioia di annunciare che, per grazia di Dio, Sua Santità Papa Francesco e Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, si incontreranno il 12 febbraio 2016

Il loro incontro avrà luogo a Cuba, dove il Papa farà scalo prima del suo viaggio in Messico, e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. Esso comprenderà un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune.


Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese

La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà

Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti.

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