"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 18 luglio 2016

Il perché di una #missionedigitale. Cooperare al bene comune attraverso i #socialmedia


Quando parliamo di nuovi media, troppo spesso attribuiamo al termine “nuovo” un significato che sposta verso il futuro una realtà che, invece, è ormai consolidata nel presente e che inizia ad avere anche una certa storia. Il nostro modo di comunicare è cambiato e questa trasformazione è entrata a pieno titolo nel vissuto quotidiano di ogni persona, perfino di quelle che non sono online. Da tempo, anche le istituzioni della Chiesa hanno preso atto di questa trasformazione, e molte modalità di comunicazione hanno trovato nel digitale un ambiente particolarmente adatto all’incontro tra le persone.

Il volume "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media" (a cura di G. Tridente e B. Mastroianni) nasce proprio con l’intento di offrire una riflessione agile in questo ambito. La prospettiva è quella di esplorare le dinamiche online, per trarne spunti professionali per chi si occupa di uffici comunicazione di istituzioni ecclesiali o di servizio sociale legate alla Chiesa.
Il testo non è rivolto soltanto agli addetti ai lavori, ma a chiunque voglia fare della sua presenza nella conversazione globale un’occasione per cooperare al bene comune. Oggi, infatti, la comunicazione non è più un semplice affare per professionisti (giornalisti e comunicatori) ma qualcosa a cui ciascuno contribuisce con la sua vita in Rete. Educatori, genitori, artisti, ecclesiastici, religiosi, volontari: tutti sono chiamati a dare il loro apporto, giacché il Web non è solo uno strumento, ma un ambiente da abitare, in cui si possono costruire legami e arricchire le proprie esperienze.

L’approccio dei saggi che compongono l’edizione è di tipo propositivo. Esistono fin troppi testi, in letteratura, pronti ad analizzare i pericoli e i rischi che la tecnologia digitale porta con sé. In queste pagine, invece, si parte dal presupposto inverso: ogni nuovo scenario di comunicazione – coinvolgendo donne e uomini – porta con sé le luci e le ombre della condizione umana, ed è proprio in considerazione della capacità di far luce che le ombre si possono dissipare. Pertanto, non si troveranno ragionamenti – seppur importanti – sullo “spegnere la tecnologia” o sul “mettere regole” per limitarne l’uso, quanto piuttosto su “cosa c’è da fare” nel momento in cui i dispositivi sono accessi e connessi a quel mondo fatto di relazioni interpersonali costituito dalla Rete.

Il continente digitale è popolato da comunità e gruppi di ogni tipo, da linguaggi e tradizioni, da culture e rituali molto diversi tra loro. Così come i primi missionari non ebbero alcun timore, di fronte a nuovi popoli e nuove culture, di incontrare l’altro nei suoi bisogni, nei suoi interessi, nella sua identità – in una parola: nella sua umanità – anche oggi la Chiesa si trova di fronte a questa missione digitale.

Il Vangelo, infatti, come dice Papa Francesco, è una buona notizia che parla all’uomo di felicità, perché parla di un incontro, quello con Gesù. Servono uomini e donne presenti online capaci di portare la gioia di quell’incontro fondamentale. Per fare questo, come i primi missionari occorre conoscere il terreno e le tradizioni dei popoli del Web, i loro linguaggi e il loro modo di entrare in relazione.

Il resto lo trovate QUI (iTunes) - oppure QUI (Kindle) - o ancora QUI (Pdf).

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lunedì 11 luglio 2016

Un americano e una spagnola, laici, alla guida della Sala Stampa della Santa Sede



Un americano e una spagnola, laici e giornalisti, alla guida della Sala Stampa della Santa Sede. Li ha nominati Papa Francesco, in sostituzione del gesuita P. Federico Lombardi.

Si tratta di Greg Burke (@GregBurkeRome), nato nel 1959 a Saint Luis (USA), membro numerario dell'Opus Dei, già corrispondente da Roma per Fox News, chiamato nel 2012 in Segreteria di Stato, Sezione per gli Affari Generali, come Consulente per la comunicazione e, dal dicembre del 2015, Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che assumerà la carica di Direttore.

