"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 27 giugno 2016

Papa Francesco e quei "messaggi in codice" attraverso l'uso degli anelli


Avete presente quando ‪Papa Francesco‬ cambia l'anello a seconda dell'impegno che deve svolgere? Durante le celebrazioni pontificie "forti" (1ª foto) utilizza l'anello del pescatore, mentre negli eventi pubblici (udienze, incontri, raduni) (2ª foto) utilizza quello episcopale (che aveva da vescovo e cardinale). Ecco, in questa prassi io trovo la sintesi del suo Pontificato.

Il Papa parla con due registri, a due pubblici e con lo stesso fine: parla agli "eruditi", confermando tutto il Magistero precedente senza cedere di un millimetro su quella che è la dottrina della Chiesa e così confermandoli nel loro percorso; parla poi agli "ultimi", quelli lontani dalla fede, con il linguaggio che questi possono comprendere, dandogli speranza, aprendo loro le braccia per riportarli all'ovile e tutti insieme festeggiare.

Non ci trovo nulla di sconvolgente, se non lo scandalo di un disinteressato amore per ogni creatura di Dio, sia essa pure la più peccatrice.


Il mio invito è a saper discernere le parole, i gesti e gli insegnamenti del Santo Padre: sono rivolti a me, in quanto "erudito" e quindi bisognoso di essere confermato nel mio cammino di fede, oppure sono rivolte a me "ultimo", desideroso di ritornare tra le braccia del Padre dopo che me ne sono allontanato? 

In entrambi i casi, uno solo è il cammino da percorrere, una sola la meta; e la guida è la stessa.

lunedì 20 giugno 2016

ALTRO da dire, come comunicare il bene e generare speranza


"Ci sono uomini che passano e non vanno oltre. Si chinano sulle sofferenze e da esse si lasciano interpellare. Osano sognare il futuro, generano Speranza… Tra loro tanti consacrati, sulle frontiere, liberi da tutto, per comunicare l’Altro".

Si presenta con queste parole il progetto informativo ALTRO da dire, testimoniare, condividere, ideato e coordinato da Laura Galimberti e sostenuto dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della Conferenza Episcopale Italiana.

Il sito web, presentato in maniera snella, rilancia "le risposte concrete delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari alle tante frontiere del disagio, per fare rete nella Rete, moltiplicare la buona notizia e seminare nuova Speranza".

Tra le sezioni che giornalmente vengono popolate di storie e testimonianze: migranti, povertà, giovani, famiglia, cultura, disabili... temi tutti letti in chiave di bontà e bellezza.

Un posto da frequentare assolutamente!

lunedì 13 giugno 2016

#Disabili pienamente accolti, la loro testimonianza è tesoro



Inclusione e partecipazione. Si può sintetizzare in queste due parole chiave l'invito di Papa Francesco per una pastorale di maggiore accoglienza (nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali) delle persone con disabilità, anche gravi e gravissime.

Lo ha rivolto ai partecipanti al Convegno per persone disabili, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 25º anniversario di creazione dello specifico settore della Catechesi in seno all'organismo nazionale, anche se si trova soltanto nel discorso preparato, dato per letto e consegnato.

Dire inclusione significa riconoscere che queste persone, oltre ad essere capaci di "vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo", ne sanno anche dare testimonianza, convertendosi in veri e propri apostoli e missionari - riconosce il Papa - verso gli altri membri della comunità: "nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane".

Per cui bisogna aumentare gli sforzi per giungere ad una piena accoglienza, favorendo una partecipazione che diventi finalmente ordinaria, normale". E qui viene la seconda parola chiave.

Partecipazione include, rispetto alle persone disabili, "la loro ammissione ai Sacramenti", superando "dubbi, resistenze e perfino rifiuti" che le escluderebbero dall'esercizio "della loro figliolanza divina".

Al dono del Sacramento va fatto corrispondere il vissuto della liturgia: "sia viva preoccupazione della comunità fare in modo che le persone disabili possano sperimentare che Dio è nostro padre e ci ama, che predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d'amore di cui sono destinatari". Una vera partecipazione riconosce ai disabili una collocazione e un coinvolgimento giusti nelle assemblee liturgiche, per "sostenere il senso di appartenenza di ciascuno".

In questo caso, le resistenze da superare sono "pregiudizi, esclusioni ed emarginazioni", in cambio di una diversità apprezzata come valore.

Nelle parole rivolte a braccio, il Papa ha invitato a superare la paura delle diversità, che invece "sono proprio la ricchezza, perché io ho una cosa, tu ne hai un’altra, e con queste due facciamo una cosa più bella, più grande". Un mondo in cui siamo tutti uguali "sarebbe un mondo noioso".

E anche qui, per quanto riguarda la partecipazione, ha ricordato che "ognuno di noi ha un modo di conoscere le cose che è diverso: uno conosce in una maniera, uno conosce in un’altra, ma tutti possono conoscere Dio".

lunedì 6 giugno 2016

Evangelizzare da attivi digitali


La Chiesa “in uscita” di Papa Francesco, che sposta l'attenzione dal centro alle periferie (esistenziali), mancherebbe di un tassello fondamentale se in questo percorso di evangelizzazione venisse escluso l'ambiente dei social media.

Negli ultimi tempi si è andata consolidando una nuova branca speculativa – espressione di varie sensibilità intellettuali e appartenenze, compresa quella cattolica –, che intende riflettere sul “come” stare sui social network (Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, ecc.) da persone responsabili, preoccupate per il bene comune e desiderose di contribuire a un mondo migliore.

Queste riflessioni, diffuse un po' a macchia di leopardo negli ambienti della ricerca che conta, dicono sostanzialmente che con la diffusione dei cosiddetti “nuovi media”, se si vuole veramente essere degli influencer di qualità, bisogna superare la logica del contrasto e della contrapposizione, instradandosi sulla via del confronto pacifico e del dialogo, gli unici in grado di assicurare una crescita reciproca dei protagonisti della conversazione.

Evidentemente, in questi studi spesso si da' per acquisito “cosa” sono e a cosa servono i moderni strumenti della conversazione sociale, contando sul fatto che oggi si sono trasformati nella vera second life delle persone, un prolungamento della loro esistenza quotidiana, dove esprimere liberamente il proprio pensiero o – sempre liberamente – acquisire dati, informazioni e conoscenze per la crescita personale (almeno nelle buone intenzioni iniziali).

Eppure, soprattutto per la Chiesa e i cattolici, può essere utile ritornare su questo secondo elemento del fenomeno, ed estendere la riflessione su cosa ci facciano le persone sui social network, quanto tempo vi trascorrono e, soprattutto, quanto bene è possibile trarre – e moltiplicare – da essi.

Prendere consapevolezza del fatto che lì la gente trascorre parte del proprio tempo, che su quelle piattaforme le persone si informano e in quell'ambiente fanno amicizia, entrano in contatto con individui e mondi diversi dai loro, “costruiscono” un loro modo di pensare e agire... è sicuramente la forma migliore anche per diluire quel timore fisiologico che spesso, come evangelizzatori che pure vorrebbero percorrere tutte le strade possibili, ci rende “inattivi” (digitalmente parlando).

Nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco lo dice chiaramente: bisogna uscire all'incontro delle persone, dovunque esse si trovino, a maggior ragione in quei luoghi che probabilmente non abbiamo mai visitato – per distanza, per timore, perché sconosciuti – e portare a loro la gioia della fede che abbiamo sperimentato nelle nostre vite.

Sui social network le persone ci stanno eccome, giovani e adulti (fenomeno molto in crescita), spesso “costretti” a esperienze deludenti, poiché vincolati a leggere solo cose negative o espressioni di rabbia. E magari erano lì alla ricerca di qualcosa che desse loro speranza per cominciare un nuovo giorno, con un sorriso o un semplice incoraggiamento, confrontandosi con i propri “simili” in questo ambiente secondario della propria vita.

Come si vede, anche in questo caso c'è tanto lavoro da fare, tanto terreno da arare, tanto bene da seminare! Perciò bisogna abitare queste “periferie”, caratterizzarle con la propria presenza, superare quello stato di inattività digitale che ci fa guardare a questi ambienti solo come a qualcosa di esotico e lontano. Ne parliamo, ci piacerebbe esserci, ma poi ammainiamo la bandiera dicendo che non fa per noi.

Invece, va riscoperto anche in questo caso quel mai dimenticato “non abbiate paura” di San Giovanni Paolo II: non abbiamo paura di “perdere tempo” su piattaforme che sembrano “un gioco per ragazzi”; almeno, facciamolo per quei “ragazzi"!

giovedì 2 giugno 2016

La paternità del pastore: le meditazioni di Papa Francesco agli esercizi predicati ai sacerdoti nel loro Giubileo


Volete una sintesi delle tre meditazioni degli esercizi spirituali proposti oggi da Papa Francesco ai tre gruppi di sacerdoti riuniti, in momenti diversi, nelle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura?

Basta leggere queste parole conclusive dello stesso Santo Padre al termine della giornata giubilare:
Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al Tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdere questo. Non perdere il lasciarsi guardare dalla Madonna e guardarla come Madre. Non perdere lo zelo, cercare di fare... Non perdere la vicinanza e la disponibilità alla gente e anche, mi permetto di dirvi, non perdere il senso dell’umorismo. E andiamo avanti!
Qui invece sono disponibili i testi integrali - un lunghi, ma ne vale veramente la pena, delle tre meditazioni; un vero compendio sulla misericordia e sulla paternità sacerdotale:






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