Come Vicedirettrice, il Santo Padre ha scelto Paloma García Ovejero (@pgovejero), nata a Madrid nel 1975, dal 1998 è redattrice e conduttrice della "Cadena Cope, Radio Española", con la qualifica di Capo Redattore e, dal 2012, corrispondente per l'Italia e per la Città del Vaticano. Oltre allo spagnolo, l'italiano e l'inglese, conosce il cinese.

Intervenendo una volta sulla professione giornalistica, disse: "La mia esperienza è che devo leggere, studiare tanto, per una notizia di quaranta secondi. Non è facile fare quaranta secondi bene se non ci sono state quaranta ore di studio, di silenzio. E questo è un mestiere".

A entrambi gli auguri di un proficuo lavoro al servizio della comunicazione della Chiesa, e un ringraziamento a P. Federico Lombardi, che ha servito con dedizione e grande umiltà gli ultimi tre Pontefici.

martedì 5 luglio 2016

Francesco e Benedetto, due angeli custodi che si proteggono a vicenda


"Come angeli custodi, il Papa e il Papa emerito si proteggono a vicenda. L'uno sostiene l'altro, a livello umano, a livello spirituale. E così allontanano quelle voci che cercano di marcare le distanze tra di loro, se non addirittura altro ancora. Voci provenienti da certi ambienti e che trovano purtroppo eco sui blog, su internet. Invece i due Papi hanno mandato un messaggio di unità e serenità". Il commento è di don Roberto Regoli, responsabile del dipartimento di storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, autore del libro Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Lindau) 2016. Le sue parole si riferiscono alle recenti affermazioni di Papa Francesco - che ha detto di sentirsi custodito dal Papa emerito - e dello stesso Papa emerito che ha affermato di sentirsi protetto dal Pontefice.

Serve una visione storica
Nel suo libro, don Regoli ha voluto proporre una prima riflessione, compiuta e integrale, sugli otto anni di Pontificato di Benedetto XVI. "Mi rendo conto - spiega - che essendo stato pubblicato a soli tre anni dalla rinuncia, è solo un primo abbozzo, un primo tentativo che richiederà ulteriori approfondimenti". "Ci vorranno forse settant'anni - spiega - prima che siano aperti gli archivi vaticani riguardanti il pontificato di Joseph Ratzinger. Ma è necessario fin da ora applicare una visione storica a questa pagina di storia del papato. Un pontificato non può mai essere letto come un evento a sé stante, isolato da ciò che lo precede e ciò che lo segue. Come accade per il Vangelo, dove un versetto non basta a comprendere un passo".

Gli aspetti notevoli di un pontificato
"Credo che l'aspetto più originale e creativo del pontificato di Benedetto XVI - spiega Regoli - sia legato all'ecumenismo. Per sua iniziativa sono stati posti in essere nuovi meccanismi di comunione, come nel caso della creazione degli ordinariati personali con gli anglicani che crea un modo di governo inedito per entrambe le confessioni. Oppure ai passi compiuti da Papa Ratzinger nel dialogo con il mondo della cultura.Durante il suo pontificato si avviano dei colloqui con figure apicali provenienti da culture molto diverse da quella cattolica. Soprattutto del mondo liberale e del mondo marxista. Si aprono dibattiti legati alla questione cruciale del nostro tempo che è quella antropologica. Notevole anche la rilettura positiva che, a dieci anni di distanza, ha ricevuto il suo famoso discorso pronunciato a Ratisbona sulla inconcepibilità del connubio religione e violenza e sulla necessità di coniugare invece sempre fede e ragione".

Un solo Papa
Sulle conseguenze della rinuncia di Benedetto XVI, don Regoli è molto chiaro: "Come ha ribadito l'arcivescovo Gänswein alla presentazione del mio libro, oggi non ci sono due papi, ma un solo pontefice felicemente regnante. Resta però aperta la questione teologica e canonistica sull'emeritato, la creazione del Papa emerito, che resta una novità da studiare e approfondire".
Fabio Colagrande, RV

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